StarTech, stipendi fermi per centinaia di addetti: il caso Trieste torna al centro del confronto in Regione
AVS sollecita un chiarimento immediato sulla tenuta finanziaria del sito triestino e chiede strumenti di tutela per i dipendenti.
La questione più urgente, a Trieste, oggi riguarda le buste paga che non arrivano. Nello stabilimento StarTech più di 300 dipendenti aspettano ancora lo stipendio e, secondo quanto denunciato da Alleanza Verdi e Sinistra, manca anche un'indicazione precisa sui tempi del pagamento.
La vicenda è rientrata con forza nel dibattito politico regionale attraverso una presa di posizione della consigliera Serena Pellegrino e di Elisa Moro, segretaria triestina di Sinistra Italiana. Per le due esponenti, la crisi non può più essere letta come una fase di semplice difficoltà aziendale, perché l'impatto coinvolge direttamente centinaia di famiglie del territorio.
Le buste paga diventano il nodo più pesante
Nel confronto pubblico di queste ore, il punto centrale non è solo la prospettiva industriale del sito, ma la ricaduta immediata sui lavoratori. L'assenza degli stipendi, unita all'incertezza sulla data di accredito, viene indicata come il segnale più evidente della gravità del momento attraversato dall'azienda.
Per Prima Friuli, il caso StarTech assume così un rilievo che va oltre il perimetro dello stabilimento triestino: quando una realtà produttiva entra in affanno, a risentirne è l'intero tessuto economico e sociale collegato al lavoro, ai consumi e alla stabilità delle famiglie.
Le contestazioni di AVS a proprietà e istituzioni
Pellegrino e Moro chiamano in causa sia la proprietà sia il livello istituzionale. La richiesta rivolta alla Regione è quella di rompere il silenzio e ottenere dalla società un quadro chiaro sulle condizioni finanziarie e sulle reali prospettive dello stabilimento.
La consigliera regionale ricorda inoltre di aver già portato il tema in Consiglio con un'interrogazione dedicata alla solidità dell'azienda, al profilo degli investitori e alla disponibilità effettiva delle risorse annunciate per il rilancio. Secondo quanto riferito nella nota, a quell'atto non sarebbe seguito un riscontro.
Investitori, liquidità e piano di rilancio sotto osservazione
Al centro delle critiche c'è la tenuta economica dell'impresa. Nella lettura di AVS, una carenza strutturale di liquidità avrebbe inciso in modo determinante sull'attuale blocco, mentre le rassicurazioni arrivate nei mesi scorsi non avrebbero trovato conferma concreta.
Tra i punti ritenuti ancora poco definiti ci sono anche gli investitori indicati in passato come parte del percorso di rilancio. Proprio su questo aspetto, secondo le esponenti del centrosinistra, sarebbero rimaste troppe incertezze, già emerse nei mesi precedenti attorno al piano industriale.
Le richieste: tutele sul reddito e regia pubblica
Fra le misure invocate ci sono l'attivazione degli ammortizzatori sociali per garantire una copertura ai dipendenti e una gestione pubblica più trasparente della vertenza. L'obiettivo indicato è duplice: difendere i posti di lavoro e non disperdere il patrimonio tecnologico legato al sito produttivo di Trieste.
Nella presa di posizione viene anche richiamato il recente dibattito sull'Assestamento di bilancio regionale. A fronte di un quadro descritto come solido sul piano delle risorse, Pellegrino contrappone la crisi StarTech come esempio di una fragilità industriale che chiede risposte immediate e verificabili.
Per ora, però, il dato che pesa più di ogni dichiarazione resta quello denunciato da AVS: oltre 300 lavoratori attendono ancora il pagamento delle spettanze. Ed è su questo terreno, prima ancora che sullo scontro politico, che si misura l'urgenza della vertenza triestina.