Udine riscopre le maestre del filo: al Museo Etnografico una giornata dedicata a quattro protagoniste del Novecento

A Palazzo Giacomelli, sabato 30 maggio, un percorso di studio mette al centro arte tessile, moda e impresa femminile tra Friuli, Veneto e area adriatica

29 maggio 2026 17:46
Udine riscopre le maestre del filo: al Museo Etnografico una giornata dedicata a quattro protagoniste del Novecento -
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Il Novecento del tessile femminile torna al centro dell’attenzione a Udine con una giornata di studio che guarda a esperienze artistiche, laboratori, sartorie e percorsi di ricerca nati tra Friuli e Nordest. L’appuntamento è fissato per sabato 30 maggio 2026 al Museo Etnografico del Friuli, negli spazi di Palazzo Giacomelli.

L’iniziativa, promossa dal CIRT – Centro Internazionale di Ricerca Tessile APS di Villa Santina, sceglie di raccontare quattro figure che hanno lasciato un segno in ambiti diversi ma collegati tra loro: creazione artistica, manifattura, insegnamento, imprenditorialità e valorizzazione del saper fare. I nomi al centro della giornata sono Anita Tosoni Pittoni, Elda Pavan Cecchele, Gina Morandini e Lina Di Dominissini.

Per la città si tratta anche di un’occasione per rileggere un tratto importante della propria storia culturale attraverso il lavoro delle donne, osservando come il tessile sia stato, nel corso del secolo scorso, non solo produzione materiale ma anche linguaggio espressivo, identità e innovazione.

Il programma a Palazzo Giacomelli

Gli interventi si terranno nel Salone al piano nobile del museo, con ingresso da via Grazzano 1. La giornata sarà articolata in due sessioni, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 15.30, con relazioni affidate a studiose ed esperte chiamate a ricostruire profili umani e professionali delle protagoniste.

Il filo conduttore dell’incontro è il ruolo svolto da queste donne nel rinnovare tecniche, forme e significati del tessile nel Novecento, in un dialogo continuo tra tradizione artigiana e ricerca contemporanea.

Da Trieste a Udine, storie che hanno attraversato il secolo

Tra le figure in programma c’è Anita Tosoni Pittoni, che sarà approfondita da Rossella Cuffaro. Nata a Trieste nel 1901 e scomparsa nel 1982, Pittoni viene ricordata come una delle personalità più innovative nel campo dell’arte decorativa e tessile. Nel contesto triestino aperto alle correnti europee, trasformò pratiche considerate domestiche o tradizionali in una ricerca moderna, lavorando su maglia, uncinetto e altre tecniche con un’impronta originale.

Nel suo percorso trovano spazio l’insegnamento al Laboratorio Artigiano Triestino, la creazione di uno studio dedicato ad arte decorativa e moda e una produzione che andò dai tappeti agli arazzi, fino ai costumi teatrali e agli accessori. Dopo la chiusura del laboratorio, avvenuta nel 1948, si dedicò all’editoria con Le edizioni dello Zibaldone.

A Elda Pavan Cecchele sarà invece dedicato l’intervento di Chiara Squarcina. Nata nel 1915 a San Martino di Lupari e morta nel 1998 a Cittadella, costruì il proprio lavoro su telai manuali allestiti in una filanda dismessa. La sua ricerca, sviluppata soprattutto dagli anni Cinquanta, unì saperi tradizionali e materiali inconsueti, dando vita a tessuti per la moda, l’arredo e gli accessori.

Nel corso della sua attività collaborò con nomi di primo piano del design e della moda italiana, da Roberta di Camerino a Salvatore Ferragamo, e partecipò a esposizioni in Italia e all’estero, inclusa la Biennale di Venezia del 1956 nella sezione dedicata alle arti decorative. Il suo laboratorio, conservato con telai e strumenti originali, resta ancora oggi una testimonianza concreta del suo lavoro.

Udine, al Museo Etnografico una giornata di studio sulle donne del tessile
Udine, al Museo Etnografico una giornata di studio sulle donne del tessile

Il legame con Udine e il Friuli

Particolarmente forte, per il pubblico friulano, è il richiamo alla figura di Gina Morandini, che sarà presentata da Annamaria Poggioli. Nata a San Giorgio di Nogaro nel 1931 e scomparsa a Udine nel 2021, Morandini è stata una presenza centrale per la cultura tessile del territorio: docente, progettista, ricercatrice e artista capace di muoversi tra formazione, sperimentazione e relazioni internazionali.

Dopo il diploma all’Istituto Tecnico Femminile Bianchini di Udine, aprì in città un laboratorio di tessitura a mano dove sviluppava tessuti per arredamento e abbigliamento con un’impostazione innovativa, collaborando con architetti e artisti locali. Dal 1960 insegnò nella Sezione Arte del Tessuto, Tappeto e Arazzo della Scuola d’Arte, oggi Liceo Artistico “Giovanni Sello”.

Negli anni successivi si avvicinò alla Fiber Art, ampliando il proprio linguaggio e avviando un confronto con poesia e ricerca artistica. A lei si legano anche la nascita dell’Associazione Le Arti Tessili, nel 1987, e il Premio Valcellina Concorso Internazionale di Arte Tessile Contemporanea rivolto agli under 35.

L’atelier udinese e la moda come identità

L’ultima relazione sarà dedicata a Lina Candidi Tommasi Crudeli, legata all’Atelier Lina Di Dominissini, con presentazione affidata a Lucrezia Armano. Nata a Udine, Lina crebbe nell’ambiente dell’atelier di famiglia di via Codroipo, conosciuto in città con il nome Dominissini.

Formata dalla madre, tra le sarte più note del capoluogo friulano a partire dagli anni Cinquanta, ne raccolse l’eredità fino a diventarne titolare nel 1980. Il suo lavoro viene ricordato per la capacità di leggere l’abito non solo come confezione, ma come strumento capace di interpretare personalità e presenza di chi lo indossa.

Le sue collezioni furono presentate in Friuli, a Roma e Milano, ma anche fuori dall’Italia, da Budapest a Rio de Janeiro, fino a New York e al Canada. Accanto all’attività di atelier portò avanti corsi, laboratori nelle scuole e un impegno costante nella rappresentanza dell’artigianato, anche nel ruolo di capo categoria delle sarte artigiane.

La giornata di studio offrirà così a Udine un momento di approfondimento su quattro percorsi differenti ma uniti da un elemento comune: avere trasformato il tessile in uno spazio di ricerca, lavoro e visione culturale. Un patrimonio che in Friuli continua a parlare anche al presente.

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