Sicurezza sul lavoro, da Udine il richiamo a non ignorare gli incidenti sfiorati
Nella giornata dell’11 ottobre torna il nodo della prevenzione: i near miss, spesso trascurati, possono rivelare problemi reali nei luoghi di lavoro.
Un attrezzo che si blocca all’ultimo momento, una caduta evitata per un soffio, un oggetto che finisce a terra senza colpire nessuno: episodi del genere nei luoghi di lavoro vengono spesso archiviati come semplici inconvenienti. In realtà, proprio da questi segnali può partire una prevenzione più efficace.
Il tema torna al centro l’11 ottobre 2026, nella Giornata nazionale dedicata alle vittime degli incidenti sul lavoro. A rilanciarlo è anche Gruppo Scudo, realtà con sede a Udine specializzata nella sicurezza, che invita aziende e lavoratori a considerare con attenzione i cosiddetti near miss, cioè i mancati infortuni.
Si tratta di situazioni in cui il danno non si verifica, ma il pericolo c’è stato. È il caso, per esempio, di uno scivolamento senza conseguenze, del malfunzionamento di un macchinario risolto appena in tempo o di materiale caduto senza ferire nessuno. Eventi che non lasciano feriti, ma possono mettere in luce difetti nelle procedure, nell’organizzazione o nei comportamenti quotidiani.
Perché i mancati infortuni contano davvero
Secondo Andrea Pez, amministratore delegato di Gruppo Scudo, un episodio sfiorato non va trattato come se non fosse accaduto nulla. Al contrario, rappresenta un elemento prezioso per capire dove il sistema di sicurezza mostra fragilità e dove intervenire prima che il rischio si trasformi in un fatto ben più grave.
Il passaggio decisivo, in quest’ottica, è la segnalazione tempestiva. Registrare l’accaduto serve, ma da solo non basta: occorre ricostruire le cause, leggere il contesto e valutare quali correzioni adottare per evitare che la stessa situazione si ripeta.
Le regole introdotte per le imprese
Negli ultimi mesi il tema ha trovato spazio anche sul piano normativo. Il Decreto-Legge 159/2025 ha previsto per le aziende con oltre 15 dipendenti l’obbligo di individuare, tracciare e analizzare i near miss. Per le realtà più piccole non c’è una comunicazione telematica obbligatoria, ma resta utile una registrazione interna dei casi, anche in funzione dell’aggiornamento del Documento di valutazione dei rischi.
L’indicazione, però, non può ridursi a una pratica burocratica. Inserire un episodio in un database o in un registro non produce effetti concreti se poi non si verifica che cosa non ha funzionato e se le misure adottate hanno davvero corretto il problema.
I dati che riportano l’attenzione sulla prevenzione
A rendere ancora più evidente la questione ci sono i numeri più recenti diffusi dall’INAIL e richiamati in occasione della giornata dell’11 ottobre. Nei primi sette mesi del 2026, in Italia, le denunce di infortunio sul lavoro sono state 368.085, con un incremento del 5,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I casi mortali denunciati sono stati 595.
Numeri che rafforzano un messaggio semplice: la sicurezza non si gioca soltanto dopo un incidente, ma anche nella capacità di riconoscere per tempo i segnali più deboli, quelli che spesso passano inosservati nella routine quotidiana.
Il richiamo che parte anche dal Friuli
Per la società udinese, la cultura della prevenzione si costruisce con un percorso preciso: osservare ciò che accade, favorire la segnalazione, analizzare le cause e poi correggere. È un metodo che punta a intervenire prima del danno, non dopo.
Gruppo Scudo ha sede legale e operativa in via Generale Carlo Caneva 1 a Udine ed è presente anche con filiali a Cordenons, Noale, Tolmezzo e Milano. Il richiamo lanciato in questa ricorrenza parla anche al tessuto produttivo friulano: non aspettare l’infortunio per accorgersi che un rischio era già sotto gli occhi di tutti.