San Vito punta sull’arte accessibile: al MUTAT un percorso creativo in vista del 2027
Cinque incontri tra autunno e inverno al museo tattile di Palazzo Altan: i partecipanti realizzeranno opere da esplorare con le mani.
San Vito al Tagliamento rafforza il suo ruolo nel cammino culturale che guarda a Pordenone 2027 con un progetto dedicato all’arte inclusiva. Al MUTAT, il museo tattile ospitato a Palazzo Altan, prende forma un laboratorio pensato per chi vuole sperimentare nuovi linguaggi espressivi e progettare opere accessibili anche attraverso il contatto diretto.
L’iniziativa si intitola “Il senso che non ti aspetti” e partirà domenica 18 ottobre. Il percorso prevede cinque appuntamenti distribuiti tra ottobre e dicembre 2026, con una formula mista: tre incontri in presenza negli spazi del museo e due momenti online.
Il progetto rientra tra i 41 selezionati dal Comune di Pordenone per accompagnare il territorio verso l’appuntamento con Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027. Per il Friuli occidentale, si tratta di un tassello che mette al centro partecipazione, accessibilità e coinvolgimento delle realtà locali.
Un laboratorio aperto anche a chi non ha esperienza artistica
La proposta si rivolge in modo particolare a studenti di scuole d’arte, accademie e università interessati ai temi della progettazione sensoriale, ma non esclude chi desidera avvicinarsi per la prima volta a questo ambito. Possono partecipare anche giovani e adulti senza una preparazione specifica.
L’obiettivo finale è arrivare alla creazione di una scultura oppure di un’installazione concepita per essere fruita con le mani, seguendo i criteri dell’Universal Design e della percezione tattile. Il MUTAT diventerà così un luogo di ideazione e produzione, con un accompagnamento passo dopo passo fino alla realizzazione dei lavori.
A guidare il percorso saranno Lorena Chiarcos, artista ed exhibition designer, e Sara Cigliuti, docente di lettere, educatrice e game designer. Il laboratorio nasce con la collaborazione di Erica Gaiatto, direttrice del museo, insieme alle volontarie della struttura.
La visione del museo e il lavoro dei volontari
Alla base dell’iniziativa c’è l’esperienza maturata dal MUTAT in questi anni attorno al tema dell’accessibilità culturale. Erica Gaiatto sottolinea come il laboratorio prenda spunto dal desiderio dei volontari di trasmettere alle nuove generazioni il significato del progetto del museo: avvicinare all’arte inclusiva attraverso il tatto e offrire un modo diverso di percepire spazio, tempo e relazione con gli altri.
Per San Vito è anche un riconoscimento al percorso costruito dalla realtà museale cittadina, sostenuta dall’impegno dell’associazione e di chi quotidianamente ne cura attività e sviluppo. Un lavoro che, nel quadro provinciale, trova ora una visibilità più ampia grazie al collegamento con il programma del 2027.
Le opere saranno esposte nel 2027
I lavori che nasceranno durante il laboratorio non resteranno solo un’esperienza formativa. Il programma prevede infatti una mostra temporanea al MUTAT tra gennaio e giugno 2027, periodo nel quale il pubblico potrà conoscere da vicino gli esiti del percorso creativo.
In occasione dell’inaugurazione sarà presentata anche una nuova scultura tattile firmata da Lorena Chiarcos, destinata a entrare nella collezione permanente del museo. Un ampliamento che conferma la vocazione del MUTAT come spazio dove l’arte viene pensata anche per essere toccata.
Il museo tattile di Palazzo Altan
Il MUTAT ha sede a Palazzo Altan ed è un luogo in cui le opere si esplorano non soltanto con lo sguardo. Il percorso comprende riproduzioni di dipinti celebri e sculture originali progettate per una fruizione tattile, in alcuni casi anche al buio.
Inaugurato nel 2025, il museo è un progetto di inclusione promosso e gestito dall’associazione Polaris Amici del Libro Parlato di San Vito al Tagliamento. L’ingresso è gratuito, ma è richiesta la prenotazione. Programma completo del laboratorio e modalità di iscrizione vengono diffusi attraverso i canali social di Polaris-MUTAT.
Per il territorio sanvitese, il laboratorio rappresenta così un’occasione concreta per legare formazione, partecipazione e cultura accessibile, inserendo una realtà locale in un percorso più ampio che coinvolge tutta l’area pordenonese.