Trieste, il verde di piazza Sant’Antonio divide: Triestebella contesta i platani nei cassoni
L’associazione chiede interventi più incisivi contro il caldo nel cuore della città: alberi in piena terra, suolo permeabile e confronto prima dei lavori.
Nel centro di Trieste si riapre la discussione su come rendere più vivibili gli spazi urbani durante l’estate. Al centro del confronto ci sono i platani sistemati nei cassoni in piazza Sant’Antonio, una scelta che per Triestebella APS non risolve il problema del caldo e dell’assenza di ombra nelle aree più esposte della città.
L’associazione sostiene che il tema non sia soltanto estetico, ma riguardi in modo diretto la qualità della vita quotidiana di residenti, lavoratori e visitatori. Secondo questa lettura, contenitori e pavimentazioni non sarebbero in grado di offrire un beneficio climatico sufficiente proprio dove le temperature pesano di più.
Per questo Triestebella torna a indicare una linea precisa: meno superfici impermeabili, più terreno libero e alberi messi a dimora direttamente nel suolo. A giudizio dell’associazione, sarebbe questa la risposta più efficace per limitare l’effetto delle isole di calore nel tessuto urbano centrale.
Il punto critico resta il cuore di Trieste
Le osservazioni si concentrano in particolare sulla rinnovata piazza Sant’Antonio, considerata un caso simbolico. Triestebella ritiene che l’intervento realizzato non produca un’ombra adeguata e non garantisca quel sollievo che ci si aspetterebbe in uno spazio pubblico così frequentato.
Nel documento diffuso, l’associazione si dice anche disponibile ad appoggiare il Comune qualora decidesse di aprire un confronto con la Soprintendenza, indicata come contraria alla presenza di alberi vicino a edifici storici e monumentali. Per Triestebella, però, proprio nelle zone più rappresentative della città andrebbero trovate soluzioni che tengano insieme tutela e vivibilità.
La critica viene allargata anche ad altre aree del centro. Viene richiamato il caso di piazza Ponterosso, dove l’assenza di alberature nel restyling è giudicata un’occasione mancata. Secondo l’associazione, la presenza di alberi avrebbe potuto definire meglio lo spazio e renderlo più fruibile nei mesi più caldi.
Manutenzione e costi, i dubbi sollevati dall’associazione
Un altro fronte riguarda la gestione delle piante nel tempo. Triestebella chiede chiarimenti sul controllo dell’esecuzione del progetto e soprattutto sulle modalità con cui verrà garantita la manutenzione dei platani collocati nei contenitori.
Tra le domande poste c’è quella sull’irrigazione: con quale frequenza verrà effettuata e con quali spese. L’associazione teme che alberi sistemati in questo modo dipendano in maniera costante dall’apporto artificiale di acqua, non solo nel pieno della stagione estiva ma anche in altri periodi dell’anno.
Nel mirino finisce anche la conformazione del foro attorno al tronco, giudicato troppo ridotto. Se da una parte limiterebbe l’accumulo di rifiuti nel cassone, dall’altra, secondo Triestebella, renderebbe più difficile perfino il naturale passaggio dell’acqua piovana verso il terreno.
Da qui nasce la contestazione sui costi, perché questa soluzione viene ritenuta impegnativa anche sul piano economico. L’associazione cita inoltre il precedente dei cassoni con rampicanti in piazza Vittorio Veneto, davanti alla Posta Centrale, ricordando che a suo dire per anni non ci sarebbe stata un’irrigazione regolare.
Il confronto si sposta anche online
Nel dibattito entra pure la reazione registrata sui social. Triestebella segnala una forte partecipazione attorno al tema e parla di un interesse cittadino molto ampio per le trasformazioni del centro urbano.
Secondo i dati diffusi dall’associazione, un post pubblicato dal lettore Livio Stefani sulla pagina Facebook di Triestebella ha superato le 23.000 letture, con una crescita molto marcata nelle interazioni tra commenti e reazioni. Un segnale che, nella loro interpretazione, mostra quanto il tema del verde urbano venga percepito come centrale.
Nella presa di posizione viene citato anche l’assessore Michele Babuder, in riferimento agli interventi di mitigazione del caldo al Ferdinandeo e in viale D’Annunzio. Triestebella, però, insiste su un punto: le priorità andrebbero affrontate soprattutto nel cuore di Trieste, dove l’effetto del calore si fa sentire con maggiore intensità. Da qui la richiesta di discutere le scelte urbanistiche prima della conclusione dei lavori, e non solo quando le opere sono già state realizzate.