Udine ospita la ricerca sulle malattie delle piante: studiosi da più continenti al congresso Sipav
All’auditorium Comelli confronto fino al 18 settembre su clima, diagnosi precoce e difesa sostenibile delle colture con Università di Udine ed Ersa.
Per alcuni giorni Udine diventa uno dei punti di riferimento italiani per lo studio delle fitopatologie. All’auditorium Antonio Comelli è in corso il 31° congresso della Società italiana di Patologia vegetale, appuntamento che richiama oltre 250 esperti provenienti non solo dall’Italia, ma anche da diversi Paesi europei, asiatici e dell’America Latina.
L’incontro proseguirà fino al 18 settembre 2026 e porta nel capoluogo friulano un confronto scientifico molto legato anche ai problemi concreti dell’agricoltura: diffusione di nuove malattie, effetti delle variazioni climatiche sulle colture, strumenti per individuarle in anticipo e metodi di difesa capaci di limitare il peso ambientale.
Un confronto che riguarda da vicino il territorio
Il tema non è soltanto accademico. In una regione con una forte vocazione agricola e agroalimentare, il lavoro su prevenzione, monitoraggio e gestione delle patologie vegetali tocca direttamente la tenuta delle produzioni e la qualità delle filiere.
Nel programma del congresso rientrano quasi 200 contributi di ricerca e circa 50 relazioni scientifiche. Al centro ci sono le patologie emergenti, i sistemi diagnostici rapidi, i modelli previsionali e le tecniche per proteggere colture e prodotti riducendo l’impatto sull’ambiente.
Il richiamo della Regione: cambiare approccio
Ad aprire i lavori è stato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche Stefano Zannier. Nel suo intervento ha indicato la necessità di superare una visione fondata sull’eliminazione totale del problema, puntando invece su strategie di controllo basate su evidenze scientifiche e risultati misurabili.
Secondo l’assessore, la fase attuale impone un cambio culturale oltre che tecnico. Le fitopatologie, anche alla luce delle trasformazioni climatiche, vanno governate con strumenti affidabili e con un metodo che consenta di verificare l’efficacia delle soluzioni adottate nel tempo.
Zannier ha inoltre richiamato il ruolo della comunità scientifica nel prevenire risposte improvvisate o prive di fondamento. Il riferimento è alla necessità di mantenere salda la linea della ricerca, della sperimentazione e della valutazione oggettiva, soprattutto in un settore esposto a cambiamenti rapidi.
L’organizzazione tra Università di Udine ed Ersa
L’appuntamento è promosso dal gruppo di ricerca in Patologia vegetale del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine insieme a Ersa, l’agenzia regionale che segue anche sul piano tecnico molti dei temi affrontati durante il congresso.
Per il sistema regionale, il confronto con ricercatori e specialisti rappresenta anche un’occasione di aggiornamento e crescita. Il dialogo tra ricerca e strutture operative, in questo ambito, è decisivo per trasferire le conoscenze scientifiche nelle pratiche di gestione delle colture.
Nel corso delle giornate udinesi è previsto anche il conferimento del premio “Scaramuzzi”, riconoscimento riservato alla migliore tesi di dottorato nel campo della Patologia vegetale. Un ulteriore segnale del peso che il congresso assegna alla formazione e al ricambio nella ricerca scientifica.
Fino al 18 settembre, dunque, Udine ospita un appuntamento che unisce dimensione internazionale e ricadute molto concrete per il mondo agricolo, portando in Friuli un dibattito destinato a incidere su produzioni, sostenibilità e capacità di risposta alle nuove criticità delle colture.