Vergarolla, memoria e nomi ottant’anni dopo: a Pola la commemorazione con Tatjana Rojc
Alla cerimonia per l’eccidio del 1946 la senatrice friulana ha richiamato il valore del nuovo cippo e il bisogno di verità storica.
Non solo una cerimonia, ma un passaggio simbolico che parla ancora oggi alle comunità del confine orientale. A Pola, nel giorno dell’ottantesimo anniversario della strage di Vergarolla, è stato ricordato il peso di una tragedia che continua a segnare la memoria adriatica, anche per il legame che quella vicenda conserva con il Friuli Venezia Giulia.
Alla commemorazione ha preso parte la senatrice Tatjana Rojc, che ha posto l’attenzione sul nuovo cippo dedicato alle vittime conosciute. Per l’esponente del Pd, l’inserimento dei nomi rappresenta un atto concreto di riconoscimento, perché restituisce un volto e una storia a chi perse la vita nell’esplosione del 1946.
Un segno pubblico contro l’oblio
Nel suo intervento, Rojc ha definito importante il valore civile del monumento, spiegando che ricordare una per una le persone uccise significa sottrarle all’anonimato in cui per troppo tempo sono rimaste confinate. Il nuovo cippo, nelle sue parole, diventa così un gesto di memoria ma anche di responsabilità pubblica.
La senatrice ha richiamato pure il nodo, mai del tutto sciolto, delle responsabilità storiche attorno alla strage. Ha parlato della lunga stagione di silenzi che avrebbe coperto quella pagina e ha invocato un’assunzione di coscienza su quanto non è stato chiarito, chiedendo perdono per quel clima che contribuì a far calare il sipario sulla vicenda.
Una ricorrenza che riguarda anche il Friuli Venezia Giulia
Per il nostro territorio, Vergarolla non è soltanto un fatto lontano nel tempo o nello spazio. La sua memoria attraversa la storia delle famiglie degli esuli, dei rimasti e di tutte le comunità che hanno vissuto sulla propria pelle le fratture del confine orientale. È in questo quadro che la cerimonia di Pola assume un significato che va oltre la sola ricorrenza.
Rojc ha collegato quella strage ad altre pagine oscure della storia nazionale, ricordando come l’Italia abbia conosciuto anche in seguito episodi segnati da violenza e opacità. Un richiamo che inserisce Vergarolla dentro una riflessione più ampia sul rapporto tra memoria, verità e giustizia.
A ottant’anni di distanza, il nome di quella spiaggia continua infatti a evocare una ferita mai del tutto rimarginata per le genti dell’Adriatico orientale. Non si tratta solo del ricordo di un eccidio, ma di una questione ancora viva nella coscienza collettiva di chi sente quella storia come parte della propria identità.
Il senso della commemorazione di oggi
La giornata di Pola ha riportato al centro due elementi strettamente legati: da una parte il dovere di ricordare le vittime con nome e cognome, dall’altra la necessità di non considerare chiusa la domanda di verità su una delle tragedie più dolorose del Novecento lungo il confine orientale.
Per questo il nuovo cippo non viene letto soltanto come un’opera commemorativa, ma come un segnale rivolto anche al presente: custodire la memoria, nel caso di Vergarolla, significa continuare a dare spazio alle persone, alle famiglie e a una storia che per il Friuli Venezia Giulia resta ancora profondamente significativa.