Udine porta sei giovani talenti della cybersicurezza alla finale nazionale di CyberChallenge.IT

Dalla selezione ospitata dall’Università di Udine emergono i nomi che rappresenteranno il Friuli a Salerno. Premiati anche i tre migliori del percorso locale.

10 giugno 2026 14:53
Udine porta sei giovani talenti della cybersicurezza alla finale nazionale di CyberChallenge.IT -
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Non è soltanto una gara universitaria: per Udine è anche la conferma di una filiera formativa che continua a produrre competenze molto richieste. La fase locale di CyberChallenge.IT ha individuato i giovani che a luglio voleranno a Salerno per la finale nazionale, dopo mesi di preparazione tra prove pratiche, studio e addestramento sui temi della sicurezza digitale.

I tre migliori della selezione udinese sono Francesco Viciguerra e Michele Ongaro, entrambi studenti di Informatica all’Università di Udine, insieme a Tommaso Sbrugnera, che frequenta l’Isis “Malignani”. Accanto a loro sono stati scelti anche Francesco Graziano, Marco Del Pio Luogo e Lorenzo Bonotto. Come riserva è stata indicata Xhulia Palaj.

La composizione del gruppo racconta bene il profilo della disciplina: informatica, matematica, percorsi magistrali e scuola superiore convergono in un ambito dove servono capacità tecniche, rapidità di analisi e metodo. Per il Friuli è un segnale importante, perché mostra la presenza di giovani preparati in un settore che ormai riguarda imprese, servizi pubblici e vita quotidiana.

La selezione friulana e i numeri dell’edizione udinese

In Friuli Venezia Giulia l’iniziativa è promossa dal 2020 dall’Università di Udine attraverso il Laboratorio di Cybersecurity del Dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche. Alla fase locale hanno preso parte 57 studenti: 43 universitari dell’Ateneo friulano e 14 provenienti dalle scuole superiori.

Il dato conferma un interesse crescente per la cybersicurezza tra i più giovani. CyberChallenge.IT, infatti, non si limita a mettere in fila i concorrenti in una classifica, ma costruisce un percorso che unisce esercitazioni, lezioni e confronto con problemi reali legati alla protezione dei sistemi informatici.

L’edizione 2026 del programma nazionale ha raccolto oltre 3000 candidature in 40 sedi. Dopo la selezione iniziale, ogni sede ha formato un gruppo ristretto di partecipanti, per circa 750 studenti in tutta Italia, impegnati tra febbraio e maggio prima della prova conclusiva locale.

Premiazione a Palazzo Antonini

La consegna dei riconoscimenti si è svolta a Palazzo Antonini, sede dell’Università di Udine. Per l’Ateneo erano presenti il rettore Angelo Montanari, il direttore del dipartimento Alberto Marcone, il coordinatore locale Marino Miculan e Gian Luca Foresti, direttore del master in Intelligence and emerging technologies.

Alla cerimonia hanno partecipato anche rappresentanti delle aziende che sostengono il progetto, cioè Paolo Canzian e Stefano Martinis di Danieli Automation, con Matteo Tiussi e Francesco Maria Crosato di Karmasec. La loro presenza evidenzia quanto la domanda di professionalità legate alla sicurezza informatica sia ormai trasversale anche nel tessuto produttivo del territorio.

Che cosa insegna davvero CyberChallenge.IT

Il programma nazionale, arrivato alla decima edizione, è organizzato dal Cybersecurity National Lab del Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica, con il supporto dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e il patrocinio del Garante per la protezione dei dati personali. Dal 2020 è riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione come progetto per la valorizzazione delle eccellenze.

Nel percorso formativo trovano spazio argomenti come crittografia, analisi di malware, open source intelligence e sicurezza web. Il modello punta a sviluppare competenze solide, ma anche una chiara impostazione etica: l’obiettivo è formare figure capaci di individuare vulnerabilità e contribuire alla difesa di reti, piattaforme e infrastrutture, non di aggirarle per fini illeciti.

Proprio questa distinzione è centrale quando si parla di hacker etici, professionisti sempre più ricercati da aziende e istituzioni. In un contesto in cui la trasformazione digitale coinvolge amministrazioni, scuole, sanità e industria, la preparazione di nuove figure specializzate assume un peso strategico anche per il Friuli.

Le parole dell’Ateneo e il percorso costruito a Udine

Il rettore Angelo Montanari ha rimarcato il valore dell’iniziativa per la crescita delle competenze giovanili in un settore decisivo. Ha ricordato anche l’esperienza dei MadrHacks, il gruppo di hacking etico nato all’Università di Udine durante l’edizione 2020 della competizione e capace negli anni di mettersi in luce anche in contesti internazionali.

Montanari ha inoltre richiamato l’impegno dell’Ateneo sul fronte della formazione e della ricerca, citando tra gli altri il corso di laurea magistrale interateneo e internazionale in Artificial intelligence & cybersecurity sviluppato con l’Università di Klagenfurt.

Anche Alberto Marcone ha sottolineato come i risultati ottenuti confermino la capacità del territorio di far crescere talenti nell’informatica e nella matematica. L’offerta dell’Università di Udine comprende, oltre ai percorsi magistrali, anche il dottorato di interesse nazionale in Cybersicurezza, di cui il dipartimento è tra le sedi fondatrici.

Marino Miculan, coordinatore locale di CyberChallenge.IT e responsabile del nodo udinese del Cybersecurity National Lab, ha collegato questi risultati a un lavoro avviato nel 2019 e rafforzato nel tempo con attività di formazione, competizioni, ricerca e collaborazione tra studenti, docenti ed ex allievi oggi già inseriti nel settore.

Perché questo risultato conta per il territorio

La prova udinese non segna soltanto la fine di una competizione. Mette in evidenza una rete locale in cui università, scuole e imprese si incontrano attorno a una competenza diventata cruciale per la vita economica e sociale.

La squadra che rappresenterà Udine a Salerno porta con sé anche questo messaggio: il Friuli può giocare un ruolo concreto nella formazione delle professionalità che serviranno a proteggere dati, servizi digitali, impianti produttivi e infrastrutture. La finale nazionale sarà il prossimo passaggio, ma il dato più rilevante è già emerso: sul territorio cresce una nuova generazione preparata ad affrontare le sfide della sicurezza informatica.

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