Incendi, tornano a casa le squadre del Friuli Venezia Giulia dopo un mese tra Sicilia e Sardegna
Si è chiusa a Palmanova la missione estiva della Protezione civile regionale: 84 persone coinvolte, mentre in Carnia il fronte resta ancora un tema centrale.
Il rientro degli ultimi volontari della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia arriva in giorni in cui il tema degli incendi boschivi è tutt’altro che lontano per il territorio regionale. Dopo settimane di impiego nel Sud Italia, il contingente partito per dare supporto a Sicilia e Sardegna ha concluso la missione ed è tornato a Palmanova.
Martedì 18 agosto, nella sede regionale della Protezione civile, sono stati accolti gli ultimi venti operatori. A riceverli c’era l’assessore regionale Riccardo Riccardi, al termine di un’attività avviata il 17 luglio e proseguita fino al 18 agosto con turnazioni settimanali.
Il dato complessivo parla di 84 persone mobilitate nell’arco di un mese: 72 volontari con specializzazione nell’antincendio boschivo e 12 funzionari regionali. Le squadre sono state distribuite in quattro turni, secondo il programma nazionale di collaborazione tra i sistemi regionali di Protezione civile.
Il contributo del Friuli Venezia Giulia fuori regione
L’intervento ha riguardato diversi scenari operativi. In Sicilia i volontari del Friuli Venezia Giulia hanno lavorato nelle zone di Calatafimi Segesta, nel Trapanese, e di Acquedolci, nel Messinese. In Sardegna, invece, un altro gruppo ha avuto come riferimento logistico Sant’Andrea Frius, nell’area di Cagliari.
Le attività affidate alle squadre friulane hanno incluso presidio del territorio, prevenzione, sostegno alle operazioni di spegnimento e collaborazione con le strutture già presenti a livello locale. Un lavoro tecnico, organizzato dentro una rete nazionale che si attiva quando il rischio incendi supera le capacità ordinarie di un singolo territorio.
Un’esperienza che pesa anche per il Friuli
Il rientro assume un significato particolare anche per quanto sta accadendo in regione. Mentre i volontari operavano lontano da casa, il Friuli Venezia Giulia si è trovato a fare i conti con giorni complicati soprattutto in Carnia e nell’area dell’Amariana, dove gli incendi hanno richiesto un impegno straordinario.
Per questo, il valore della missione non viene letto solo come sostegno prestato ad altre regioni, ma anche come occasione di crescita per il sistema locale. Secondo Riccardi, il confronto con contesti diversi permette di verificare sul campo organizzazione, modalità d’intervento, attrezzature e capacità di risposta.
Le competenze maturate durante queste settimane, ha sottolineato l’assessore, rientrano ora in Friuli Venezia Giulia insieme ai volontari. Un patrimonio operativo che può rafforzare ulteriormente la preparazione della macchina regionale davanti alle emergenze legate al fuoco.
Il ringraziamento ai volontari rientrati a Palmanova
Nel saluto conclusivo rivolto ai gruppi rientrati, Riccardi ha rimarcato il valore del tempo messo a disposizione dai volontari durante l’estate, evidenziando anche il ruolo di rappresentanza svolto fuori regione. Il ringraziamento è stato rivolto a chi ha scelto di partire per affiancare altri territori in una fase critica della campagna antincendio.
Il passaggio più politico e simbolico, però, riguarda il principio di reciprocità tra regioni. In queste stesse ore, infatti, il Friuli Venezia Giulia ha ricevuto a sua volta disponibilità di mezzi e supporti esterni per affrontare l’emergenza incendi sul proprio territorio.
Nei giorni più difficili la Regione aveva dichiarato l’emergenza regionale, mettendo a disposizione 1,7 milioni di euro per fronteggiare sia la crisi idrica sia i roghi boschivi. È in questo scambio di aiuti, da una parte all’altra del Paese, che la Protezione civile mostra la sua funzione più concreta: intervenire dove serve e restituire competenze, esperienza e sostegno ai territori coinvolti.