Trieste al centro del Premio Luchetta 2024: sette riconoscimenti al giornalismo che racconta l’infanzia ferita

Dal 20 al 22 novembre al Teatro Miela le Giornate del Premio. Annunciati i lavori premiati, tra guerre, sfruttamento e diritti negati ai minori.

04 novembre 2026 12:11
Trieste al centro del Premio Luchetta 2024: sette riconoscimenti al giornalismo che racconta l’infanzia ferita -
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Trieste si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più significativi del giornalismo civile: dal 20 al 22 novembre il Teatro Miela ospiterà le Giornate del Premio Luchetta, occasione in cui saranno consegnati i riconoscimenti della ventitreesima edizione del premio internazionale dedicato ai reportage sui diritti dell’infanzia.

L’annuncio dei vincitori porta ancora una volta il capoluogo giuliano al centro di un confronto che parte dai conflitti e arriva alle nuove forme di sfruttamento dei minori. I sette lavori scelti dalla giuria raccontano scenari lontani ma anche passaggi che toccano da vicino il Friuli Venezia Giulia, come il tema della rotta balcanica che approda a Trieste.

A emergere, nell’insieme dei reportage premiati, è una stessa linea narrativa: bambine e bambini schiacciati da guerre, propaganda, traffici illegali, esposizione digitale e violenze economiche. Non solo vittime invisibili, ma soggetti al centro di storie che il premio continua a riportare all’attenzione pubblica.

Il significato del premio per Trieste e per il Friuli Venezia Giulia

La manifestazione rinnova ogni anno la memoria della troupe Rai di Trieste composta da Marco Luchetta, Alessandro Saša Ota e Dario D’Angelo, uccisi a Mostar Est nel 1994 mentre documentavano la condizione dei bambini durante la guerra nei Balcani. A quel ricordo si unisce anche quello di Miran Hrovatin, assassinato a Mogadiscio insieme a Ilaria Alpi.

Per il territorio non è soltanto un evento culturale. È un appuntamento che lega il nome di Trieste a un giornalismo di testimonianza, attento ai contesti internazionali ma capace anche di leggere i confini, le migrazioni e le fragilità che attraversano questa parte d’Europa.

I vincitori della XXIII edizione

Nella sezione TV News è stato premiato Giammarco Sicuro del TG3, Rai, per un servizio realizzato in Cisgiordania. Il lavoro mostra una classe di bambini palestinesi costretta a fare i conti con ostacoli armati e barriere che impediscono l’accesso alla scuola, trasformando la frequenza alle lezioni in una forma di resistenza quotidiana.

Per la Stampa italiana il riconoscimento va a Chiara Nardinocchi de La Repubblica, autrice di un’inchiesta multimediale sul fenomeno dello sharenting. Il lavoro analizza l’esposizione dei minori online, i vuoti normativi e i rischi legati alla trasformazione dei figli in contenuti commerciali sulle piattaforme digitali.

Nella categoria Reportage è stata scelta Giulia Bosetti di Spotlight, RaiNews24, autrice con Umberto Colferai di “Piccoli artigiani di pace”. L’inchiesta entra nel Catatumbo, in Colombia, dove i minori vengono coinvolti nella filiera della coca e nei gruppi armati, raccontando insieme anche i tentativi di sottrarli a quel sistema.

Il premio per la Radiofonia è stato assegnato ad Anna Maria Selini di Altreconomia per il podcast in sei puntate “Bambini senza pace”, dedicato all’area tra Palestina e Israele. Il lavoro attraversa detenzioni minorili, tensioni educative, traumi di guerra e la vita dei più piccoli nelle tendopoli di Gaza.

Per la Stampa internazionale viene premiato il collettivo formato da Maksym Dudchenko, Lina Ivanova, Marian Chupak, Ihor Yushchenko, Yevheniia Motorevska, Ilya Lozovsky ed Elena Loginova. L’inchiesta, sviluppata tra più testate, documenta il sistema con cui la propaganda russa agisce sui teenager ucraini nei territori occupati per formarli e indirizzarli verso una narrazione filomoscovita.

Il riconoscimento dedicato alla Rotta balcanica è stato attribuito ad Annalisa Camilli di Internazionale per l’articolo “La nuova rotta che passa da Trieste”. Il lavoro segue le vicende dei migranti nepalesi arrivati nel capoluogo dopo pesanti forme di sfruttamento subite nell’Est Europa, mettendo in evidenza anche i limiti dell’accoglienza e il ruolo della rete civile.

Per la Fotografia è stato scelto Fabio Polese di El País. Lo scatto premiato ritrae bambini in Myanmar mentre cercano riparo in una trincea improvvisata accanto a una chiesa utilizzata come scuola.

Le parole della giuria e l’appuntamento di novembre

Il presidente della giuria Marco Damilano ha sottolineato la qualità dei lavori premiati e la capacità delle autrici e degli autori di restituire dignità al racconto dei più piccoli, colpiti da guerre, narcotraffico, arruolamenti forzati e sfruttamento dell’immagine. Un giudizio che conferma il profilo del Premio Luchetta nel panorama italiano e internazionale.

Le premiazioni si terranno dunque a Trieste, al Teatro Miela, in giornate che si collocano nel periodo della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Per il Friuli Venezia Giulia sarà ancora una volta un’occasione per ospitare un confronto di rilievo internazionale su informazione, responsabilità pubblica e tutela dei minori.

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