Verde urbano in arretramento in Friuli Venezia Giulia: quasi 100 ettari persi in due anni

Il dato riguarda 53 Comuni della regione. Il tema torna al centro tra caldo estremo, scelte urbanistiche e obiettivi europei da raggiungere entro il 2030.

14 agosto 2026 17:12
Verde urbano in arretramento in Friuli Venezia Giulia: quasi 100 ettari persi in due anni -
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Nel pieno di estati sempre più calde, in Friuli Venezia Giulia riemerge una questione che riguarda da vicino la qualità della vita nelle città: tra il 2023 e il 2024, in 53 Comuni della regione sono andati persi circa 99 ettari di verde. Un bilancio che pesa non solo sul paesaggio urbano, ma anche sulla capacità dei centri abitati di reggere temperature elevate e piogge intense.

Il dato, richiamato dal rapporto ISPRA-SNPA, è stato riportato nel dibattito politico regionale dalla consigliera Giulia Massolino del Patto per l'Autonomia-Civica FVG, che ha ripreso l'allarme lanciato dal Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste. Al centro c'è la distanza tra quanto sta accadendo sul territorio e gli impegni fissati a livello europeo.

Perché il verde urbano è diventato una questione strategica

Non si tratta soltanto di aumentare o meno gli alberi nelle città per una scelta estetica o ambientale in senso generico. Il verde urbano viene indicato sempre più come una componente essenziale per limitare gli effetti del cambiamento climatico nei centri abitati, dove il calore si concentra maggiormente e il suolo impermeabilizzato rende più difficile assorbire l'acqua durante gli eventi meteorologici intensi.

Alberi, aree permeabili e spazi vegetati contribuiscono infatti a contenere le temperature, a migliorare la qualità dell'aria e a offrire benefici anche sul piano della salute pubblica. È in questo quadro che il tema assume un rilievo concreto anche per il Friuli Venezia Giulia, dove il consumo di suolo e la riduzione delle alberature entrano direttamente nel confronto sulle politiche urbanistiche locali.

Gli obblighi fissati dall'Europa

Dal 2024 è in vigore il Regolamento Ue 2024/1991 sul ripristino della natura, che introduce obiettivi vincolanti anche per le aree urbane. Il traguardo indicato è fermare entro il 2030 la perdita netta di spazi verdi e di copertura arborea, per poi passare a una fase di incremento.

Questo passaggio rende attuale anche per la Regione e per i Comuni una verifica sulle scelte già compiute o in programma. L'Italia dovrà trasmettere alla Commissione europea il Piano nazionale di ripristino della natura, e proprio per questo le decisioni che riguardano trasformazioni urbane, impermeabilizzazioni e abbattimenti vengono lette oggi dentro un quadro normativo più stringente.

I numeri regionali e il nodo delle trasformazioni urbane

Il punto sollevato nel confronto politico riguarda la perdita di circa 99 ettari di verde nel biennio 2023-2024. Il dato interessa 53 Comuni del Friuli Venezia Giulia e riporta l'attenzione su interventi che, secondo la ricostruzione richiamata, continuano a tradursi in riduzione di superfici vegetate, nuovi parcheggi e minore permeabilità del suolo.

In una regione che sperimenta con frequenza crescente ondate di calore, la contrazione del patrimonio arboreo viene letta come un fattore critico. Meno ombra, meno capacità di raffrescamento naturale e minore assorbimento dell'acqua significano città più esposte agli squilibri climatici.

Nel dibattito regionale il valore del patrimonio verde è stato richiamato più volte anche attraverso esperienze come la forest therapy a Lignano Pineta, citata come esempio di quanto le alberature possano incidere sul benessere ambientale e climatico dei territori.

Le richieste alla Regione

Sulla questione è stata presentata un'interrogazione per chiarire quale contributo il Friuli Venezia Giulia intenda dare agli obiettivi europei sul ripristino della natura. Tra i passaggi considerati positivi viene indicato anche l'accoglimento di un ordine del giorno che impegna la Regione a inserire nella strategia climatica un Piano per le infrastrutture verdi.

Tra le linee di lavoro indicate ci sono il rafforzamento dei vivai, il supporto ai Comuni e la predisposizione di indirizzi fondati su basi scientifiche, tutela della biodiversità e attenzione alla permeabilità dei suoli. Il nodo, però, resta quello dell'attuazione concreta: i prossimi anni diranno se questi indirizzi si tradurranno davvero in pianificazione e interventi capaci di invertire la tendenza.

La scadenza del 2030, in questo senso, non è lontana. Per il Friuli Venezia Giulia la partita sul verde urbano si gioca ora, mentre il clima rende sempre più evidente quanto alberi e suolo libero non siano un elemento accessorio, ma una parte essenziale della tenuta delle città.

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