Scuole, nel Nord-Est un edificio su cinque è ancora senza tre certificazioni: il tema resta aperto anche in Friuli
Nel quadro nazionale il Nord-Est mostra i numeri più bassi insieme al Nord-Ovest, ma restano 1.475 strutture senza documentazione completa.
Il Nord-Est presenta un dato meno pesante rispetto ad altre aree del Paese, ma il quadro sull’edilizia scolastica resta tutt’altro che secondario. Nell’anno scolastico 2023/2024 gli edifici senza tre certificazioni fondamentali — agibilità, prevenzione incendi e impianti termici — erano 1.475 su 7.001, pari al 21,1% del totale censito.
È il dato richiamato dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che riporta l’attenzione su un aspetto decisivo anche per il Friuli: la regolarità amministrativa delle scuole e la capacità degli enti proprietari di portare a termine verifiche, adeguamenti e pratiche necessarie.
Il confronto con il resto d’Italia
Nel panorama nazionale, il Nord-Est è l’area con l’incidenza più contenuta dopo il Nord-Ovest, dove la quota si attesta al 22,6% con 2.238 edifici interessati su 9.900. Più marcata la situazione nel Centro, che arriva al 43,9%, e nel Mezzogiorno, dove si sale al 45,4%.
Il valore più alto si registra nelle Isole, con il 53,8%. Tradotto: tra il Nord-Est e quest’ultima area c’è uno scarto di 32,7 punti percentuali. In termini assoluti, invece, è il Sud a concentrare il numero maggiore di strutture coinvolte.
Su scala italiana gli edifici scolastici censiti erano 39.993. Di questi, 14.512 risultavano privi contemporaneamente delle tre certificazioni considerate. Una quota rilevante, superiore a un terzo del patrimonio rilevato.
Perché il dato non va letto in modo automatico
Il Coordinamento sottolinea un passaggio importante: la mancanza della certificazione non coincide in modo meccanico con una condizione materiale di pericolo. Allo stesso tempo, però, l’assenza della documentazione completa non è un dettaglio formale, perché proprio da quegli adempimenti dipende la verifica della conformità degli immobili.
Va considerato anche un altro elemento: i numeri riferiti al 2023/2024 potrebbero non comprendere interventi chiusi o regolarizzazioni completate in una fase successiva. Resta comunque il tema della trasparenza dei dati aggiornati, che per famiglie, personale scolastico e amministrazioni locali è centrale.
Il ruolo degli enti e la scadenza da tenere d’occhio
Secondo il CNDDU, le differenze territoriali dipendono anche dalla capacità amministrativa degli enti competenti, dalla programmazione dei lavori e dall’utilizzo effettivo delle risorse disponibili. Progettazione, affidamenti, cantieri e chiusura delle pratiche richiedono tempi e competenze che non ovunque procedono con la stessa velocità.
Il quadro normativo assegna agli enti territoriali gli oneri legati alla realizzazione e alla manutenzione degli edifici scolastici. Per l’agibilità il riferimento è l’articolo 24 del D.P.R. 380 del 2001, mentre sul fronte antincendio il decreto interministeriale del 31 marzo 2026 ha fissato un percorso graduale di adeguamento dentro la scadenza già prevista del 31 dicembre 2027.
Proprio quella data viene indicata come il passaggio su cui misurare risultati concreti. Il punto, nella lettura del Coordinamento, non è accumulare nuove ricognizioni senza effetti pratici, ma verificare quanti edifici siano stati davvero regolarizzati, quanti interventi siano ancora aperti e dove servano ulteriori risorse o una macchina amministrativa più efficace. Anche per il Friuli, più che il confronto statistico con altre zone d’Italia, conta questo: capire se le scadenze saranno rispettate e con quale livello di aggiornamento pubblico sullo stato reale delle scuole.