Da Artegna a Trieste, l’omaggio del Friuli a Mario Micossi nel centenario della nascita
Nel palazzo del Consiglio regionale una mostra ripercorre il profilo internazionale dell’artista friulano. Consegnata una targa alla nipote Anna.
Il Friuli ritrova uno dei suoi artisti più riconoscibili del Novecento in una sede istituzionale simbolica. A Trieste, negli spazi del Consiglio regionale, è stata aperta una rassegna dedicata a Mario Micossi, nato ad Artegna cento anni fa e diventato nel tempo un nome apprezzato ben oltre i confini italiani.
L’iniziativa è stata allestita nell’Area della Presidenza, al secondo piano del palazzo di piazza Oberdan, e si inserisce nel calendario pensato per ricordare il centenario della nascita del pittore e incisore. Il percorso mette al centro non solo la qualità della sua produzione, ma anche il rapporto mai interrotto con la terra friulana.
Per un territorio come quello gemonese, da cui Micossi proveniva, la mostra rappresenta anche un riconoscimento pubblico a una figura che ha saputo portare il nome del Friuli in contesti artistici internazionali, conservando una forte identità culturale.
Un artista friulano con respiro internazionale
Nel corso dell’inaugurazione, il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin ha richiamato il valore del lavoro svolto dalla Società filologica friulana nel promuovere autori e percorsi culturali legati alla regione. Nel suo intervento ha ricordato come Micossi sia riuscito a costruirsi una reputazione ampia, talvolta più solida fuori dall’Italia che nel nostro Paese.
Bordin ha sottolineato anche la varietà della sua opera, letta come parte del patrimonio culturale friulano. Nel ricordo dell’artista è entrato inoltre il legame con il terremoto del 1976, richiamato come passaggio fondamentale della memoria collettiva del Friuli e del senso di comunità nato attorno a quella tragedia.
Il ricordo della Filologica e il profilo umano
A ricostruire la figura di Micossi sono intervenuti anche il direttore della Società filologica friulana, Feliciano Medeot, e il critico d’arte Gianfranco Ellero. Dai loro contributi è emerso il profilo di un autore capace di far conoscere il Friuli lontano dal Friuli, ma anche quello di una personalità colta, curiosa e vicina al mondo della Filologica.
Il loro racconto ha messo in luce una biografia artistica ricca e sfaccettata, nella quale convivono ricerca tecnica, sensibilità visiva e una forte attenzione per i temi culturali e civili che hanno attraversato la sua epoca.
Le opere esposte tra editoria e incisione
La selezione proposta a Trieste offre una lettura ampia del lavoro di Micossi. Tra i nuclei più significativi compaiono le copertine realizzate per The New Yorker, testimonianza della sua capacità di misurarsi con un linguaggio grafico moderno, brillante e immediatamente riconoscibile.
Accanto a queste, trovano spazio lavori della produzione grafica conservata nelle raccolte del Museo Albertina di Vienna. Il confronto tra le diverse opere aiuta a cogliere l’elasticità espressiva dell’artista, capace di passare dall’illustrazione editoriale alle incisioni con rigore e precisione formale.
Nelle immagini dedicate a New York affiorano ironia, eleganza e attenzione alla vita sociale della grande città. Nei paesaggi montani, invece, si avverte il peso visivo delle cime, costruito con volumi, ombre e un uso raffinato delle tecniche incisorie che rimanda anche alla sua radice friulana.
Il riconoscimento alla famiglia
Durante la cerimonia è stato riservato anche un momento alla famiglia dell’artista. Bordin, insieme a una rappresentanza dei consiglieri regionali, ha consegnato una targa ad Anna, nipote di Mario Micossi, come segno di riconoscenza per il contributo dato dall’autore alla cultura friulana.
L’omaggio istituzionale chiude idealmente un percorso che da Artegna arriva fino ai circuiti culturali internazionali. La mostra triestina restituisce così al pubblico friulano la misura completa di un artista che ha saputo raccontare luoghi lontani senza smarrire il legame con la propria origine.