Tragedia sul Piombada, i due escursionisti partiti dalla Bassa Friulana non sono tornati dalla traversata

Christian Simon, 23 anni, e Alexander Stanger, poco più che ventenne, sono stati trovati senza vita tra Bottai e Piombada dopo giorni di ricerche.

17 maggio 2026 10:44
Tragedia sul Piombada, i due escursionisti partiti dalla Bassa Friulana non sono tornati dalla traversata -
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Dalla pianura friulana alla montagna, per un'escursione di più giorni che si è chiusa nel peggiore dei modi. Christian Simon e Alexander Stanger, due giovani amici arrivati dalla zona di Palazzolo dello Stella verso Sella Chianzutan, sono stati trovati morti lungo la cresta tra Monte Bottai e Monte Piombada, nel territorio di Verzegnis.

Il ritrovamento è avvenuto nella mattinata di sabato 16 maggio 2026, al termine di ricerche concentrate nell'area delle Prealpi Carniche sopra la sella. L'ipotesi su cui si basa la prima ricostruzione è quella di una caduta su un tratto ripido, con neve residua e fondo insidioso, che non avrebbe lasciato scampo ai due escursionisti.

Per il Friuli si tratta di una vicenda che colpisce da vicino anche per il legame con il territorio di partenza: i due ragazzi avevano raggiunto la montagna dalla Bassa Friulana, scegliendo un itinerario che in primavera può cambiare volto nel giro di poche ore, soprattutto in quota.

Chi erano i due giovani trovati senza vita

Christian Simon aveva 23 anni ed era austriaco. Alexander Stanger era cittadino statunitense, residente in Germania, indicato nelle prime informazioni come coetaneo o di poco più grande. Li univa un'amicizia e il progetto di passare alcuni giorni tra sentieri, casere e dorsali delle Prealpi Carniche.

Non emerge il quadro di una semplice uscita improvvisata. I due avevano comunicato ai familiari l'intenzione di fermarsi più giorni in montagna e avevano con sé attrezzatura da escursione. Un elemento che aiuta a collocare la tragedia nel suo contesto reale: non una passeggiata breve, ma una traversata in ambiente che richiede attenzione continua, soprattutto con neve tardiva.

La notizia ha riportato al centro anche la dimensione umana dell'accaduto: due ragazzi partiti per un viaggio in quota e attesi a valle, trasformati nel giro di pochi giorni in persone disperse e poi in vittime di un incidente.

Il percorso dalla Bassa Friulana verso Sella Chianzutan

La loro uscita era iniziata dalla zona di Palazzolo dello Stella. Da lì si erano spostati verso la Carnia, raggiungendo Sella Chianzutan, punto di accesso a diversi itinerari sopra Verzegnis. In quell'area avrebbero lasciato i mezzi per proseguire a piedi verso le quote più alte.

Tra gli elementi utilizzati per ricostruire il tragitto ci sono anche le tracce del loro passaggio lungo il percorso. Casera Avrint e Monte Bottai risultano infatti tra i punti che hanno aiutato a restringere l'area da controllare. Questo dettaglio ha indirizzato le verifiche verso la dorsale successiva, quella che porta al Piombada.

Proprio lì, in un settore più esposto rispetto ai tratti iniziali, si sarebbe consumato l'incidente. La zona alterna pendii erbosi, passaggi di cresta e punti dove la neve rimasta in maggio può rendere instabile anche un itinerario che, in condizioni asciutte, appare più abbordabile.

La cresta tra Bottai e Piombada al centro della ricostruzione

Il tratto dove sono stati individuati i corpi si trova tra Monte Bottai e Monte Piombada, sopra Sella Chianzutan. È un ambiente prealpino che non presenta necessariamente l'aspetto severo delle grandi pareti, ma proprio per questo può essere sottovalutato.

Su queste dorsali il pericolo nasce spesso da fattori combinati: erba ripida, neve bagnata o dura, esposizione e pendenza. Basta una perdita di aderenza perché la caduta diventi impossibile da arrestare. Le prime ricostruzioni parlano infatti di un volo di decine di metri dopo una scivolata lungo la cresta.

Sarà il lavoro dell'autorità giudiziaria e della medicina legale a definire con maggiore precisione tempi e modalità dell'accaduto. Al momento, però, il quadro resta quello di un incidente di montagna senza elementi che facciano pensare ad altro.

Le ricerche e il recupero in quota

L'allarme è scattato dopo il mancato rientro. Da quel momento l'area attorno a Sella Chianzutan è stata battuta da più squadre, con il coinvolgimento di Soccorso Alpino, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Protezione civile e personale specializzato in ambiente impervio.

Le verifiche hanno interessato sentieri, ricoveri, creste e versanti compatibili con l'itinerario seguito dai due giovani. Il recupero dei corpi ha richiesto l'impiego dell'elicottero, soluzione spesso indispensabile quando il punto da raggiungere si trova su un pendio esposto o in un canalone difficile da avvicinare da terra.

In operazioni di questo tipo il fattore tecnico pesa quanto quello umano: muoversi in sicurezza per i soccorritori, valutare il terreno e sfruttare le finestre utili per il volo sono passaggi decisivi, soprattutto in una zona dove le condizioni possono cambiare rapidamente.

Una montagna friulana che in primavera chiede prudenza

La tragedia riporta l'attenzione su un aspetto ben noto a chi frequenta le montagne del Friuli Venezia Giulia: a metà maggio non sempre la quota offre condizioni già estive. Sopra i 1.500 metri possono restare neve compatta, tratti gelati, erba viscida e passaggi dove il margine d'errore si riduce al minimo.

Nel caso del Piombada la criticità non sembra legata a un evento eccezionale, ma a una combinazione frequente e per questo spesso sottovalutata: terreno inclinato e innevato su una cresta prealpina. È una situazione in cui anche un'escursione programmata con cura può trasformarsi in tragedia.

La morte di Christian Simon e Alexander Stanger lascia prima di tutto il dolore per due vite spezzate troppo presto. Per il Friuli resta anche un richiamo concreto a leggere la montagna per le condizioni reali del momento, non per come appare sulla carta o nei racconti della bella stagione.

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