Bassa Friulana, 24 misure cautelari dopo l’inchiesta antidroga: nel mirino un gruppo attivo tra Udinese, Isontino e Trieste
Operazione coordinata dalla Guardia di Finanza di Udine: sequestrate sostanze stupefacenti, armi e dispositivi anti-intercettazione. Ricostruito un traffico enorme.
La Bassa Friulana torna al centro di una delle più ampie operazioni antidroga degli ultimi mesi in regione. All’alba del 28 luglio la Guardia di Finanza di Udine ha dato esecuzione a 24 misure cautelari nell’ambito dell’indagine denominata “Change the Music”, che punta a fare luce su un presunto sistema di spaccio radicato soprattutto nell’area friulana e con ramificazioni verso Gorizia e Trieste.
L’intervento ha coinvolto oltre 180 militari. Secondo l’impostazione accusatoria, il gruppo avrebbe gestito nel tempo un traffico di sostanze stupefacenti di dimensioni molto rilevanti, con una distribuzione organizzata su più zone del territorio.
Va ricordato che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari: i provvedimenti adottati hanno natura cautelare e provvisoria, mentre eventuali responsabilità dovranno essere accertate in via definitiva nelle sedi competenti.
Il peso dell’operazione sul territorio friulano
Per il Friuli l’aspetto più significativo è la concentrazione delle persone coinvolte proprio nella Bassa friulana, area dalla quale, secondo gli investigatori, si sarebbe sviluppata una parte importante dell’attività. L’inchiesta è stata condotta dai finanzieri del Gruppo di San Giorgio di Nogaro, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Trieste.
I provvedimenti sono stati firmati dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trieste. Nel dettaglio, sono state disposte 9 custodie in carcere, 14 permanenze ai domiciliari con braccialetto elettronico e limitazioni ai contatti, oltre a un obbligo di dimora. Nel corso della stessa indagine erano già finite in manette altre 8 persone: il totale dei destinatari di misure restrittive sale così a 32.
Come sarebbe stata organizzata la rete
Nella ricostruzione investigativa emerge un assetto gerarchico ben definito. Al vertice ci sarebbe stato un cittadino sloveno, oggi detenuto all’estero, già conosciuto alle forze dell’ordine per precedenti legati agli stupefacenti e per un omicidio.
Sotto questo livello, gli inquirenti collocano tre giovani italiani poco più che ventenni, indicati come i referenti di altrettanti gruppi operativi. Ognuno, sempre secondo l’accusa, avrebbe controllato una propria area di spaccio, ripartendo il mercato tra diversi punti delle province di Udine, Gorizia e Trieste.
Più in basso nella catena ci sarebbero stati i pusher incaricati delle consegne e della riscossione del denaro, compresi ragazzi molto giovani. Altri avrebbero invece custodito la droga, preparato le dosi e, in alcuni casi, curato il taglio delle sostanze per aumentarne quantità e profitti.
Le sostanze sequestrate e le armi trovate
Nel corso degli accertamenti sono stati recuperati circa 11 chili di hashish, quasi 17 chili di marijuana e più di 6 chili complessivi tra cocaina bianca, nera e rosa. A questi si aggiungono 1,5 chili di sostanze da taglio e droghe sintetiche.
Tra gli elementi ritenuti più delicati dagli investigatori c’è anche la varietà dell’offerta, che avrebbe compreso estratti oleosi di cannabis e la cosiddetta cocaina rosa, sostanza associata ai contesti del divertimento notturno e considerata particolarmente insidiosa per la composizione variabile.
Oltre agli stupefacenti, i finanzieri hanno sequestrato strumenti per pesare e confezionare, cellulari, schede sim e quattro scanner anti-intercettazione. Il materiale rinvenuto comprende anche due revolver con munizioni e silenziatori, quattro pistole a salve, coltelli, due katane, un machete, taser e una balestra da tiro.
Un giro d’affari stimato in milioni
Intercettazioni, sequestri e verifiche patrimoniali avrebbero consentito di ricostruire movimenti per oltre 800 chili di droga. La stima economica ipotizzata dagli inquirenti parla di un volume d’affari di molti milioni di euro.
Tra gli aspetti finiti sotto osservazione ci sarebbe anche il tenore di vita di alcuni giovani coinvolti, ritenuto non compatibile con i redditi ufficialmente dichiarati. Viaggi, denaro esibito e spese elevate sono tra gli elementi che avrebbero rafforzato il quadro investigativo.
Social, trap e modelli criminali
L’indagine ha toccato anche il modo in cui il gruppo avrebbe costruito la propria immagine. Gli investigatori segnalano richiami frequenti a serie televisive incentrate sulla criminalità e a testi musicali che esaltano violenza, armi e droga.
Secondo quanto emerso, alcuni dei presunti appartenenti al sodalizio avrebbero pubblicato anche video musicali con riferimenti espliciti al consumo e al commercio di stupefacenti. Un elemento che, nel quadro dell’inchiesta, restituirebbe pure il clima culturale entro cui il gruppo avrebbe cercato visibilità e consenso.
Per il Friuli, e in particolare per la Bassa, l’operazione rappresenta un passaggio rilevante nella lettura di un fenomeno che gli inquirenti descrivono come strutturato, redditizio e capace di coinvolgere fasce molto giovani. Saranno ora i prossimi sviluppi giudiziari a definire il perimetro delle singole responsabilità.