Trieste mette in mostra l’estate estrema: al Cavò un percorso tra mappe, immagini e voci dei cittadini

Dal 9 al 24 ottobre 2026 ingresso libero al Cavò per la tappa finale del progetto La Controra, con mappa partecipativa, opere e fotografie.

06 ottobre 2026 17:23
Trieste mette in mostra l’estate estrema: al Cavò un percorso tra mappe, immagini e voci dei cittadini -
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TRIESTE - Dal 9 ottobre 2026 il Cavò ospita “La lunga estate del ’26”, mostra-installazione che porta dentro uno spazio espositivo il racconto del caldo urbano a Trieste. L’appuntamento, inserito nel programma ufficiale di Barcolana Cultura, è la tappa conclusiva del progetto “La Controra: percezioni climatiche nello spazio urbano” curato da Cizerouno e raccoglie una mappa partecipativa, le opere di Barbara Stefani, le fotografie di Giancarlo Surez e un ambiente sonoro costruito sulle testimonianze dei cittadini.

L’inaugurazione è fissata per venerdì 9 ottobre alle 18.30 in via San Rocco 1a. La mostra resterà aperta fino al 24 ottobre 2026, da mercoledì a sabato, dalle 17.30 alle 19.30. L’ingresso è libero e non serve prenotazione.

Trieste, al Cavò la mostra «La lunga estate del ’26» racconta il caldo urbano

Date, orari e cosa trova il pubblico

Il progetto nasce nell’estate 2026, durante l’ondata di calore che ha attraversato l’Europa e ha portato temperature record anche nelle città italiane. A Trieste, Cizerouno ha avviato una raccolta bilingue italiano-sloveno di memorie, percezioni e segnalazioni sui luoghi più caldi e più freschi della città.

Il risultato è una cartografia condivisa costruita con oltre 240 segnalazioni, che intreccia esperienza quotidiana, memoria individuale e trasformazioni urbane. Al Cavò questa mappa viene esposta in grande formato e resta aperta ai visitatori, che possono aggiungere i propri hot spot e cool spot con nuovi pin colorati, contribuendo così ad ampliare il racconto collettivo.

Trieste, al Cavò la mostra «La lunga estate del ’26» racconta il caldo urbano

La mostra mette insieme linguaggi diversi: la dimensione partecipativa della mappa, il ciclo pittorico di Barbara Stefani, il reportage fotografico di Giancarlo Surez e una sonorizzazione che usa la voce di Zita Fusco insieme alle testimonianze raccolte in questi mesi.

I dati dell’estate e i luoghi segnalati dai cittadini

Accanto alla mappa, una parete riassume alcuni numeri dell’estate appena trascorsa: il mare arrivato a 26,2°C, 61 giorni di disagio bioclimatico, una delle tre estati più dure di sempre, le notti tropicali conteggiate una per una e i 57 gradi misurati da un cittadino al suolo di una fermata dell’autobus senza ombra.

Il percorso espositivo include anche un piccolo glossario che traduce in modo accessibile termini usati per leggere il fenomeno climatico: isola di calore, indice di Thom, notte tropicale, agostamento, filoptosi e cooling poverty.

Trieste, al Cavò la mostra «La lunga estate del ’26» racconta il caldo urbano

Dalle testimonianze e dal sondaggio online del progetto emerge anche una geografia molto precisa dei punti critici in città. Tra gli spazi che i cittadini vorrebbero rendere più freschi tornano spesso le piazze del centro con le fontane monumentali, ma nelle voci raccolte compaiono anche largo Sonnino, piazzale Valmaura e piazzale Cagni.

Le opere di Barbara Stefani e il reportage di Giancarlo Surez

Barbara Stefani, artista triestina, presenta una serie di tondi in bicromia verde e lilla costruiti a partire da materiali documentari, fotografie d’archivio, mappe e immagini della memoria collettiva. Nei lavori esposti emergono figure attraversate dalle ombre delle foglie proiettate sulla pavimentazione. I soggetti scelti sono alcuni dettagli delle fontane di Trieste, richiamati come elementi simbolici in un’estate segnata dalla scarsità d’acqua per persone, piante e animali.

Il reportage fotografico di Giancarlo Surez osserva invece la città nelle ore della controra, documentando quello che accade agli spazi urbani quando la temperatura costringe al ritiro. Nelle immagini compaiono vicoli e piazze tagliati dal sole del mezzogiorno, persone ferme contro un muro, sotto un portico o nell’ombra stretta di un albero, ma anche vuoti urbani che nei mesi più caldi smettono di essere abitati e restano pura architettura.

Trieste, al Cavò la mostra «La lunga estate del ’26» racconta il caldo urbano

Le voci raccolte durante il progetto

L’ambiente sonoro della mostra nasce dalla lettura delle testimonianze raccolte da oltre 50 cittadini. I racconti parlano di un’esperienza del caldo che non riguarda solo il centro storico, ma diversi quartieri e luoghi della vita quotidiana.

Ci sono ricordi d’infanzia legati alla controra trascorsa dietro tapparelle semiabbassate e racconti molto più recenti, in cui quel momento della giornata viene percepito come una forma di confinamento. Tra le immagini restituite dalle testimonianze c’è anche quella di famiglie intere che, in una sera d’estate, hanno dormito su materassi gonfiabili a Barcola per sfuggire al caldo accumulato nelle case.

Trieste, al Cavò la mostra «La lunga estate del ’26» racconta il caldo urbano

“La lunga estate del ’26” è la quarta e ultima tappa del progetto La Controra, finanziato dal Bando a supporto di progetti culturali alla valorizzazione di iniziative di sensibilizzazione sul cambiamento climatico promosso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. L’intervento rientra nel progetto RE-ACTIVE, co-finanziato dall’Unione europea nell’ambito del Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia. Nel bando, La Controra si è classificata terza su 27 progetti valutati, ottenendo il punteggio massimo assoluto nel criterio innovatività e originalità, risultato raggiunto da tre progetti su ventisette.

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