Scarti del verde, via libera in Commissione agli incentivi regionali: nodo aperto sui piccoli impianti

Parere favorevole al regolamento che stanzia 100mila euro nel 2026 per nuove strutture in Friuli Venezia Giulia. Discussione accesa sul limite minimo di capacità.

28 ottobre 2026 14:35
Scarti del verde, via libera in Commissione agli incentivi regionali: nodo aperto sui piccoli impianti -
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La Regione prova a rafforzare la rete degli impianti destinati a trattare gli scarti della manutenzione del verde, ma il confronto politico si è subito concentrato su un punto molto concreto: chi potrà davvero accedere ai contributi e chi, invece, rischia di restarne fuori.

La IV Commissione del Consiglio regionale ha espresso parere favorevole, a maggioranza, sul regolamento attuativo collegato alla legge regionale 19/2025. Le opposizioni hanno votato contro, mentre nel dibattito sono emerse perplessità anche all'interno della stessa maggioranza, soprattutto per la soglia minima richiesta agli impianti.

La misura mette sul tavolo 100mila euro per il 2026 e punta a sostenere la realizzazione di nuove strutture attraverso contributi in regime de minimis, fino alla metà della spesa ritenuta ammissibile. Secondo le stime illustrate durante i lavori, le risorse potrebbero bastare per finanziare tre o quattro nuovi interventi.

Il quadro regionale degli impianti

Dai dati riferiti al 2024 risulta che in Friuli Venezia Giulia operano 25 impianti dedicati al trattamento dei residui vegetali. Di questi, 7 superano la capacità di 1.000 tonnellate annue e il potenziale complessivo di trattamento indicato arriva a 85mila tonnellate.

Nel corso della seduta è stato inoltre ricordato che il materiale prodotto in regione non viene conferito fuori dai confini regionali, mentre dal Veneto arrivano 36mila tonnellate. Un elemento che ha riportato al centro il tema dell'equilibrio della filiera e del rapporto tra fabbisogno locale e flussi in ingresso.

Il punto più discusso: il limite delle 1.000 tonnellate

La questione che ha acceso maggiormente il confronto riguarda il requisito minimo fissato dal regolamento: per accedere ai contributi, l'impianto deve avere una capacità annua di almeno 1.000 tonnellate. Una soglia giudicata troppo alta da diversi consiglieri, perché ritenuta poco adatta alla struttura produttiva diffusa sul territorio.

Lucia Buna, consigliera della Lega, ha osservato che un'impostazione di questo tipo rischia di lasciare ai margini le realtà economicamente più fragili, come piccoli artigiani e operatori del settore del verde. Sulla stessa linea anche Alberto Budai, che ha richiamato l'esigenza di trasformare i residui della manutenzione in una risorsa e non in un problema gestionale per le imprese più piccole.

Secondo questa impostazione, il pericolo è concentrare gli aiuti su poche strutture di grandi dimensioni invece di favorire una presenza più distribuita sul territorio regionale. Proprio per questo Buna ha depositato osservazioni specifiche sul parametro delle 1.000 tonnellate, che saranno esaminate prima dell'approvazione definitiva da parte della Giunta.

L'assessore regionale alla Difesa dell'ambiente, Fabio Scoccimarro, ha spiegato che quel limite risponde a una scelta di cautela sul piano ambientale: per impianti di tale dimensione sono infatti previsti accorgimenti come la pavimentazione e sistemi per il trattamento delle acque.

Le critiche delle opposizioni sul percorso scelto

Le minoranze hanno contestato non solo il contenuto del regolamento, ma anche il metodo seguito nell'approvazione. Diego Moretti del Pd ha messo in evidenza le differenze emerse nella maggioranza, chiedendo perché il testo non sia stato ritirato per essere corretto e poi riportato in Commissione.

Marco Putto, del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, ha definito poco ordinato procedere al voto affidandosi a una semplice annotazione verbale. Furio Honsell, di Open Sinistra Fvg, ha sostenuto che il provvedimento avrebbe richiesto un passaggio di approfondimento ulteriore prima dell'esame finale.

Nel merito, Massimiliano Pozzo ha condiviso la necessità di non trascurare il tessuto delle piccole imprese, mentre Andrea Carli ha chiesto alla Giunta di chiarire quale strategia intenda perseguire: concentrare le risorse su pochi impianti più grandi oppure favorire una rete più capillare di strutture minori.

Ulteriori dubbi sono stati espressi da Serena Pellegrino, che ha richiamato l'attenzione sul rischio di creare una filiera economica capace di attrarre materiale da fuori regione. Nicola Conficoni ha infine posto una domanda molto pratica sull'efficacia della misura: quante domande potranno essere soddisfatte con lo stanziamento previsto. Il passaggio in Commissione, dunque, non chiude la discussione, ma fotografa un tema destinato a pesare ancora nel confronto regionale dei prossimi mesi.

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