Vajont, dal Friuli richiesta di chiarezza prima dell’adesione alla Fondazione
In Commissione regionale il tema dell’ingresso del Friuli Venezia Giulia come socio: Lucia Buna chiede dati su costi, contributi già stanziati e ricadute per i territori.
Prima di compiere un passo formale nella Fondazione Vajont, per il Friuli Venezia Giulia serve un quadro completo su spese, impegni già assunti e benefici concreti per le comunità coinvolte. È la posizione espressa dalla consigliera regionale della Lega Lucia Buna durante il confronto in V Commissione dedicato ai rappresentanti della Fondazione.
Il tema tocca da vicino anche il territorio friulano, che negli anni ha continuato a sostenere la memoria della tragedia e la cura dei luoghi simbolo del Vajont con risorse mirate e strumenti specifici. Per questo, secondo Buna, un eventuale ingresso come socio non può essere valutato senza una ricognizione precisa di quanto è già stato fatto e finanziato dalla Regione.
Quanto costerebbe l’ingresso del Friuli Venezia Giulia
Al centro della discussione c’è la quota necessaria per entrare nella Fondazione, indicata in 375mila euro. Una cifra che, nelle parole della consigliera, richiede un approfondimento puntuale, anche alla luce del percorso avviato in Commissione e dell’attenzione manifestata dall’assessore Anzil.
Il ragionamento politico posto da Buna riguarda soprattutto la fase successiva: dopo due decenni di attività, la domanda non è soltanto se aderire, ma con quale progetto comune, con quali obiettivi e con quale modello di collaborazione tra enti e territori.
Le risorse già destinate ai luoghi della memoria
Nel suo intervento, l’esponente della Lega ha ricordato che il Friuli Venezia Giulia non è rimasto ai margini sul fronte Vajont. Negli anni, la Regione ha continuato a finanziare iniziative legate alla sicurezza, alla valorizzazione dell’area e alla conservazione della memoria storica.
Tra gli esempi citati figura il contributo annuale di 70mila euro destinato dal Parco delle Dolomiti friulane alla Fondazione per la gestione degli accessi sul coronamento della diga. Un elemento che, nel ragionamento della consigliera, conferma come esista già un sostegno concreto da parte del sistema regionale friulano.
A questo si aggiungono norme e canali di finanziamento che hanno sostenuto nel tempo Comuni, associazioni e altri soggetti impegnati sul territorio. Da qui la richiesta di capire se, con un eventuale ingresso nella Fondazione, tali interventi resterebbero autonomi oppure verrebbero ricondotti dentro una nuova programmazione unitaria.
Il timore di effetti sulle iniziative locali
Uno dei punti sollevati riguarda infatti le possibili conseguenze per le attività che oggi arrivano direttamente alle realtà locali. Buna ha posto il problema di evitare che l’adesione possa ridurre spazio o risorse per progetti che, finora, hanno avuto un rapporto immediato con le comunità interessate.
Nel dibattito entra anche il ruolo dei sindaci dei territori più coinvolti, che secondo la consigliera devono essere ascoltati prima di qualsiasi scelta. Sono i Comuni, ha osservato, a custodire più da vicino la storia del Vajont e le esigenze concrete delle popolazioni.
Accanto all’aspetto istituzionale c’è poi quello educativo: diversi istituti scolastici portano avanti visite e percorsi didattici legati a questi luoghi. Per Buna, proprio perché la memoria del Vajont appartiene a tutti, ogni decisione dovrà poggiare su criteri di trasparenza, equilibrio tra i soggetti coinvolti e valutazioni ben ponderate.