San Vito, il MUTAT amplia la raccolta con tre nuove opere pensate per essere esplorate con le mani

Al museo tattile di San Vito al Tagliamento parte il percorso con tre artisti selezionati e due giornate formative a giugno 2026 dedicate alla scultura accessibile.

29 maggio 2026 04:37
San Vito, il MUTAT amplia la raccolta con tre nuove opere pensate per essere esplorate con le mani -
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Il Museo tattile MUTAT di San Vito al Tagliamento si prepara ad accogliere nuove sculture nate per essere vissute in modo diretto, non soltanto osservate. Il progetto, sostenuto da PromoTurismoFVG all’interno del programma regionale dedicato al turismo accessibile, porterà nella realtà culturale sanvitese tre artisti chiamati a confrontarsi con il tema dell’arte inclusiva.

L’iniziativa è curata dall’Associazione Culturale Polaris – Amici del Libro Parlato ODV, che gestisce il museo, e ha un obiettivo preciso: far crescere la collezione del MUTAT con lavori originali studiati per una fruizione multisensoriale, aperta anche a chi si avvicina all’opera attraverso il tatto.

Per San Vito si tratta di un nuovo tassello nel percorso che negli anni ha reso il MUTAT un punto di riferimento sul terreno dell’accessibilità culturale. Il progetto mette insieme ricerca artistica contemporanea e attenzione concreta ai diversi modi con cui il pubblico entra in relazione con le opere.

Chi sono gli artisti coinvolti

Dalla selezione condotta dal museo insieme alla curatrice e a figure esperte del settore sono emersi tre nomi provenienti dal Veneto: Giovanni Pinosio, di Mestre, già attivo da tempo nella scultura, e i più giovani Matilde Bellusci e Riccardo Barichella, entrambi padovani.

Le scelte, ha spiegato il museo, sono cadute su percorsi ritenuti in sintonia con il progetto per sensibilità verso i materiali e attenzione ai temi della percezione. Pinosio sviluppa un lavoro basato sul fil di ferro, costruendo forme in cui il pieno e il vuoto dialogano e l’immagine si definisce attraverso intrecci, aperture e linee essenziali.

Bellusci e Barichella arrivano invece dal concorso d’arte promosso da FLArte. Nelle loro ricerche compaiono materiali contemporanei come jesmonite, resina poliestere, polvere di marmo, fibra di vetro e legno, impiegati in opere che puntano anche su una forte presenza plastica.

Due giornate al museo per avviare il percorso

Il lavoro comincerà il 9 e 10 giugno 2026 nella sede del MUTAT, in via Antonio Altan 83/3, con una fase formativa pensata come base dell’intero progetto. Gli artisti parteciperanno a momenti teorici e laboratori pratici dedicati alla scultura tattile e alla progettazione inclusiva.

La formazione metterà i partecipanti a contatto diretto con le modalità di fruizione proprie del museo. Tra gli ospiti figurano due scultori non vedenti di rilievo internazionale, Felice Tagliaferri e Luigi Turati, chiamati a portare esperienza e metodo dentro il processo creativo.

Tagliaferri condurrà un laboratorio centrato sulla modellazione e sulla percezione non visiva dell’opera. Turati lavorerà invece sui passaggi con cui una forma può essere tradotta in chiave percettiva e accessibile, senza perdere forza espressiva.

Accessibilità come linguaggio dell’arte

Al centro dell’iniziativa c’è l’idea di Universal Design, cioè una progettazione pensata per essere fruibile dal maggior numero possibile di persone. Nel caso del MUTAT questo significa realizzare opere comprensibili attraverso più livelli sensoriali e adatte a pubblici diversi per età, abilità e modalità cognitive.

L’impostazione del progetto va oltre il semplice superamento delle barriere. La scultura, in questa prospettiva, diventa esperienza corporea, relazione e conoscenza, e chiede agli artisti di misurarsi con una responsabilità nuova: creare lavori accessibili senza rinunciare alla complessità della ricerca contemporanea.

Le nuove sculture entreranno nella collezione stabile

Al termine del percorso, ciascuno dei giovani artisti selezionati realizzerà un’opera originale destinata a essere acquisita dal museo e inserita nella raccolta permanente. Per il MUTAT è un modo concreto per rafforzare la propria identità di spazio culturale innovativo e inclusivo nel panorama del territorio pordenonese.

La curatrice Barbara Codogno sottolinea che il progetto nasce dalla volontà di mettere in relazione artisti e pubblico in una dimensione più profonda, dove l’opera possa essere davvero vissuta. La scultura tattile, osserva, non riduce il linguaggio artistico ma ne amplia le possibilità.

Sulla stessa linea la direttrice del museo Erica Gaiatto, che definisce “Sculture da toccare” un ulteriore passo nella costruzione di un museo capace di ripensare radicalmente l’esperienza dell’arte. La sfida affidata agli artisti, evidenzia, è quella di unire accessibilità e qualità della ricerca senza compromessi.

Il progetto si svolgerà interamente al Museo tattile MUTAT di San Vito al Tagliamento, sede che continua così a investire su un modello culturale in cui inclusione e sperimentazione procedono insieme.

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