Acqua, la Regione cambia passo: in Friuli mappa per nuovi bacini e recupero degli invasi esistenti

Nel documento approvato con l’assestamento di bilancio spazio a piccoli e medi bacini, manutenzioni e confronto stabile con consorzi e gestori.

A cura di Web Team Web Team
07 agosto 2026 14:29
Acqua, la Regione cambia passo: in Friuli mappa per nuovi bacini e recupero degli invasi esistenti -
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La gestione dell’acqua entra tra le priorità della programmazione regionale in Friuli Venezia Giulia. Con un indirizzo approvato durante l’assestamento di bilancio, il Consiglio regionale ha indicato una linea precisa: aumentare la capacità di trattenere la risorsa nei periodi favorevoli per ridurre le difficoltà che si presentano quando caldo e mancanza di piogge mettono sotto pressione il territorio.

Per una regione che dispone di importanti risorse idriche, il nodo è soprattutto organizzare meglio l’accumulo. L’obiettivo politico emerso dall’Aula è evitare che l’acqua disponibile nei mesi più generosi venga persa, per poi affrontare criticità nei momenti più delicati per famiglie, campagne e attività produttive.

Il piano indicato dal Consiglio regionale

Il provvedimento, richiamato dal consigliere regionale della Lega Alberto Budai, punta sulla prosecuzione della ricognizione dei luoghi ritenuti adatti alla realizzazione di invasi multifunzionali di dimensioni contenute o intermedie. L’indicazione è quella di privilegiare soluzioni con impatto paesaggistico limitato, capaci però di rafforzare la tenuta complessiva del sistema idrico regionale.

Accanto all’ipotesi di nuove strutture, il documento mette al centro anche ciò che già esiste. La Regione viene infatti chiamata a lavorare sul recupero della capacità di accumulo degli impianti presenti, individuando risorse per interventi di manutenzione e ammodernamento.

Non solo nuove opere: tavolo stabile sulla risorsa idrica

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda il coordinamento tra i soggetti che, a vario titolo, gestiscono o utilizzano l’acqua. Nel testo trova spazio la proposta di un confronto permanente con consorzi di bonifica, gestori del servizio idrico e rappresentanti del comparto agricolo e produttivo.

Il tema, del resto, tocca ambiti molto diversi tra loro. L’acqua serve alla vita quotidiana dei cittadini, alla tenuta delle coltivazioni, agli allevamenti, alle imprese e anche alla protezione del territorio, compresa la risposta ai periodi più esposti al rischio incendi.

Le misure guardano al medio periodo

L’atto non apre da subito una fase di cantieri né definisce un calendario operativo dettagliato. Fissa però una cornice di lavoro per i passaggi successivi della Giunta regionale, con l’idea di spostare l’attenzione da risposte occasionali a una strategia più stabile.

Tra gli indirizzi inseriti c’è pure il sostegno ai progetti legati alla ricarica controllata delle falde, considerata una delle leve possibili dentro le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici e di uso più efficiente delle risorse naturali.

Perché la questione pesa anche per il Friuli

Le settimane segnate dall’emergenza idrica hanno riportato con forza il tema al centro del dibattito pubblico regionale. In questo quadro, la scelta di programmare nuovi invasi e di recuperare quelli già esistenti viene letta come un tentativo di dare maggiore continuità alla disponibilità d’acqua nei periodi più difficili.

Il percorso delineato dal Consiglio regionale ruota attorno a pochi punti concreti: completare la mappatura dei siti idonei, migliorare l’efficienza delle opere già presenti, trovare fondi per gli interventi necessari e mettere in rete i soggetti coinvolti. Per il Friuli, dove il rapporto con la risorsa idrica incide direttamente su agricoltura, servizi e tenuta del territorio, la sfida ora sarà tradurre questi indirizzi in scelte operative verificabili.

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