Udine, in 200 al film su Giulio Regeni: l’Università consegna il simbolo ai genitori

All’Università di Udine proiezione con circa 200 presenti e omaggio di Ateneo a Paola Deffendi e Claudio Regeni, al centro memoria, diritti umani e diritto alla verità

26 maggio 2026 22:21
Udine, in 200 al film su Giulio Regeni: l’Università consegna il simbolo ai genitori -
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A Udine circa 200 persone hanno partecipato alla proiezione del documentario su Giulio Regeni nell’auditorium della Biblioteca scientifica, alla presenza dei genitori Paola Deffendi e Claudio Regeni. Il rettore Angelo Montanari ha consegnato loro il simbolo dell’Ateneo, in un incontro dedicato anche ai temi dei diritti umani e del diritto alla verità.

L’adesione dell’Ateneo friulano rientra in una rete che coinvolge 76 università italiane e circa 15 mila persone, tra studenti, ricercatori, personale accademico e cittadini. Il filo conduttore degli incontri promossi in varie città è la difesa della libertà della ricerca, tema che il caso Regeni continua a rendere drammaticamente attuale.

Una tappa friulana dentro una mobilitazione nazionale

L’incontro udinese ha assunto un significato particolare anche per il legame del territorio con la figura di Giulio Regeni. La proiezione ha rappresentato il momento locale di una campagna più ampia, costruita per non abbassare l’attenzione sulla richiesta di verità e giustizia a dieci anni dall’uccisione del giovane ricercatore in Egitto.

Prima dell’avvio del documentario ha portato il saluto della città il vicesindaco Alessandro Venanzi, che ha richiamato il valore civile dell’iniziativa e la necessità di continuare a tenere viva la domanda di chiarezza su una vicenda che, ha ricordato, non ha ancora trovato una risposta piena.

Il messaggio arrivato dalla città

Nel suo intervento, Venanzi ha sottolineato come il percorso giudiziario affrontato finora non abbia consegnato quella verità completa e quella giustizia attesa dalla famiglia Regeni e dall’opinione pubblica. Ha citato processi svolti senza la presenza dei presunti responsabili, ostacoli sul piano giudiziario e ripetuti depistaggi che hanno segnato questi anni.

Il vicesindaco ha descritto Giulio Regeni come un giovane ricercatore di grande valore, legato all’idea di studio, approfondimento e libertà d’indagine. Difenderne la memoria, nel ragionamento proposto durante l’incontro, significa anche ribadire il ruolo dell’università come spazio libero e critico, aperto al confronto e alla produzione di conoscenza.

Università, cittadini e memoria pubblica

Nel corso del saluto istituzionale è stato anche richiamato il contributo dato in questi anni da studenti, atenei, associazioni, amministrazioni, cittadini e giornalisti, che hanno continuato a mantenere alta l’attenzione sul caso. Un impegno collettivo che, nelle parole di Venanzi, ha impedito che sulla vicenda calasse il silenzio.

Durante l’appuntamento in Biblioteca scientifica, il vicesindaco ha inoltre osservato che la dignità di Giulio sarebbe stata troppo spesso sacrificata rispetto a logiche di convenienza istituzionale, una linea che la città ha ribadito di non voler accettare.

L’iniziativa si colloca in un quadro più ampio di appuntamenti dedicati al documentario su Giulio Regeni tra Udine e Pordenone. Anche per questo la serata organizzata dall’Università di Udine ha assunto il valore di un passaggio pubblico importante per il territorio friulano, chiamato a tenere insieme memoria, partecipazione civile e attenzione ai temi della libertà di studio e di ricerca.

Nel suo intervento finale, Venanzi ha richiamato anche la vicenda del mancato sostegno economico al docufilm da parte del ministero della Cultura, citando poi il successivo intervento del ministro Giuli. Il messaggio conclusivo affidato alla platea è stato netto: la ricerca della verità non può essere considerata scomoda e la richiesta di giustizia, per Giulio Regeni, resta aperta.

Aggiornamento

A Udine circa 200 persone hanno partecipato alla proiezione del documentario su Giulio Regeni nell’auditorium della Biblioteca scientifica, alla presenza dei genitori Paola Deffendi e Claudio Regeni. Durante l’incontro il rettore Angelo Montanari ha consegnato loro il simbolo dell’Università, chiudendo un programma dedicato a memoria, diritti umani e diritto alla verità.

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