Acqua contingentata nei campi friulani: il Consorzio alza l’allerta sulla siccità
Nella pianura servita dal Consorzio di bonifica parte la fase più severa del piano emergenziale: previste chiusure programmate e meno acqua per l’irrigazione.
Per l’agricoltura della pianura friulana si apre una fase molto delicata: il Consorzio di bonifica Pianura friulana ha attivato il livello più critico previsto dal piano per la gestione della scarsità idrica, avviando una riduzione programmata della distribuzione d’acqua ai fini irrigui.
La comunicazione è stata trasmessa alle organizzazioni agricole e ad ANCI FVG e riguarda la stagione irrigua 2026. Alla base della scelta c’è un quadro che, secondo il Consorzio, ha ormai assunto i contorni di una vera emergenza: piogge insufficienti per mesi, falde in abbassamento e disponibilità limitata nei punti di prelievo.
Campi friulani sotto pressione nella parte finale della stagione
Il tema tocca da vicino soprattutto le aziende agricole del comprensorio, in particolare quelle impegnate nelle colture cerealicole. In questa fase le piante, spinte anche dalle alte temperature, hanno accelerato il ciclo vegetativo e si trovano in un passaggio decisivo.
Il problema, per i produttori, è anche economico: gran parte delle spese è già stata sostenuta tra sementi, concimazioni e trattamenti. Se l’acqua dovesse mancare proprio nel momento conclusivo, il rischio non sarebbe soltanto una resa più bassa, ma la compromissione completa del raccolto.
Perché scatta il livello più alto del piano
La decisione arriva dopo settimane in cui il margine di manovra si è progressivamente ristretto. Il sistema ha potuto contare anche sull’apporto del serbatoio dell’Ambiesta, con oltre 10 milioni di metri cubi immessi a supporto della rete, ma questo contributo non basta più a compensare il deficit complessivo.
Tra il 1° giugno e il 10 luglio 2026 le derivazioni hanno raggiunto 9,057 milioni di metri cubi, un valore superiore a quello registrato nello stesso intervallo del 2022, fermo a 8,334 milioni. Nonostante ciò, il 9 luglio A2A ha segnalato l’impossibilità di incrementare ulteriormente i rilasci, spiegando che i limiti dipendono dai vincoli fissati da Terna sulla rete elettrica e sugli impianti idroelettrici di Somplago e Ampezzo.
Un altro elemento di forte criticità è rappresentato dalla presa di Ospedaletto, snodo essenziale per il sistema Ledra-Tagliamento. La portata disponibile, allo stato attuale, non consente di coprire insieme il fabbisogno irriguo e il rispetto del deflusso minimo vitale nei corsi d’acqua.
Piogge ridotte e segnali sempre più evidenti dai corsi d’acqua
I dati meteorologici degli ultimi mesi aiutano a spiegare la scelta del Consorzio. Tra marzo e aprile le precipitazioni sono rimaste molto lontane dai valori tipici del periodo, con scarti importanti rispetto alla media. Maggio ha mostrato un quadro leggermente migliore in pianura, ma non nelle aree montane, mentre giugno ha confermato la tendenza asciutta, a eccezione del temporale del 10 del mese.
Il segnale più netto arriva dal Tagliamento: il livello idrometrico non supera quota 2 metri dal maggio 2025. Un indicatore che si somma al progressivo impoverimento delle risorse sotterranee e rafforza il quadro di sofferenza del sistema idrico friulano.
Le falde arretrano in diversi punti della pianura
Anche le rilevazioni locali confermano l’abbassamento delle riserve. A Beano di Codroipo la falda risulta sotto i riferimenti medi e più bassa di 4 metri rispetto al 2025. A Mortegliano il calo rispetto all’anno precedente è di 1,90 metri, mentre a Orzano, nel comune di Remanzacco, il divario arriva a circa 6 metri.
Nel frattempo pesa anche il capitolo energetico, che incide direttamente sulla gestione degli impianti. Nei primi mesi del 2026 il prezzo unico nazionale dell’energia elettrica ha registrato oscillazioni marcate, con punte oltre i 140 euro per MWh; in parallelo, il gas naturale ha mostrato incrementi fino al 70% su base semestrale.
Chiusure progressive e confronto aperto con i territori
Con il passaggio alla severità alta, il piano del Consorzio prevede una calendarizzazione delle chiusure degli impianti e una diminuzione graduale dell’acqua distribuita, con l’obiettivo di reggere il calo delle derivazioni e salvaguardare il minimo deflusso necessario nei corsi d’acqua.
Sulla situazione è intervenuto anche ANCI FVG. Il sindaco di Moimacco, Enrico Basaldella, ha parlato di un equilibrio complesso da mantenere tra agricoltura, produzione energetica, tutela della fauna ittica e aspetti igienico-sanitari. Da parte sua è arrivato l’auspicio di valutare, prima dell’applicazione completa del piano emergenziale, un confronto con gli assessorati regionali competenti per verificare possibili correttivi temporanei nella distribuzione della risorsa idrica.
Per il Friuli agricolo, dunque, le prossime settimane saranno decisive: la gestione dell’acqua entrerà ancora più nel dettaglio operativo, mentre nei campi si misureranno gli effetti di una stagione che, già ora, presenta caratteristiche eccezionali.