Trieste 2027, il centrosinistra si ricompatta: Russo si sfila e Gialuz resta il nome più vicino

Il passo indietro dell’esponente dem apre una fase nuova nel campo progressista triestino, ma la candidatura per Palazzo Cheba deve ancora passare dai passaggi politici.

29 ottobre 2026 13:19
Trieste 2027, il centrosinistra si ricompatta: Russo si sfila e Gialuz resta il nome più vicino -
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A Trieste il quadro del centrosinistra diventa più definito, anche se la partita per le comunali del 2027 non è ancora chiusa. Francesco Russo ha annunciato di non voler proseguire nella disponibilità a correre per la carica di sindaco, lasciando così più spazio al profilo di Mitja Gialuz.

La scelta è stata comunicata prima della Direzione provinciale del Partito democratico e segna un passaggio politico rilevante per il fronte progressista cittadino. Non si tratta però, almeno per ora, dell’ufficializzazione del candidato: il nome di Gialuz deve ancora affrontare i percorsi interni del Pd e il confronto con la coalizione.

Il dato politico più netto è dunque l’uscita di scena di Russo dalla corsa per Palazzo Cheba. Nelle motivazioni rese pubbliche, il vicepresidente del Consiglio regionale ha spiegato di non voler trasformare il consenso raccolto attorno al suo nome in un elemento di frattura, indicando nell’unità della coalizione la ragione principale della rinuncia.

Il centrosinistra passa da due ipotesi a un solo profilo

Fino a pochi giorni fa, dentro l’area progressista triestina restavano aperte più strade. Da una parte Russo, dall’altra Gialuz, che aveva già manifestato la propria disponibilità nelle scorse settimane proponendosi come figura civica capace di tenere insieme partiti e società civile.

Con il ritiro di Russo, lo scenario cambia in modo concreto: non c’è più un confronto tra due nomi nello stesso perimetro politico, ma la verifica di una possibile convergenza su uno solo. È un passaggio che può alleggerire la competizione interna, ma non equivale ancora a una proclamazione formale.

Per gli elettori triestini significa soprattutto una cosa: la discussione può iniziare a spostarsi dai nomi al progetto di città, purché la coalizione riesca davvero a trovare una sintesi politica stabile.

Chi è Gialuz e perché il suo nome pesa a Trieste

Mitja Gialuz è una figura molto nota nel capoluogo giuliano. Il suo profilo pubblico è legato anzitutto alla Società velica di Barcola e Grignano e alla Barcolana, evento che da anni rappresenta uno dei simboli più forti dell’identità triestina anche fuori dai confini regionali.

Accanto a questo ruolo, Gialuz è anche docente di procedura penale all’Università di Genova e avvocato. La sua eventuale candidatura porta quindi con sé un doppio elemento: da un lato una forte riconoscibilità cittadina, dall’altro la necessità di tradurre un’immagine civica e organizzativa in una proposta amministrativa concreta.

È proprio questo uno dei punti che la prossima fase dovrà chiarire meglio. Un conto è la disponibilità a candidarsi, altro conto è presentare un programma definito su temi che a Trieste restano centrali: quartieri, mobilità, casa, sviluppo urbano, servizi e rapporto tra porto e città.

I passaggi politici ancora da completare

Il ritiro di Russo non esaurisce l’iter. Nel Pd triestino restano da completare i passaggi negli organismi interni, mentre la coalizione di centrosinistra dovrà a sua volta esprimersi sul nome da sostenere. Solo dopo questi snodi si potrà parlare di candidatura ufficiale.

In questa fase, quindi, la definizione più corretta è che Gialuz rappresenta oggi il profilo con il percorso più aperto. Ma l’investitura politica, quella vera, non è ancora arrivata.

Va ricordato inoltre che la scadenza elettorale è ancora lontana. Le prossime comunali a Trieste sono previste nel 2027, dopo l’ultima tornata del 2021, e i tempi formali della competizione non sono ancora quelli di una campagna già entrata nel vivo.

Russo resta una figura centrale nel dibattito cittadino

La rinuncia alla corsa non coincide con un passo indietro dalla vita politica triestina. Russo mantiene il suo ruolo di vicepresidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e continua a essere uno dei riferimenti dell’opposizione in città.

Il sostegno dichiarato a Gialuz va letto anche in questo senso: non come uscita di scena, ma come tentativo di trasferire peso politico, relazioni e consenso verso una soluzione unitaria. In prospettiva, questo potrebbe aiutare il centrosinistra a presentarsi con maggiore compattezza rispetto a quanto apparso nelle ultime settimane.

Una partita che riguarda tutta la città

Il chiarimento arrivato nel campo progressista non basta, da solo, a definire il quadro complessivo verso il 2027. Anche sugli altri fronti politici la scelta del candidato sindaco non è ancora stata formalizzata, e questo significa che a Trieste la fase attuale resta soprattutto di posizionamento.

Per questo il passaggio di queste ore va letto come un assestamento importante, non come il traguardo finale. Se il centrosinistra riuscirà a chiudere rapidamente il capitolo del nome, il vero banco di prova diventerà il contenuto della proposta politica per la città.

Il punto, per chi vive Trieste e seguirà il cammino verso Palazzo Cheba, è tutto qui: Russo si è fatto da parte, Gialuz è ora il riferimento più forte nel campo progressista, ma la corsa amministrativa non ha ancora un candidato ufficiale né un programma già definito.

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