Urbanistica in Friuli Venezia Giulia, alle Province il capitolo mobilità nella nuova riforma

In Commissione regionale prosegue l’esame del ddl 90: ridefiniti compiti tra Regione, enti locali e area vasta, con focus su Pums e rigenerazione.

16 luglio 2026 18:39
Urbanistica in Friuli Venezia Giulia, alle Province il capitolo mobilità nella nuova riforma -
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Nel riordino delle regole urbanistiche del Friuli Venezia Giulia, uno dei passaggi più concreti riguarda la mobilità: le Province tornano infatti al centro della programmazione di area vasta, con un compito preciso nella stesura dei Piani urbani della mobilità sostenibile e dei piani dedicati alla ciclabilità.

Il tema è emerso durante i lavori della IV Commissione del Consiglio regionale, dove l’assessore alle Infrastrutture e territorio Cristina Amirante ha illustrato i contenuti del ddl 90, soffermandosi sulla parte del testo che definisce funzioni, strumenti e livelli della pianificazione.

Per un territorio come quello friulano, fatto di poli urbani, aree produttive e una rete diffusa di Comuni, il nodo è soprattutto il coordinamento tra enti. La riforma punta proprio a questo: costruire un quadro più ordinato, nel quale le scelte locali si inseriscano dentro una regia regionale e sovracomunale.

Il ruolo delle Province nella pianificazione di area vasta

Nel nuovo impianto descritto in Commissione, accanto al livello regionale viene rafforzata la dimensione intermedia. È qui che trovano spazio le Province, chiamate a operare come sede di raccordo tra Regione, Comuni e altri soggetti con competenze di pianificazione.

Tra le attribuzioni indicate c’è in particolare la predisposizione dei Pums e dei Piani della mobilità ciclabile. Si tratta di strumenti pensati per mettere in relazione trasporti, accessibilità e organizzazione urbana su un perimetro più ampio rispetto a quello del singolo municipio.

Il livello regionale, invece, continuerà a poggiare sul Piano di governo del territorio, affiancato dal Sistema territoriale regionale, dai Sistemi territoriali locali e dai Piani territoriali infraregionali dei Consorzi di sviluppo economico.

Accordi tra enti e nuovo modello operativo

Un altro tassello della riforma riguarda gli accordi di pianificazione e copianificazione. L’obiettivo è affrontare trasformazioni che coinvolgono più territori insieme, evitando che ogni Comune proceda in modo isolato su questioni che hanno effetti più larghi.

Durante la seduta è stato affrontato anche l’articolo 33, dedicato al nuovo Piano operativo. Nelle intenzioni illustrate dall’assessore, questo strumento dovrà accompagnare gli interventi di rigenerazione urbana e territoriale con un approccio meno rigido rispetto al passato.

Nel corso dell’esposizione sono stati mostrati anche esempi di mappatura costruiti secondo il nuovo schema. La direzione indicata è quella di superare la tradizionale zonizzazione per passare ad ambiti fisico-funzionali, ritenuti più adatti a leggere i cambiamenti già in atto nei centri abitati, nelle aree produttive e negli spazi rurali.

La legge non coincide con il futuro Piano del territorio

Uno dei chiarimenti messi nero su bianco in Commissione riguarda la distinzione tra la legge e il futuro Piano di governo del territorio. Il ddl 90, infatti, non contiene il Piano vero e proprio, ma definisce l’architettura normativa entro cui quel Piano sarà poi costruito.

Nel testo vengono fissati strumenti, procedure, competenze e rapporti tra i diversi livelli istituzionali. La parte strategica del Piano e i regolamenti attuativi arriveranno successivamente, attraverso un percorso separato.

La finalità generale, secondo quanto illustrato, è dotare il Friuli Venezia Giulia di regole capaci di misurarsi con problemi strutturali come la rigenerazione dei centri urbani, la trasformazione delle zone produttive e il tema demografico, compreso il progressivo spopolamento di alcune aree.

Il passaggio sul Piano paesaggistico regionale

Nell’esame del provvedimento è tornato anche il tema del Piano paesaggistico regionale. Amirante ha ricordato che sono 110 i Comuni che hanno già avviato o completato il percorso di adeguamento dei propri Prgc.

Il Ppr, è stato ribadito, resta uno strumento di tutela del paesaggio e dei vincoli, non un piano urbanistico generale. Proprio la mancanza, per anni, di un quadro territoriale complessivo avrebbe reso più complesso l’allineamento dei piani comunali.

In chiusura, l’assessore ha richiamato la legge regionale 2/2024, con cui è stato precisato che la conformazione al Ppr non equivale a una variante generale del piano regolatore. Secondo quanto riferito in Commissione, questo intervento ha contribuito a rendere più chiaro il percorso per i Comuni, con procedure considerate più efficaci e maggiore certezza nell’applicazione delle norme.

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