Udine rilancia la sfida della rigenerazione: da Venanzi la richiesta di un sostegno nazionale
Dal confronto tra amministratori del Nordest, il vicesindaco di Udine indica priorità precise: centri storici, aree dismesse e tutela del commercio di vicinato.
Ridare funzione agli spazi vuoti delle città e fermare il lento indebolimento dei centri urbani richiede, secondo Udine, un cambio di passo che non può pesare soltanto sui bilanci comunali. È il messaggio portato dal vicesindaco Alessandro Venanzi nel dibattito ospitato in città sul futuro del Nordest e sul ruolo delle amministrazioni locali.
Il punto, nella lettura dell’amministrazione udinese, è molto concreto: i Comuni si misurano ogni giorno con edifici lasciati indietro, attività che chiudono, porzioni di città che perdono attrattività e quartieri in cui i servizi diventano più fragili, soprattutto per le fasce più anziane della popolazione e per le famiglie.
La posizione espressa da Udine
Venanzi ha sostenuto la necessità di costruire un rapporto più forte tra livello statale e amministrazioni cittadine, con strumenti economici e normativi capaci di rendere davvero praticabile la rigenerazione urbana. L’idea è che i municipi siano il primo presidio dei problemi, ma non possano affrontare da soli interventi complessi e costosi.
Tra i nodi indicati ci sono le zone con minore sviluppo economico, i cuori storici che faticano a mantenere vitalità, gli immobili privati di valore storico che rischiano di restare inutilizzati e i grandi comparti industriali abbandonati, spesso gravati anche da bonifiche impegnative.
Il tema dei negozi di vicinato
Nel ragionamento del vicesindaco rientra anche il commercio. Per Udine servono misure che riequilibrino il rapporto con la grande distribuzione e che consentano ai piccoli esercizi di continuare a svolgere una funzione urbana e sociale nei quartieri e nelle aree centrali.
La presenza di vetrine chiuse, infatti, non viene letta soltanto come un problema economico. È anche un segnale di indebolimento del tessuto cittadino, perché i negozi di prossimità contribuiscono alla vita quotidiana delle strade, alla sicurezza percepita e alla tenuta delle relazioni di comunità.
Il confronto con altre città del Nordest
Le considerazioni di Venanzi sono arrivate a margine dell’incontro “Il Nordest che funziona. Le città che costruiscono futuro”, organizzato a Udine con il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, il sindaco di Imola Marco Panieri e il vicesindaco di Padova Antonio Bressa.
L’iniziativa era pensata come un momento di dialogo tra amministratori su esperienze, criticità e possibili risposte ai cambiamenti che attraversano il territorio. Al centro, la convinzione che proprio dalle città possano nascere modelli utili per affrontare trasformazioni economiche e sociali che toccano l’intero Nordest.
L’esempio richiamato dell’ex caserma Osoppo
Per sostenere questa linea, il vicesindaco ha citato il progetto Experimental City nell’area dell’ex caserma Osoppo. Il riferimento serve a mostrare, nella prospettiva dell’amministrazione, che un’area lasciata ai margini può trovare nuove funzioni quando esistono strumenti adeguati e una cornice istituzionale favorevole.
Secondo Venanzi, è proprio questo il punto da estendere: senza un supporto strutturato da parte dello Stato, diventa difficile per i Comuni recuperare immobili storici privati, riattivare i centri cittadini più fragili e intervenire su grandi aree dismesse.
Dal capoluogo friulano arriva quindi una richiesta politica e amministrativa precisa: mettere i municipi nelle condizioni di agire con più forza su spazi abbandonati, tessuto commerciale e qualità urbana, trasformando problemi che oggi appaiono cronici in occasioni di rilancio per le comunità locali.