Tumore al seno, dal Friuli Venezia Giulia segnali incoraggianti: oltre il 90% di sopravvivenza a 10 anni se scoperto presto
Studio del CRO di Aviano su oltre 10.400 donne con tumore al seno: in stadio precoce la sopravvivenza a 10 anni supera il 90%.screening, diagnosi iniziale e cure mirate cambiano in modo netto la prognosi.
La differenza, in molti casi, la fa il momento della diagnosi. In Friuli Venezia Giulia, per il tumore al seno individuato nelle fasi iniziali, la sopravvivenza netta a dieci anni va oltre il 90% in tutti i principali sottotipi molecolari. È il dato che emerge da un ampio lavoro scientifico coordinato dal Registro Tumori regionale, con sede al CRO di Aviano.
Per il territorio friulano si tratta di un risultato di forte rilievo sanitario, perché conferma con numeri estesi l'effetto combinato di prevenzione, screening e trattamenti sempre più personalizzati. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista internazionale The Oncologist.
L'analisi ha riguardato oltre 10.400 donne con diagnosi di carcinoma mammario invasivo in regione nell'arco di dieci anni, offrendo una fotografia solida dell'evoluzione delle cure e delle prospettive nel lungo periodo.
Un'osservazione lunga quasi vent'anni
Le pazienti prese in considerazione hanno ricevuto la diagnosi tra il 2004 e il 2014 e sono state seguite fino alla fine del 2023. Questo ha permesso ai ricercatori di misurare gli esiti a distanza di tempo, andando oltre le valutazioni immediate dopo la terapia.
Il progetto, sostenuto dal Ministero della Salute, ha messo insieme tre fattori decisivi: stadio della malattia al momento in cui viene scoperta, caratteristiche biologiche del tumore e grado istologico. Un'impostazione che consente di distinguere meglio i diversi quadri clinici e di leggere con maggiore precisione le differenze di prognosi.
Per il CRO di Aviano, struttura di riferimento ben conosciuta anche in tutto il Friuli, il lavoro rappresenta un ulteriore tassello dell'attività di ricerca applicata alla pratica clinica quotidiana.
Quando la diagnosi arriva presto i numeri cambiano
Il messaggio più netto riguarda proprio i tumori scoperti in stadio I. In questa fascia, la sopravvivenza netta a dieci anni supera il 90% in tutti i sottotipi molecolari esaminati.
Il valore più alto registrato dallo studio raggiunge il 98,8% nelle forme con recettori ormonali positivi e HER2-negative. La sopravvivenza netta, va ricordato, considera i decessi legati alla malattia oncologica ed esclude quelli dovuti ad altre cause: per questo è uno strumento particolarmente utile nel valutare l'efficacia complessiva dei percorsi di cura.
Secondo l'assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, accanto al numero molto elevato di donne colpite da carcinoma mammario invasivo in Friuli Venezia Giulia, emerge un elemento incoraggiante legato alla crescita della sopravvivenza, favorita da prevenzione e ricerca.
Progressi visibili anche nelle forme più difficili
Lo studio non segnala miglioramenti soltanto nei casi individuati precocemente. Il confronto tra le diagnosi del periodo 2004-2009 e quelle del quinquennio 2010-2014 mostra passi avanti importanti anche in tumori più aggressivi e in fase localmente avanzata.
Tra le donne con carcinoma HER2-positivo, recettori ormonali negativi e stadio III, la sopravvivenza netta a dieci anni è salita dal 48,6% all'87,9%. Un cambiamento molto marcato, coerente con la diffusione delle terapie mirate.
Anche nelle forme triplo-negative in stadio III il quadro è migliorato, con un passaggio dal 28,8% al 42,3%. Resta però un ambito in cui la prognosi continua a essere più complessa e sul quale, di conseguenza, la ricerca deve continuare a concentrarsi.
Screening e Breast Unit al centro del percorso
Un altro dato significativo riguarda la fase della scoperta della malattia: circa metà dei tumori analizzati è stata individuata in stadio I. È un elemento che richiama direttamente il peso dei programmi di screening mammografico nella sanità regionale.
Per Samuele Massarut, direttore del Dipartimento di Chirurgia Oncologica e responsabile della Breast Unit del CRO, riconoscere il tumore nelle prime fasi significa aumentare le possibilità di guarigione e, in molti casi, rendere possibile una chirurgia più conservativa e meno pesante per la paziente.
Alla base dei risultati, sottolinea il lavoro scientifico, c'è anche l'integrazione tra più competenze: dallo screening alla radiologia, dall'anatomia patologica alla chirurgia, fino all'oncologia medica e alla radioterapia.
Perché questi dati contano anche per il Friuli
Fabio Puglisi, professore ordinario di Oncologia medica all'Università di Udine e direttore del Dipartimento di Oncologia Medica del CRO di Aviano, osserva che il tumore mammario non può essere letto come una malattia unica. Stadio, profilo biologico e grado istologico, spiega, vanno valutati insieme per scegliere terapie e controlli successivi in modo realmente personalizzato.
Il valore dello studio sta anche nel ruolo del Registro Tumori del Friuli Venezia Giulia. Come ricorda Luigino Dal Maso, direttore dell'Epidemiologia Oncologica del CRO di Aviano e del Registro Tumori regionale, un registro non serve soltanto a contare i casi, ma anche a capire come cambiano nel tempo gli esiti delle cure e dove restano bisogni ancora aperti.
Per la sanità del Friuli Venezia Giulia, il quadro che emerge è chiaro: il tumore al seno continua a coinvolgere migliaia di donne, ma la possibilità di intercettarlo prima e di trattarlo con strumenti sempre più adatti al singolo caso sta migliorando in modo concreto le prospettive a lungo termine.