Porcia, la vertenza Electrolux torna in piazza: dal Friuli sale la richiesta di cancellare i tagli
Nuova mobilitazione davanti allo stabilimento. Al centro restano i 1.700 posti a rischio e la richiesta di un piano industriale per tutti i siti italiani.
La partita sul futuro di Electrolux passa di nuovo da Porcia, dove nella mattinata del 18 giugno 2026 lavoratori e sindacati hanno riportato la protesta davanti allo stabilimento. Nel mirino c’è il piano annunciato dal gruppo, con 1.700 esuberi complessivi che continuano a pesare anche sul tessuto produttivo friulano.
Per il territorio, il nodo non riguarda soltanto un singolo sito industriale, ma il destino di una presenza manifatturiera storica e dell’occupazione collegata. La mobilitazione ha voluto ribadire proprio questo: la questione aperta a Porcia ha ricadute che vanno ben oltre i cancelli della fabbrica.
Alla manifestazione era presente anche la consigliera regionale Serena Pellegrino, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha definito la scelta annunciata dall’azienda non accettabile e ha letto il corteo come un segnale di unità tra dipendenti e rappresentanze sindacali.
La posizione emersa in Regione
Negli ultimi giorni il caso Electrolux è approdato anche nel dibattito del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. Pellegrino ha richiamato la mozione votata la scorsa settimana dall’assemblea, un testo condiviso che chiede risposte più nette sul futuro del gruppo e maggiori garanzie per chi vi lavora.
Il punto politico indicato dalla Regione è duplice: fermare gli esuberi annunciati e mettere sul tavolo un progetto industriale credibile. Secondo la consigliera, il voto unanime rappresenta una presa di posizione trasversale su una vertenza che viene considerata strategica per il sistema produttivo del territorio.
Perché il congelamento non viene ritenuto sufficiente
Tra gli aspetti più contestati c’è la scelta della multinazionale di congelare il piano di riorganizzazione. Per Pellegrino, infatti, una sospensione temporanea non risolve il problema di fondo e non offre certezze ai dipendenti.
La linea espressa durante la protesta è chiara: non basta rinviare, serve ritirare il piano. Da qui la richiesta di passare da una gestione dell’emergenza a una strategia industriale definita, capace di chiarire quali siano le intenzioni del gruppo per la produzione in Italia.
Una vertenza che supera i confini di Porcia
Nel ragionamento portato in piazza, il confronto non può restare circoscritto al solo stabilimento pordenonese. L’obiettivo indicato è aprire un quadro nazionale che coinvolga l’intera rete degli impianti Electrolux presenti nel Paese.
Pellegrino ha collegato questa richiesta anche al tema delle risorse pubbliche che negli anni hanno sostenuto la permanenza della produzione del bianco in Italia. Proprio per questo, secondo la consigliera, oggi è necessario pretendere un indirizzo industriale preciso e non una semplice pausa nelle decisioni già annunciate.
Attorno alla vertenza resta quindi alta l’attenzione politica e sindacale. Dal presidio di Porcia arriva un messaggio netto: la difesa dei posti di lavoro passa dal ritiro degli esuberi e da un piano che dia prospettive a tutti gli stabilimenti italiani del gruppo, non solo a quello friulano.