Udine, parte da qui il piano regionale per formare il nuovo welfare di territorio
Presentato nel capoluogo friulano un programma triennale rivolto a enti locali, sanità e Terzo settore per rafforzare collaborazione e servizi di prossimità.
Udine diventa il punto di avvio di un percorso che la Regione Friuli Venezia Giulia considera strategico per ripensare l’assistenza nei territori. Nel capoluogo friulano è stato infatti presentato il programma triennale dedicato a welfare di comunità, amministrazione condivisa e integrazione tra ambito sanitario e sociale.
L’iniziativa, promossa dalla Direzione centrale Salute della Regione Fvg insieme a ComPA, fondazione e scuola di formazione del Comparto unico regionale, mette al centro la preparazione di amministratori, tecnici e operatori chiamati a gestire una fase di cambiamento che riguarda da vicino anche il Friuli.
Un percorso pensato per chi lavora nei servizi
Il progetto formativo coinvolge Comuni, Aziende sanitarie, servizi sociali, personale sociosanitario e realtà del Terzo settore. L’obiettivo è costruire strumenti comuni per affrontare bisogni che negli ultimi anni sono diventati più complessi, soprattutto sul fronte delle fragilità, delle cronicità e della presa in carico continuativa delle persone.
Il programma è articolato su più livelli. È prevista una parte dedicata alla governance, rivolta a chi ha responsabilità amministrative e organizzative, accanto a una sezione trasversale destinata agli operatori pubblici e privati impegnati nei processi collaborativi. A questo si aggiungono moduli specialistici su norme, progettazione, aspetti economici e formazione di figure capaci di accompagnare i percorsi partecipativi.
La sfida: spostare il baricentro verso la comunità
Nel confronto avviato a Udine uno dei punti chiave riguarda la sanità di prossimità. Il disegno regionale guarda a una rete più stretta tra ospedali, Case di comunità, infermieristica territoriale, servizi comunali e soggetti sociali presenti nelle diverse aree del Friuli Venezia Giulia.
Dentro questa impostazione rientra anche l’idea di orientare meglio la gestione delle situazioni croniche e delle condizioni di maggiore vulnerabilità, così da evitare che tutto si scarichi sulle strutture d’emergenza. Il tema interessa direttamente i territori, dove la domanda di assistenza è sempre meno limitata alla sola prestazione sanitaria e sempre più legata a bisogni quotidiani, familiari e sociali.
Riccardi: servono competenze nuove e un cambio culturale
Nel suo intervento l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi ha indicato la formazione come un passaggio decisivo per accompagnare la trasformazione del sistema. Secondo l’assessore, la crescita dei bisogni sociosanitari è stata più rapida della capacità di adattamento delle strutture e impone oggi un’evoluzione non solo organizzativa ma anche culturale.
Riccardi ha richiamato anche il ruolo della sussidiarietà, collocandolo tra l’azione pubblica e il mercato. In questo quadro, ha sostenuto, assumono rilievo gli strumenti dell’amministrazione condivisa, della coprogettazione e il contributo del Terzo settore, da valorizzare all’interno di responsabilità ben definite.
La linea indicata dalla Regione punta dunque a costruire risposte più vicine alle comunità, meno concentrate esclusivamente sull’ospedale e più capaci di integrare competenze diverse attorno alla persona. Un’impostazione che, nelle intenzioni, dovrà tradursi anche in un rapporto più stabile tra istituzioni, servizi e reti sociali locali.
Il percorso entrerà poi in una fase ancora più concreta nel 2027 e nel 2028, quando sono previsti cantieri territoriali e laboratori operativi, anche nelle Case di comunità, per sperimentare modelli di coprogettazione e pratiche di welfare generativo direttamente nei contesti locali.