Anziani non autosufficienti, la Regione ridisegna l’assistenza: più posti nelle residenze e nei centri diurni

Parere favorevole in Commissione alle delibere regionali: programmati 916 posti residenziali aggiuntivi e un forte incremento dell’offerta semiresidenziale.

15 luglio 2026 20:32
Anziani non autosufficienti, la Regione ridisegna l’assistenza: più posti nelle residenze e nei centri diurni -
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Il Friuli Venezia Giulia si prepara a rafforzare la rete dedicata agli anziani fragili, con un aumento dei posti nelle strutture residenziali e un ampliamento molto marcato dei servizi diurni. La cornice è quella delle due delibere approdate in III Commissione del Consiglio regionale, che hanno incassato un parere favorevole dopo il confronto politico.

Per il territorio regionale il dato più rilevante è l’aggiornamento del fabbisogno: l’obiettivo indicato dalla programmazione porta i posti complessivi nelle strutture per non autosufficienti a quota 11.199, mentre per l’area semiresidenziale si sale fino a 1.253 disponibilità.

La seduta è stata presieduta da Carlo Bolzonello. Le opposizioni hanno scelto l’astensione, con il solo voto favorevole di Francesco Martines del Pd. A presentare i provvedimenti sono stati l’assessore regionale alla Salute e Politiche sociali Riccardo Riccardi e Ranieri Antonio Zuttion, direttore della Unità operativa complessa welfare di comunità.

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La mappa dei nuovi posti previsti in Friuli Venezia Giulia

La revisione parte dai numeri già esistenti: ai 9.642 posti attuali si sommano 641 già programmati, ma la nuova stima regionale alza ulteriormente l’asticella con 916 posti aggiuntivi. Il totale atteso arriva così a 11.199, dei quali 8.690 in convenzione, rispetto ai 7.929 oggi disponibili.

La scelta della Regione è quella di colmare gli squilibri tra i diversi distretti, prendendo come riferimento una media regionale di 4,1 posti ogni 100 residenti con più di 70 anni non autosufficienti. Le differenze, secondo quanto illustrato in Commissione, restano ampie tra un’area e l’altra.

La distribuzione dei nuovi posti riguarda soprattutto i territori oggi più scoperti: 196 nel Sile, 181 nel Medio Friuli, 147 nell’Alto Isontino, 112 nella Riviera Bassa Friulana, 102 nella Livenza, 68 nel Collinare, 63 nel Natisone, 25 nell’Agro Aquileiese e 22 nel distretto Gemona, Valcanale e Canal del Ferro.

Nel testo è previsto anche un criterio per le future autorizzazioni: nuove strutture potranno nascere soltanto dove il fabbisogno residuo raggiunge almeno 120 posti, mentre nelle altre zone saranno consentiti esclusivamente ampliamenti di realtà già esistenti.

Centri diurni, quasi raddoppia la capacità prevista

Accanto alle residenze, la Regione interviene anche sull’assistenza semiresidenziale, un segmento considerato sempre più importante per alleggerire il peso sulle famiglie e offrire risposte intermedie tra casa e ricovero stabile. Il nuovo parametro fissato è di 5 posti ogni mille residenti over 70.

Tradotto in numeri, il fabbisogno complessivo passa a 1.253 posti, contro i 646 oggi presenti. Tra questi, 261 sono attualmente destinati a persone con demenza. La ripartizione per Azienda sanitaria indica 399 posti in Asugi, 554 in Asufc e 300 in Asfo.

Una regione che invecchia e mette sotto pressione il sistema

Alla base della nuova programmazione c’è un quadro demografico ormai strutturale. In Friuli Venezia Giulia vivono quasi 250.500 persone con più di 70 anni; di queste, circa 36mila sono non autosufficienti e altre 30mila vengono considerate a rischio. Dati che incidono direttamente sulla tenuta dei servizi sociosanitari.

Nel dibattito è emerso anche il tema dei costi sostenuti dalle famiglie e delle liste di attesa. Nicola Conficoni ha ricordato che l’assenza immediata di un posto convenzionato può comportare una spesa aggiuntiva di circa 600 euro al mese, a causa della perdita del contributo regionale per l’abbattimento della retta, pari a 23,5 euro al giorno.

Lo stesso consigliere ha condiviso la necessità di aggiornare il fabbisogno, ma ha segnalato il rischio che alcune scelte possano mettere in difficoltà il sistema pubblico, soprattutto se il blocco delle domande di ampliamento dovesse colpire proprio le strutture pubbliche.

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Il confronto politico tra pubblico, privato e assistenza a domicilio

Tra gli interventi emersi in Commissione, Manuela Celotti ha spiegato l’astensione con i dubbi sulle risorse necessarie a sostenere gli investimenti pubblici, osservando che senza finanziamenti adeguati il vantaggio potrebbe andare soprattutto ai grandi soggetti privati. Ha inoltre richiamato il tema dell’equità nei contributi alle rette.

Simona Liguori ha posto l’attenzione su un altro versante, definendo allarmante il dato relativo ai ricoveri ospedalieri di una parte degli ospiti delle case di riposo, e indicando come priorità il rafforzamento delle cure palliative e della terapia del dolore direttamente nelle abitazioni.

Sulla necessità di investire sulla domiciliarità si è soffermata anche Laura Fasiolo, secondo cui prevenzione, assistenza a casa e centri diurni possono ridurre il carico sia sui caregiver sia sulle strutture residenziali e sui pronto soccorso.

Francesco Martines, unico esponente dell’opposizione a votare a favore, ha citato Palmanova come esempio di ritorno del servizio in ambito pubblico, aggiungendo che il privato può avere un ruolo ma va selezionato e monitorato con attenzione. Ha poi richiamato la crescita di patologie come la demenza, che impone un aggiornamento dell’intero sistema.

Dalla maggioranza, Lucia Buna ha difeso l’impianto delle delibere parlando di una programmazione costruita su dati concreti e su un contesto familiare profondamente cambiato. Moreno Lirutti ha rimarcato la scelta di ridefinire il fabbisogno ogni anno e la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla sanità pubblica, mentre Michele Lobianco ha letto i provvedimenti come una risposta agli impegni assunti sul fronte della cronicità legata all’età avanzata.

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In chiusura, Bolzonello ha richiamato la continuità del lavoro già impostato negli anni precedenti. Riccardi, dal canto suo, ha ribadito che l’aumento dei letti non può essere l’unica risposta: per una regione che invecchia, il nodo resta costruire un equilibrio sostenibile tra strutture, servizi territoriali e assistenza domiciliare.

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