Tagliamento, il nodo del basso corso resta aperto: nuova pressione in Regione su deleghe e manutenzione

Dal Consiglio regionale torna la richiesta di chiarire il passaggio di competenze e di garantire interventi regolari tra alveo, argini e controlli.

29 agosto 2026 12:28
Tagliamento, il nodo del basso corso resta aperto: nuova pressione in Regione su deleghe e manutenzione -
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Nel tratto finale del Tagliamento, quello che più direttamente riguarda il territorio friulano esposto alle criticità del fiume, la gestione continua a ruotare attorno a un passaggio di competenze che non si è ancora chiuso. È da qui che riparte l’iniziativa della consigliera regionale Maddalena Spagnolo, che ha presentato una nuova interpellanza per ottenere tempi e risposte su un dossier fermo da anni.

Il punto politico è concreto: senza un assetto definito tra Stato e Regione Friuli Venezia Giulia, secondo la consigliera, diventa difficile assicurare una programmazione stabile per pulizia dell’alveo, cura degli argini e attività di sorveglianza. Un tema che nel basso corso del fiume ha riflessi diretti sulla sicurezza e sulla prevenzione.

Che cosa chiede l’interpellanza

Spagnolo domanda alla Regione a che stadio sia l’iter per trasferire il tratto finale del Tagliamento dall’amministrazione statale a quella regionale. Chiede inoltre quali passi siano stati compiuti per arrivare a un’intesa tra i soggetti coinvolti, così da non lasciare la manutenzione affidata a interventi discontinui.

Nella sua ricostruzione, uno dei problemi principali riguarda proprio la mancanza di continuità operativa. La consigliera segnala la presenza di formazioni insulari nell’alveo e di vegetazione accumulata che, in caso di piena, potrebbe creare ulteriori criticità in corrispondenza dei piloni dei ponti.

Un trasferimento previsto ma non ancora concluso

Il basso corso del Tagliamento, ricorda l’esponente di Futuro nazionale, è ancora sotto competenza statale attraverso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Provveditorato interregionale alle opere pubbliche. Proprio questo assetto, secondo Spagnolo, non avrebbe garantito nel tempo la necessaria rapidità nella gestione ordinaria.

Il passaggio alla Regione era stato già delineato dal decreto legislativo 46 del 2018, ma mancano ancora gli atti attuativi indispensabili per renderlo effettivo. Per questo l’interpellanza punta anche a capire quale attività abbia svolto finora la direzione regionale competente per chiudere la procedura.

Gli impegni già assunti a Trieste

La questione, in realtà, non arriva oggi per la prima volta nell’aula regionale. Spagnolo richiama un ordine del giorno collegato alla legge di Stabilità 2021, con cui la Giunta si era impegnata a portare avanti il trasferimento delle competenze e dei beni demaniali dallo Stato alla Regione.

In parallelo, sempre secondo quanto ricordato dalla consigliera, era stato indicato anche l’obiettivo di costruire un accordo con gli enti presenti sul territorio per garantire, nell’attesa, la manutenzione ordinaria del fiume. Un passaggio che, a suo giudizio, non avrebbe però prodotto risultati concreti.

Da qui il nuovo affondo politico, dopo un’ulteriore interpellanza depositata il 13 novembre 2024 sul tema delle manutenzioni ordinarie e straordinarie degli alvei e degli argini e dopo un altro ordine del giorno approvato durante la legge di Stabilità 2026.

Il richiamo all’audizione in Commissione

Tra gli elementi citati nell’ultima iniziativa c’è anche quanto emerso il 22 giugno 2026 durante l’audizione in IV Commissione della Commissione paritetica. In quella sede, riferisce Spagnolo, sarebbe emerso che dagli uffici regionali non sarebbe arrivato l’impulso necessario per portare la questione all’ordine del giorno con il relativo supporto istruttorio.

Dopo quell’appuntamento, la consigliera afferma di aver inviato un’istanza urgente all’assessore Fabio Scoccimarro e al presidente Massimiliano Fedriga, chiedendo di accelerare il percorso. L’obiettivo dichiarato è sapere se il basso corso del Tagliamento potrà contare finalmente su una gestione programmata, invece che su interventi episodici.

Il peso della memoria sul territorio

Nella sua presa di posizione, Spagnolo lega il tema anche alla storia del Friuli e alle piene che hanno segnato il territorio. Il riferimento è al 61esimo anniversario dell’alluvione del 2 settembre 1965, cui seguì quella del 4 novembre 1966, eventi che lasciarono conseguenze pesanti in termini di vittime e danni.

Secondo la consigliera, a distanza di decenni restano ancora aperte due partite: quella delle opere ritenute risolutive a monte di Latisana e quella di una manutenzione regolare del basso corso. È su questo doppio fronte che ora viene chiesto alla Regione di chiarire tempi, responsabilità e prossime decisioni.

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