A Venzone il dialogo tra Friuli e Slovenia riparte dalle montagne abitate
Nel borgo simbolo della ricostruzione confronto tra enti, parchi e studiosi su sicurezza, case, servizi e futuro delle comunità alpine.
Il futuro della montagna passa anche da una domanda molto concreta: come continuare a viverla, mantenerla sicura e renderla attrattiva per chi oggi la abita e per chi potrebbe tornarci. Da questo punto è partito a Venzone il convegno “Abitare il Confine – Il paesaggio insegna”, ospitato il 5 ottobre 2026 con un focus che riguarda da vicino il Friuli e il versante sloveno delle Alpi Giulie.
La giornata ha messo attorno allo stesso tavolo Ater Udine, la Riserva della Biosfera transfrontaliera MaB UNESCO Alpi Giulie, il Comune di Venzone, rappresentanti istituzionali, mondo universitario, professionisti e realtà dei parchi dei due Paesi. Il filo conduttore è stato chiaro: i problemi delle aree alpine non si fermano alla linea del confine e chiedono risposte condivise.
Per questo la scelta di Venzone ha avuto un peso particolare. Il paese friulano, segnato dal sisma del 1976 e poi divenuto esempio di ricostruzione, è stato indicato come luogo adatto per ragionare insieme su prevenzione, qualità dell’edilizia, servizi e contrasto allo spopolamento.
Un confronto che guarda alle Alpi Giulie come spazio comune
Ad aprire i lavori sono stati i saluti della presidente di Ater Udine Vanessa Colosetti e del viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Vannia Gava, collegata da remoto. Il primo approfondimento della mattinata, “Il territorio insegna”, ha posto al centro il paesaggio come chiave per leggere i rischi e comprendere meglio le trasformazioni dell’ambiente montano.
Nel dibattito sono intervenuti Uroš Brežan, direttore del Parco nazionale del Triglav, Anna Micelli, presidente dell’Ente parco naturale delle Prealpi Giulie, e il geologo Luca Bincoletto, con il coordinamento di Stefano Santi. Dalle relazioni è emersa l’idea di un sistema naturale unitario, in cui acqua, biodiversità, versanti e comunità locali formano un quadro strettamente collegato tra Italia e Slovenia.
Micelli ha richiamato proprio questa connessione, sottolineando come osservare il paesaggio significhi anche riconoscerne le vulnerabilità e cogliere segnali utili alla tutela del territorio. Un passaggio che, per il Friuli montano, ha un valore pratico oltre che culturale.
La ricostruzione friulana come base per nuove politiche dell’abitare
Uno dei temi più sentiti del convegno ha riguardato il significato stesso dell’abitare in montagna. Per Ater Udine, come ha ricordato Vanessa Colosetti, non si tratta solo di case, ma di un equilibrio che comprende sicurezza strutturale, qualità degli edifici, presenza di servizi e possibilità per una comunità di restare viva nel tempo.
In questo quadro Venzone è stata richiamata non soltanto come simbolo della memoria friulana, ma come esperienza concreta da cui partire. La ricostruzione successiva al terremoto è stata proposta come riferimento per riflettere su modelli replicabili e su esperienze parallele maturate oltreconfine, come quella di Bovec.
Dal confronto è uscita anche un’immagine diversa della montagna: non solo territorio esposto a fragilità, ma spazio in cui costruire opportunità, relazioni e nuove forme di comunità. Una visione che si lega anche ai percorsi avviati in questi giorni in Friuli sul fronte della Protezione civile e della prevenzione.
Case sicure, servizi vicini e contrasto allo spopolamento
Tra gli argomenti affrontati nel corso della giornata ci sono stati la sicurezza del patrimonio edilizio, la riduzione dei rischi e la necessità di trasformare la memoria dei terremoti in strumenti utili per il presente. Il punto non è solo conservare ciò che esiste, ma renderlo adatto alle esigenze attuali delle aree interne.
Secondo quanto emerso, servono collegamenti stabili tra enti, una conoscenza continua dei territori e politiche capaci di tenere insieme recupero dell’esistente, servizi di prossimità e nuove soluzioni abitative. Tra le ipotesi richiamate ci sono anche modelli già sperimentati in altre zone italiane per sostenere il ripopolamento delle aree interne.
Alla giornata hanno preso parte anche l’assessore regionale alle Infrastrutture e al Territorio Cristina Amirante, l’ingegnere e docente dell’Università di Trieste Natalino Gattesco e Lorenzo Puzzi, direttore di Ater Udine e Ater Pordenone. Presenze che hanno dato al confronto un profilo operativo oltre che istituzionale.
L’obiettivo indicato dagli organizzatori è far sì che il dialogo avviato a Venzone non resti un passaggio isolato. L’idea è tradurre il confronto tra Friuli e Slovenia in collaborazioni concrete sull’abitare, partendo da un territorio che della ricostruzione e della capacità di ripensarsi ha fatto una delle sue lezioni più forti.