Penelope, la sentenza riapre il dolore: assolto anche il sacerdote, esplode la rabbia

Assolto in appello il sacerdote per la morte di Penelope Cossaro, travolta da un’acquasantiera a Udine nel 2019.

28 maggio 2026 13:02
Penelope, la sentenza riapre il dolore: assolto anche il sacerdote, esplode la rabbia -
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UDINE – Una sentenza che cambia il quadro giudiziario e riapre una ferita mai rimarginata. La Corte d’Appello di Trieste ha assolto il sacerdote e insegnante di religione Ioan Marginean Cocis, imputato per la morte di Penelope Cossaro, la bambina di 7 anni rimasta uccisa il 21 novembre 2019 nella chiesa di Santa Chiara, all’interno dell’educandato Uccellis di Udine.

La piccola era stata travolta da una pesante acquasantiera in pietra durante una lezione di catechismo. Una tragedia improvvisa, consumata in pochi istanti davanti ai compagni, che aveva sconvolto la città e aperto un lungo percorso giudiziario.

La decisione dei giudici di secondo grado ribalta la condanna inflitta in primo grado al sacerdote, che era stato condannato dal Tribunale di Udine a 2 anni e 4 mesi per omicidio colposo. Confermata invece l’assoluzione della dirigente scolastica Anna Maria Zilli, già prosciolta nel precedente grado di giudizio.

Assoluzione in appello per il sacerdote

Il nuovo verdetto arriva da Trieste e modifica in modo significativo l’esito del processo. La Corte d’Appello ha assolto padre Ioan Marginean Cocis, cancellando la condanna stabilita in primo grado.

Al centro del procedimento c’erano le eventuali responsabilità legate alla sicurezza degli ambienti in cui si trovavano i bambini durante l’attività di catechismo. La tragedia era avvenuta all’interno della chiesa di Santa Chiara, spazio collegato all’educandato Uccellis.

La sentenza conferma invece quanto già deciso per la dirigente scolastica Anna Maria Zilli, la cui assoluzione era stata pronunciata già dal Tribunale di Udine.

La tragedia del 21 novembre 2019

Il dramma risale al pomeriggio del 21 novembre 2019. Penelope si trovava in chiesa insieme ai compagni per la consueta ora di catechismo quando, all’improvviso, una struttura in pietra si staccò dalla parete e la colpì.

L’impatto fu devastante. I soccorsi furono immediati, con l’arrivo del personale sanitario e i tentativi disperati di rianimare la bambina. Le ferite riportate, però, si rivelarono troppo gravi.

Da quel momento la vicenda è entrata nelle aule giudiziarie, tra perizie, ricostruzioni tecniche e valutazioni sulle condizioni dell’acquasantiera e sugli obblighi di controllo degli spazi frequentati dai minori.

Ribaltato il verdetto di primo grado

In primo grado il Tribunale di Udine aveva riconosciuto una responsabilità a carico del sacerdote, disponendo una condanna a 2 anni e 4 mesi. La Corte d’Appello ha invece riformato quella decisione, arrivando all’assoluzione.

Il caso potrebbe non essere definitivamente chiuso. Resta infatti aperta la possibilità di un eventuale ricorso in Cassazione, nel caso in cui la Procura decidesse di impugnare la sentenza.

La famiglia, secondo quanto emerso, non si è costituita parte civile nel processo d’appello, avendo scelto un diverso percorso sul piano giudiziario.

La rabbia della madre dopo la sentenza

Durissima la reazione della madre di Penelope, Laura Libanetti, che dopo la decisione ha espresso tutta la propria amarezza. La donna ha parlato di una sentenza vissuta come profondamente ingiusta, sottolineando il dolore di aver affidato la figlia alla scuola e di non averla più vista tornare a casa.

Il suo sfogo racconta il peso di una perdita che il tempo non ha attenuato. A distanza di anni, la morte della bambina resta una ferita aperta per la famiglia e per chi aveva seguito la vicenda fin dall’inizio.

La madre ha definito la decisione una vergogna e ha auspicato che la Procura possa valutare il ricorso davanti alla Suprema Corte.

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