Trieste, stretta sugli aiuti in piazza Libertà: Pellegrino attacca la scelta della Prefettura

La consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra contesta i limiti imposti alla distribuzione di cibo e beni essenziali nell’area della stazione.

19 ottobre 2026 11:16
Trieste, stretta sugli aiuti in piazza Libertà: Pellegrino attacca la scelta della Prefettura -
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Nel dibattito triestino sull’accoglienza torna al centro piazza Libertà, punto sensibile davanti alla stazione centrale dove da tempo operano volontari e associazioni impegnati nell’assistenza ai migranti e ad altre persone fragili. A sollevare il caso è Serena Pellegrino, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, che contesta la decisione della Prefettura di limitare la distribuzione di pasti e beni essenziali.

Secondo quanto riferito dalla stessa esponente regionale in una nota, nel fine settimana l’attività verrebbe fermata, mentre negli altri giorni sarebbe consentita solo in una fascia oraria molto ridotta, pari a due ore. Una scelta che, per Pellegrino, colpisce direttamente chi presta aiuto e chi si trova in condizioni di bisogno.

La critica politica sulla gestione del fenomeno

La consigliera definisce il provvedimento un segnale grave sul piano politico e sociale. Nelle sue parole, si tratterebbe dell’effetto di un’impostazione tutta centrata sulla sicurezza, incapace di distinguere tra disagio umano e questioni di ordine pubblico.

Pellegrino sostiene che a Trieste, lungo la rotta balcanica, per anni una parte della società civile abbia colmato carenze istituzionali attraverso un lavoro quotidiano di supporto. Nella sua ricostruzione cita l’associazione Linea d’Ombra, Fornelli resistenti e i molti volontari che in questi anni hanno garantito un aiuto concreto alle persone in arrivo.

Piazza Libertà, un luogo simbolico per la città

Il tema assume un peso particolare proprio per il luogo in cui si inserisce. L’area di piazza Libertà, a ridosso della stazione di Trieste, è da tempo uno dei punti più esposti del capoluogo giuliano sul fronte dei transiti migratori e dell’assistenza immediata a chi arriva in città dopo viaggi difficili.

Per la consigliera regionale, impedire o comprimere eccessivamente la distribuzione di cibo e materiali di prima necessità significa trasformare un gesto di solidarietà in qualcosa da scoraggiare. Una linea che giudica inaccettabile, soprattutto perché riguarda persone stremate e in condizioni precarie.

L’appello a Regione e amministrazione cittadina

Nella nota, Pellegrino chiede un cambio di rotta sia alla Giunta regionale sia al governo della città. A suo giudizio, la tutela della convivenza non passa dalla compressione della dignità delle persone, ma da strumenti di accoglienza, inclusione e riconoscimento dei diritti fondamentali.

L’esponente di Alleanza Verdi e Sinistra insiste sul fatto che offrire un pasto a chi è in difficoltà non possa essere letto come un problema da rimuovere per ragioni di decoro o di gestione degli spazi urbani nel fine settimana. Da qui la richiesta di superare una decisione che, secondo la sua valutazione, finisce per colpire la solidarietà più elementare.

La presa di posizione riaccende così una discussione che a Trieste resta particolarmente sensibile: quella sul confine tra regole di gestione dello spazio pubblico e risposta umanitaria verso chi arriva in città senza riferimenti e con bisogni immediati.

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