Vertenza Electrolux, da Pordenone il caso arriva in Europa: Ciriani punta su regole e costi industriali
L’eurodeputato di Fratelli d’Italia al fianco dei lavoratori: per il Friuli la partita non riguarda solo un’azienda, ma l’intera tenuta manifatturiera.
La discussione sul futuro di Electrolux non resta confinata agli stabilimenti del territorio pordenonese. La vertenza, che in queste settimane tiene insieme lavoratori, sindacati e istituzioni locali, è stata portata anche sul piano europeo da Alessandro Ciriani, eurodeputato di Fratelli d’Italia, intervenuto alla mobilitazione organizzata in difesa dei siti produttivi italiani del gruppo.
Nel ragionamento dell’esponente politico, ciò che accade a Pordenone viene letto come un passaggio che supera i confini della singola azienda. In gioco, secondo Ciriani, c’è la capacità del sistema europeo di mantenere produzioni industriali strategiche e di non perdere occupazione, competenze e filiere collegate.
Una crisi che tocca direttamente il Friuli
Per il territorio friulano il dossier Electrolux ha un peso evidente, perché coinvolge non soltanto i dipendenti ma anche il tessuto economico che ruota attorno alla produzione. Il tema, quindi, ha una dimensione locale molto concreta: posti di lavoro, famiglie e indotto restano al centro di una preoccupazione che a Pordenone si è già tradotta in una partecipazione molto ampia alle iniziative pubbliche.
La manifestazione sindacale delle scorse ore si inserisce infatti in un percorso di mobilitazione già ben visibile in provincia. Il precedente corteo con oltre 2mila persone tra Porcia e Pordenone aveva già mostrato quanto la vicenda sia sentita in quest’area del Friuli Venezia Giulia.
Le critiche alle scelte dell’Unione europea
Nel suo intervento, Ciriani ha attribuito una parte rilevante delle difficoltà del manifatturiero a politiche comunitarie che, a suo giudizio, hanno reso più oneroso produrre in Europa. Ha richiamato in particolare l’effetto di norme e meccanismi come ETS e CBAM, considerati fattori che incidono su costi, adempimenti e competitività delle imprese.
La sua tesi è che la crisi non possa essere spiegata soltanto con decisioni aziendali o con l’andamento di un singolo marchio. A soffrire, ha sostenuto, sono diversi comparti produttivi, dall’elettrodomestico all’automotive, passando per acciaio e ceramica, tutti alle prese con uno scenario internazionale sempre più difficile.
Il passaggio atteso in commissione ITRE
Tra i punti indicati da Ciriani c’è anche un appuntamento istituzionale già imminente. La prossima settimana, ha spiegato, in commissione ITRE del Parlamento europeo si discuterà della modifica del CBAM, passaggio che viene indicato come uno dei terreni su cui provare a correggere strumenti ritenuti penalizzanti per chi produce all’interno dell’Unione.
Secondo l’eurodeputato, una revisione di queste regole sarebbe necessaria per ridare margine competitivo alle filiere industriali europee. Nel confronto globale, ha osservato, le aziende del continente si misurano con concorrenti di Paesi come Cina, Stati Uniti e Corea, in un quadro che oggi viene ritenuto sbilanciato.
Pordenone come snodo simbolico della partita industriale
Nella lettura proposta durante il corteo, Pordenone diventa uno dei luoghi in cui si misura la capacità dell’Europa di difendere la propria base produttiva. Non solo una vertenza aziendale, dunque, ma un caso emblematico per capire quali strumenti politici e industriali siano ancora disponibili per proteggere occupazione e manifattura.
Il messaggio emerso dalla mobilitazione resta doppio: da una parte la richiesta di salvaguardare i posti di lavoro e la presenza del gruppo in Italia, dall’altra la pressione perché a Bruxelles cambi l’impostazione sulle politiche industriali. Per il Friuli, dove la manifattura continua a essere una componente decisiva dell’economia, il dossier Electrolux resta così un banco di prova che va ben oltre i cancelli dello stabilimento.