Rosazzo al tramonto, il Vigne Museum accoglie la danza di Alessandra Cristiani
Nei Colli Orientali una tappa di Ephemera Festival: “Geynest under gore” andrà in scena il 20 giugno alle 21.10 con ingresso gratuito.
Nei Colli Orientali il teatro del paesaggio diventa parte stessa della scena. A Rosazzo, tra le vigne e l’architettura aperta del Vigne Museum, venerdì 20 giugno è attesa “Geynest under gore”, creazione di Alessandra Cristiani inserita nel programma di Ephemera Festival.
L’appuntamento è fissato alle 21.10, un orario scelto per lavorare sulla soglia della luce naturale nel giorno più lungo dell’anno. Il pubblico assisterà quindi a una performance costruita mentre il cielo cambia, senza affidarsi a una scenografia tradizionale.
La partecipazione è gratuita, mentre per l’organizzazione viene consigliata la prenotazione attraverso i canali del festival. La proposta porta nel territorio di Rosazzo un lavoro che intreccia danza, memoria e geografie di confine.
Il dialogo con il Vigne Museum e con il paesaggio di Rosazzo
Per questa tappa friulana, il progetto è stato ripensato in rapporto diretto con il luogo che lo ospita. Le curatrici di Ephemera Festival, Eleonora Cedaro e Rachele D’Osualdo, spiegano che la nuova versione è stata sviluppata insieme a Gianni Staropoli, autore del disegno luci originario, scegliendo di lasciare spazio alla luce del crepuscolo e alla struttura del museo.
Il Vigne Museum, nel territorio comunale di Manzano, sorge fra i vigneti storici di Rosazzo. L’opera, realizzata nel 2014 dall’architetto Yona Friedman con l’artista Jean Baptiste Decavèle per il centenario di Livio Felluga, offre una cornice essenziale e aperta, fatta di cerchi che si inseriscono nel paesaggio. È proprio su questa relazione tra corpo, architettura e campagna che si innesta l’intervento di Cristiani.
Un lavoro nato dalle ferite della Sarajevo del dopoguerra
La creazione affonda le sue radici in un viaggio compiuto dall’artista nella Sarajevo uscita dalla guerra balcanica. Da quell’esperienza è nata una ricerca che mette accanto la rovina storica e la dimensione personale, la memoria collettiva e ciò che il corpo trattiene.
Nel contesto di Rosazzo, a breve distanza dal confine orientale, questo materiale torna a parlare con particolare forza. La scelta del luogo aggiunge infatti un ulteriore livello di lettura, legato all’idea di frontiera e alle tracce che i conflitti lasciano nello spazio europeo.
Secondo il percorso raccontato dalla stessa artista, il lavoro si misura con un’inquietudine che tocca anche l’infanzia, il desiderio, ciò che resta incompiuto. La danza cerca così una forma umana sospesa tra ferita e immaginazione, tra ricordo e presente.
Il titolo, la musica e le informazioni per il pubblico
Anche il titolo ha una storia particolare. “Geynest under gore” era una frase trovata da Cristiani scritta a penna dentro la copertina di una cassetta ricevuta anni fa. Per molto tempo l’artista ne aveva attribuito un significato diverso, prima di scoprire, grazie alla studiosa Arianna Ghilardotti, il riferimento a un’espressione dell’inglese medievale presente in una poesia della fine del Duecento legata a Geoffrey Chaucer.
Da questo scarto di significati prende forma una tensione che attraversa l’intera performance: bellezza e lacerazione, sogno e perdita. Il lavoro si sviluppa attraverso tre nuclei corporei e introduce anche l’immagine di una donna con una veste fiorita, figura che sposta il conflitto in una dimensione più visionaria.
La parte sonora comprende musiche di Jed Whitaker, Caviar Spectator Trio e Claudio Moneta. I materiali musicali sono legati all’origine del progetto e agli incontri avuti da Cristiani con giovani musicisti nelle strade di Sarajevo negli anni successivi al conflitto.
Alessandra Cristiani collabora stabilmente con la compagnia Habillé d’eau diretta da Silvia Rampelli e nel 2018 ha ricevuto il Premio Ubu per la danza con “Euforia”. Ephemera Festival è ideato e curato da Eleonora Cedaro e Rachele D’Osualdo, prodotto dall’associazione culturale ETRARTE, con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, di Fondazione Friuli e di Fondazione Pietro Pittini.
Per il pubblico friulano sarà un’occasione rara per vedere un lavoro pensato in stretta connessione con un luogo simbolico del territorio, dove il paesaggio di Rosazzo non farà solo da sfondo ma diventerà parte attiva della visione scenica.