Sangion porta il tema dell’AI a Palazzo Madama: meno pratiche, più risorse per i servizi pubblici
L’imprenditore di Pordenone ha discusso al Senato con Lucio Malan del ruolo dell’intelligenza artificiale nella macchina pubblica e nel sistema produttivo.
Dal Friuli arriva al Senato una proposta che punta a incidere su uno dei nodi più sentiti da imprese e cittadini: il peso della burocrazia. Michele Sangion, imprenditore pordenonese impegnato nell’innovazione tecnologica, ha presentato a Lucio Malan, presidente del gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia a Palazzo Madama, una riflessione sull’uso dell’intelligenza artificiale per alleggerire procedure, tempi e costi della pubblica amministrazione.
Il punto centrale del confronto è stato l’impiego di strumenti digitali avanzati per riorganizzare attività amministrative oggi lente e frammentate. Nell’idea illustrata da Sangion, l’automazione delle operazioni ripetitive e una gestione più evoluta dei documenti potrebbero rendere più rapido il lavoro degli uffici e, allo stesso tempo, liberare risorse economiche da destinare ad ambiti come sanità, assistenza e welfare.
Un tema che riguarda da vicino anche il Friuli Venezia Giulia
Per una regione come il Friuli Venezia Giulia, dove il tessuto economico è sostenuto da piccole e medie imprese, filiere industriali e attività orientate ai mercati esteri, il funzionamento della macchina pubblica non è un aspetto secondario. Procedure più snelle e tempi amministrativi più brevi possono tradursi in un vantaggio concreto per aziende, professionisti e famiglie.
Il ragionamento si allarga poi all’intero Nordest. In un’area fortemente manifatturiera, una pubblica amministrazione più moderna viene letta come un fattore capace di sostenere produttività e competitività, riducendo quegli ostacoli che spesso rallentano investimenti, pratiche e accesso ai servizi.
La proposta: usare l’AI per alleggerire i costi dello Stato
Secondo Sangion, l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento utile per rivedere il funzionamento di molti passaggi amministrativi. L’obiettivo non è sostituire le responsabilità istituzionali, ma affiancare il lavoro umano con sistemi capaci di velocizzare l’istruttoria delle pratiche, semplificare i flussi e migliorare l’organizzazione dei servizi.
«L'intelligenza artificiale rappresenta un'opportunità straordinaria per modernizzare lo Stato. Attraverso l'automazione dei processi burocratici possiamo ridurre sensibilmente i costi della pubblica amministrazione e rendere i servizi più efficienti. Con una strategia nazionale seria e investimenti mirati, i risparmi ottenuti potrebbero contribuire nel tempo anche alla riduzione del debito pubblico, liberando risorse da destinare a settori fondamentali come la sanità, l'assistenza sociale e il welfare. La tecnologia deve diventare uno strumento concreto per migliorare la qualità della vita dei cittadini», ha sottolineato l’imprenditore pordenonese.
Un simile passaggio, naturalmente, richiede investimenti, competenze e una revisione dei processi interni. La possibile entità dei risparmi andrebbe valutata con analisi economiche specifiche, insieme a percorsi di formazione del personale e a un impianto che mantenga il controllo umano sulle decisioni più delicate.
Mercato in crescita, adozione ancora limitata
Il dibattito si inserisce in un contesto nazionale in forte movimento. In base ai dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato italiano del settore ha raggiunto quota 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 50% rispetto all’anno precedente.
Nonostante questa accelerazione, la diffusione concreta nelle imprese resta ancora parziale. Secondo l’ISTAT, nel 2025 solo il 16,4% delle aziende italiane con almeno dieci addetti utilizzava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale. Un dato che segnala quanto spazio ci sia ancora, soprattutto per le realtà più piccole, molto presenti anche in Friuli.
Software italiani e prossimi confronti istituzionali
Nel colloquio a Palazzo Madama è emerso anche un altro aspetto: il valore delle tecnologie sviluppate in Italia. Il tema della sovranità tecnologica, in questo quadro, riguarda la capacità del Paese di sostenere software, piattaforme e algoritmi proprietari nati all’interno del sistema produttivo nazionale.
«Il Triveneto rappresenta una delle aree produttive più dinamiche del Paese, con una straordinaria capacità di innovare ed esportare. Oggi questa vocazione deve estendersi anche all'intelligenza artificiale. Non possiamo limitarci a utilizzare tecnologie progettate all'estero: dobbiamo riconoscere il valore delle soluzioni italiane e creare le condizioni affinché possano competere sui mercati internazionali», ha evidenziato Sangion.
Dal confronto con Malan, secondo quanto emerso, sarebbe nata anche la volontà di proseguire l’approfondimento con ulteriori appuntamenti istituzionali. Per il Friuli Venezia Giulia il tema non riguarda soltanto l’innovazione in senso stretto: significa capire come mettere la trasformazione digitale al servizio di un’economia territoriale competitiva e di servizi pubblici più vicini alle esigenze quotidiane di cittadini e imprese.