Udine, il percorso di Letizia fino alla laurea magistrale: «La conquista più grande è l’autonomia»

Dalla diagnosi nell’infanzia agli studi in Storia dell’arte all’Università di Udine: il racconto della madre Linda guarda oltre il voto finale.

04 novembre 2026 11:35
Udine, il percorso di Letizia fino alla laurea magistrale: «La conquista più grande è l’autonomia» -
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Più ancora del titolo accademico, a colpire in questa storia è il cammino personale costruito negli anni. A Udine, Letizia Clocchiatti ha concluso il suo percorso universitario in Storia dell’arte dopo una crescita fatta non solo di esami superati, ma di autonomia conquistata giorno dopo giorno.

La giovane, alla quale era stata diagnosticata da bambina la sindrome di Asperger, aveva già portato a termine la laurea triennale con 96 nei tempi previsti. Poi ha scelto di proseguire con la magistrale, consolidando una passione che l’accompagna fin dall’infanzia.

A ripercorrere le tappe di questo tragitto è la madre Linda, che ha raccontato gli anni più difficili, le persone incontrate lungo la strada e il valore di un ambiente capace di sostenere senza sostituirsi.

All’università un passaggio decisivo

Nel contesto dell’Università di Udine, Letizia ha dovuto misurarsi con richieste nuove: organizzare lo studio, orientarsi tra procedure e uffici, confrontarsi con i docenti, gestire le scadenze. Secondo il racconto della madre, è stato proprio questo passaggio a segnare una svolta concreta.

Con il procedere degli studi, il supporto familiare si è alleggerito. Letizia ha imparato a muoversi con maggiore sicurezza, fino a seguire direttamente iscrizioni, preparazione degli esami e rapporti con l’ateneo. Per Linda, il traguardo più significativo sta esattamente qui: nella capacità di affrontare in prima persona la vita universitaria.

La passione per l’arte nata da piccola

Molto prima dell’ingresso all’università, c’era già un interesse preciso che distingueva Letizia. Fin da bambina mostrava una sensibilità particolare per l’arte, per l’architettura e per temi storici e religiosi. Era un terreno nel quale emergevano competenze sorprendenti, anche quando nella quotidianità restavano difficoltà evidenti.

La famiglia ha provato a partire da quel talento per accompagnarla nello sviluppo di altre abilità. Quella curiosità, coltivata nel tempo, è diventata poi una scelta di studio chiara e coerente, fino all’iscrizione al corso universitario umanistico e successivamente alla magistrale in Storia dell’arte.

Le prime difficoltà e la diagnosi

I segnali erano emersi quando Letizia aveva circa tre anni. La madre ricorda differenze rispetto ai coetanei soprattutto nell’area del linguaggio, delle relazioni e dell’autonomia personale. Da lì erano iniziati approfondimenti specialistici e un percorso di valutazione.

La diagnosi di disturbo pervasivo dello sviluppo fu un momento molto pesante per la famiglia. In seguito arrivarono diversi interventi di supporto, tra cui logopedia, riabilitazione neuromotoria, esperienze con gli asinelli e idroterapia, strumenti che nel tempo hanno accompagnato la crescita della bambina.

Gli anni di scuola e il cambio alle superiori

Nel percorso scolastico non tutto è stato lineare. Le esperienze alla primaria e alla secondaria di primo grado, in contesti considerati attenti all’inclusione, avevano offerto basi importanti. Il passaggio alle superiori, invece, si era rivelato più complesso.

Dopo un primo tentativo in un liceo di Udine, la famiglia ha scelto di cambiare strada. Letizia è passata al liceo delle Scienze umane di San Pietro al Natisone, annesso al Convitto di Cividale, dove secondo Linda ha trovato un ambiente più adatto e figure di sostegno capaci di accompagnarla soprattutto negli ultimi anni.

Non sono mancati, in quella fase, giudizi scoraggianti sul suo futuro scolastico. Eppure la scelta della famiglia è stata quella di procedere per passi, senza fermarsi davanti alle previsioni negative e verificando di volta in volta ciò che Letizia era davvero in grado di fare.

Un messaggio che parla anche ad altre famiglie

La laurea ottenuta a Udine assume così un significato che va oltre il risultato accademico. Dentro questo percorso ci sono la tenacia personale, il sostegno ricevuto e il peso delle occasioni giuste incontrate lungo il cammino.

Linda affida a questa esperienza anche un valore pubblico, come incoraggiamento per chi vive situazioni simili. Il suo auspicio è che la storia della figlia possa essere utile ad altre famiglie, mostrando che i tempi possono essere lunghi e impegnativi, ma che crescita e autonomia possono diventare obiettivi concreti.

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