Acqua a Trieste, scontro politico su Ausir e sul percorso per il nuovo gestore
Interrogazione in Regione, mozione e segnalazioni: al centro il ruolo dell’Autorità, il piano d’ambito ancora assente e i numeri sulla rete.
Prima di discutere chi gestirà il servizio idrico nei prossimi anni, per le opposizioni va chiarito un punto preliminare: con quali regole e su quali documenti si sta costruendo il futuro dell’acqua a Trieste e nel Carso. È da qui che prende forma l’iniziativa presentata in Regione da Massimo Moretuzzo e Giulia Massolino, insieme al capogruppo di Adesso Trieste in Consiglio comunale Riccardo Laterza.
I tre esponenti politici hanno depositato un’interrogazione alla Giunta regionale, una mozione e una segnalazione ad Arera. Nel mirino c’è l’incontro “Acqua di Trieste: una storia che guarda avanti”, promosso da AcegasApsAmga il 17 giugno nella sede triestina della società, e in particolare la partecipazione di Ausir.
Il punto contestato: il ruolo dell’Autorità
Secondo i firmatari, la presenza di Ausir a un evento organizzato dal gestore uscente solleva un problema di opportunità istituzionale. L’Autorità unica per i servizi idrici e i rifiuti, ricordano, dovrà infatti avere un ruolo decisivo nelle scelte sul prossimo affidamento del servizio.
La richiesta politica è quindi di chiarire a quale titolo l’ente abbia preso parte all’iniziativa. Per Moretuzzo, Massolino e Laterza, anche al di là dei profili formali, resta il tema dell’imparzialità percepita: chi programma, organizza e controlla il servizio dovrebbe mantenere una posizione di netta autonomia rispetto ai soggetti coinvolti.
Le domande sulle dichiarazioni relative alla gara
Un altro fronte riguarda le parole attribuite all’assessore regionale Fabio Scoccimarro a margine dell’evento. I consiglieri chiedono a quale iter facesse riferimento parlando di una gara per i prossimi dieci anni che sarebbe già partita.
Nella loro ricostruzione, al momento non risulterebbe un percorso formalmente avviato tale da sostenere quell’affermazione. Il nodo, osservano, pesa ancora di più perché in una precedente risposta fornita in maggio dallo stesso assessore sarebbe emerso che nelle sedi istituzionali non erano ancora stati definiti elementi precisi sul futuro assetto del servizio.
Il valore della rete e i 190 milioni citati
Nell’interrogazione trova spazio anche il tema economico. Sotto esame c’è il riferimento alla cifra di 190 milioni di euro, richiamata dall’assessore in relazione alla rete idrica triestina.
I firmatari domandano se quel numero riguardi la proprietà dell’infrastruttura oppure il valore residuo degli investimenti. Chiedono inoltre su quali basi tecniche e documentali sia stata costruita la stima, quali criteri siano stati utilizzati e quale importo risulti effettivamente riconosciuto dagli organismi competenti.
Il passaggio ritenuto decisivo: manca ancora il piano d’ambito
Per le opposizioni, il problema più rilevante resta però un altro: in Friuli Venezia Giulia non è ancora stato approvato il piano d’ambito del servizio idrico integrato, cioè lo strumento che dovrebbe definire organizzazione, investimenti e modalità di gestione.
Da questa assenza deriva la critica di fondo: si starebbe già ragionando su affidamenti, reti e scenari futuri senza il documento di pianificazione considerato essenziale dalla normativa. Proprio per questo Moretuzzo e Massolino hanno presentato anche una mozione, chiedendo alla Regione di intervenire nei confronti di Ausir con i poteri sostitutivi previsti oppure attraverso la nomina di un commissario ad acta, così da arrivare all’approvazione del piano.
Segnalazioni ad Arera e al Comune
La vicenda non si ferma al Consiglio regionale. È stata inviata ad Arera una segnalazione per evidenziare la situazione del Friuli Venezia Giulia e verificare se l’avvio delle procedure per i futuri affidamenti sia compatibile con la mancanza dello strumento di pianificazione richiesto a livello nazionale.
Un atto analogo, riferito agli stessi aspetti, è stato trasmesso da Laterza al sindaco di Trieste Roberto Dipiazza. L’obiettivo dichiarato è riportare il confronto nelle sedi istituzionali, chiedendo che ogni scelta sul servizio idrico sia sostenuta da dati verificabili, passaggi trasparenti e regole chiare.
Il richiamo alla linea regionale sul gestore pubblico
Nella presa di posizione dei tre esponenti viene richiamato anche quanto emerso nel 2024, quando la Regione si era orientata verso un gestore pubblico costruito a partire dalle realtà regionali in house considerate in grado di reggere l’operazione.
Per questo, sostengono, diventa centrale anche il tema della copertura del valore residuo degli investimenti. La richiesta finale è di definire con precisione cifre, proprietà delle reti e basi delle stime prima di assumere decisioni che riguardano un servizio essenziale per Trieste e per l’area del Carso.