Sanità e ricerca, il Parco Genetico FVG torna nei paesi: nuova fase anche in Friuli dal 2026

A 18 anni dalla prima indagine riparte il monitoraggio in sei comunità regionali: si comincia da Sauris, poi Illegio, Resia, Clauzetto, Erto e Casso e San Martino del Carso.

05 ottobre 2026 09:50
Sanità e ricerca, il Parco Genetico FVG torna nei paesi: nuova fase anche in Friuli dal 2026 -
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Sei comunità del Friuli Venezia Giulia saranno di nuovo coinvolte in uno dei progetti scientifici più rilevanti nati sul territorio regionale. Dopo quasi due decenni, il Parco Genetico FVG riapre infatti il confronto con i residenti per aggiornare il patrimonio di dati costruito nella prima fase dello studio.

Il nuovo percorso prenderà avvio il 12 ottobre 2026 da Sauris e proseguirà nei mesi successivi con altre tappe già individuate. Per le comunità interessate non si tratta soltanto di una nuova raccolta di informazioni, ma anche di un ritorno diretto dei ricercatori nei paesi che avevano partecipato al progetto originario.

Un lavoro che riparte dai territori

I centri coinvolti sono Sauris, Illegio, San Martino del Carso, Resia, Erto e Casso e Clauzetto. L'obiettivo del follow-up è verificare come siano cambiati nel tempo i dati emersi nella prima indagine e ampliare il quadro delle conoscenze già disponibile.

Il calendario già definito prevede, dopo l'appuntamento di ottobre a Sauris, una tappa a Illegio nel mese di novembre e poi un incontro a San Martino del Carso a gennaio. In seguito il programma raggiungerà anche gli altri comuni interessati. Date e modalità di partecipazione saranno comunicate attraverso i canali ufficiali delle amministrazioni locali.

Oltre duemila partecipanti nella prima fase

La base da cui riparte il progetto è ampia. Nella sua prima edizione erano state coinvolte più di 2.200 persone nei sei territori, creando un archivio di dati che ha sostenuto negli anni numerose attività di ricerca.

Da quel lavoro sono nati oltre 60 contributi scientifici pubblicati su riviste specialistiche, insieme a collaborazioni con gruppi e consorzi internazionali. Il progetto era stato avviato per analizzare il peso dei fattori genetici e ambientali nelle patologie e nei tratti complessi, costruendo nel tempo un patrimonio di conoscenze che ora verrà aggiornato.

Il rapporto con i residenti resta centrale

Uno degli aspetti più rilevanti di questa nuova fase riguarda il ritorno nelle comunità. Gli incontri serviranno infatti anche a condividere con gli abitanti i risultati maturati negli anni e a mantenere aperto il dialogo tra cittadini, medici e ricercatori.

Secondo l'impostazione del progetto, il contributo delle persone coinvolte non è limitato al profilo sanitario o genetico. Nello studio continuano ad avere peso anche la storia dei luoghi, gli elementi culturali e le peculiarità sociali dei singoli paesi, che aiutano a leggere in modo più completo i dati raccolti.

Chi segue il nuovo ciclo di attività

Il follow-up è coordinato nell'ambito della collaborazione tra IRCCS Burlo Garofolo e Università degli Studi di Trieste, con il sostegno delle Fondazioni Casali e di Beneficentia Stiftung. Nelle attività saranno impegnati anche giovani medici specializzandi e ricercatori, chiamati a lavorare sulla raccolta delle informazioni e sul confronto diretto con le comunità locali.

Per il Friuli Venezia Giulia si tratta di un passaggio importante, perché consente di dare continuità a un progetto che unisce ricerca scientifica e presenza sul territorio. Il ritorno nei sei comuni non rappresenta quindi solo un aggiornamento tecnico, ma anche un nuovo momento di relazione con le popolazioni che hanno contribuito a costruire questo percorso.

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