A Moimacco il Friuli ritrova Luciano Ceschia: a Villa de Claricini una mostra per i 100 anni dalla nascita

Dal 30 agosto al 25 ottobre 2026 a Bottenicco un’ampia retrospettiva dedicata allo scultore nato a Tarcento, tra parco, galleria e limonaia.

04 agosto 2026 11:04
A Moimacco il Friuli ritrova Luciano Ceschia: a Villa de Claricini una mostra per i 100 anni dalla nascita -
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Il centenario di Luciano Ceschia trova uno dei suoi appuntamenti più significativi nel cuore del Friuli orientale. A Bottenicco di Moimacco, negli spazi di Villa de Claricini Dornpacher, aprirà il 30 agosto 2026 la mostra “Luciano Ceschia. A scala umana”, un progetto che rimarrà visitabile fino al 25 ottobre e che riporta al centro una delle figure più rilevanti della scultura friulana del secondo Novecento.

L’inaugurazione è fissata per domenica 30 agosto alle 10.30. L’esposizione si sviluppa nella dimora seicentesca alle porte di Cividale del Friuli e costruisce un itinerario ampio, pensato per leggere cinquant’anni di lavoro dell’artista attraverso opere, studi e materiali legati alla sua ricerca.

Per il territorio friulano si tratta anche di un’occasione di rilettura della propria storia artistica: Ceschia, nato a Tarcento nel 1926 e scomparso a Udine nel 1991, ha lasciato infatti un segno profondo in più luoghi della regione, tra scultura monumentale, sperimentazione sui materiali e dialogo costante con l’architettura.

La cura della rassegna è affidata a William Cortes Casarrubios. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione della famiglia dell’artista e con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, dopo il riconoscimento della Fondazione de Claricini Dornpacher come Contenitore culturale creativo.

L’iniziativa rientra inoltre nel ciclo “Sculture in villa”, pensato per il complesso monumentale della villa e promosso da Alessandro Del Puppo con il coinvolgimento di giovani ricercatori del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell’Università di Udine.

Luciano Ceschia, a Villa de Claricini una grande antologica per il centenario

Un itinerario che mette in relazione opere e paesaggio

Il progetto espositivo è articolato in tre nuclei, distribuiti tra il parco, la galleria e la limonaia. La scelta segue un’idea precisa: restituire le sculture di Ceschia in rapporto al corpo, al movimento e allo spazio, elementi centrali nella sua produzione.

Nel parco saranno collocate opere che dialogano direttamente con il verde e con l’architettura della villa. Tra queste compaiono Edipo del 1968, le grandi verticali realizzate tra anni Settanta e Ottanta e due grandi dischi degli anni Settanta. All’ingresso del percorso troverà posto anche il Disco Rosso del 1976, una delle creazioni più riconoscibili dell’artista, concesso da Lignano Pineta e proveniente dal Parco del Mare.

La galleria accoglierà invece lavori come Icaro, Sfera in apertura e Sviluppo di una sfera, accanto a disegni, progetti e documenti utili a raccontare il rapporto tra l’opera di Ceschia e lo spazio costruito. In questa sezione saranno visibili anche gli studi preparatori per il Monumento alla Resistenza di Cividale del Friuli del 1975 e per altri interventi realizzati sul territorio regionale.

Luciano Ceschia, a Villa de Claricini una grande antologica per il centenario

Nella limonaia si concentrerà la parte più intensa e drammatica del percorso. Qui saranno esposti i grandi gessi dei Gong da Hiroshima del 1961 e Pegaso abbattuto, lavoro in legno del 1970. È in questo ambiente che il titolo della mostra, “A scala umana”, assume un significato più ampio, legato non solo alla misura fisica ma anche alla vulnerabilità e alla capacità di resistere.

Prestiti, collaborazioni e opere che arrivano da diversi luoghi del Friuli

Un contributo importante arriva dalla famiglia Ceschia, che ha partecipato direttamente alla costruzione del progetto mettendo a disposizione una parte consistente delle opere. A queste si aggiungono tre sculture monumentali provenienti dalla Braida Copetti di Leproso, nel comune di Premariacco.

Il prestito del Disco Rosso aggiunge poi un ulteriore valore simbolico alla mostra di Moimacco, riportando in Friuli orientale un lavoro molto noto della produzione dell’artista. Secondo il curatore Cortes Casarrubios, l’allestimento consente di restituire alle sculture quella dimensione concreta e fisica per cui erano state ideate, fatta di cammino, visione ravvicinata e confronto con la natura.

Il profilo di un protagonista della scultura friulana

La vicenda artistica di Luciano Ceschia attraversa esperienze molto diverse. Dopo i primi anni come mosaicista in Jugoslavia tra il 1948 e il 1949 e come decoratore a Ginevra tra il 1951 e il 1952, entrò in contatto diretto con la cultura artistica europea del dopoguerra.

Luciano Ceschia, a Villa de Claricini una grande antologica per il centenario

Tornato in Friuli, dal 1953 avviò una produzione intensa nel campo della ceramica e dal 1960 lavorò alle ceramiche greificate. La Grande porta di Hiroshima, presentata nel 1962 alla XXXI Biennale di Venezia, gli valse il Premio del Ministero dell’Industria e del Commercio. Nello stesso decennio collaborò con architetti come Marcello D’Olivo, Ermes Midena, Gino Valle e Gianni Avon, avvicinandosi sempre di più a interventi di scala monumentale.

A partire dal 1961 sviluppò le serie dei Gong, dei Dischi e degli Scudi in ghisa e in altri metalli fusi, lasciandosi alle spalle la figurazione e concentrandosi sul motivo circolare, poi approfondito anche nello studio della sfera in pietra. Partecipò inoltre alle rassegne internazionali di Forma Viva con opere a Pirano nel 1969 e a Labin nel 1971, fino ad arrivare alla grande Sfera in cemento armato di Maribor del 1973, anticipazione della Sfera per il Palazzo dei Congressi di Grado del 1980.

Nel 1975 firmò il Monumento alla Resistenza di Cividale del Friuli, opera che l’anno successivo gli valse la cittadinanza onoraria della città. Dalla metà degli anni Settanta portò avanti anche la serie delle verticali, stele-totem in ferro e materiali compositi esposte pure a Vienna nel 1979, e lavorò all’incisione di medaglie dedicate a fisici e poeti.

Luciano Ceschia, a Villa de Claricini una grande antologica per il centenario

Nel 1984 espose alla Main Hall Gallery di New York. L’ultima mostra seguita personalmente fu quella sulle sue medaglie al Castello di Udine, nel luglio 1991. La rassegna di Moimacco si presenta oggi come un nuovo passaggio di restituzione pubblica della sua opera, in un contesto friulano che ne conserva ancora la memoria artistica e civile.

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