Riforma casa in Fvg, in Aula si allarga il fronte critico: «Più risorse e meno centralità alle Ater»
Nel confronto sul ddl 80 le minoranze chiedono correzioni su governance, inclusione abitativa e sostegno alla fascia di famiglie escluse dai canali tradizionali
La discussione sulla riforma regionale della casa entra in una fase decisiva e dal Consiglio del Friuli Venezia Giulia emerge un dissenso politico articolato. Nel mirino delle opposizioni c’è il ddl 80, giudicato ancora insufficiente per affrontare un disagio abitativo che, secondo i gruppi di minoranza, non riguarda più soltanto le situazioni di povertà estrema ma coinvolge una parte crescente di famiglie oggi fuori sia dall’edilizia pubblica sia dal mercato privato.
Nel dibattito in Aula, Pd, Patto per l’Autonomia-Civica Fvg e Alleanza Verdi e Sinistra hanno contestato alcuni assi della proposta: il ruolo assegnato alle Ater nella regia dei Tavoli territoriali, la consistenza delle risorse messe in campo, il peso degli adempimenti amministrativi e uno spazio ritenuto ancora troppo limitato per il Terzo settore e per gli strumenti sociali di accompagnamento all’abitare.
Il passaggio parlamentare regionale, quindi, non si concentra soltanto sulla gestione degli alloggi, ma sul modello complessivo con cui la Regione intende affrontare il tema casa nei prossimi anni.
La questione delle risorse e degli alloggi vuoti
Tra gli interventi più netti c’è stato quello di Massimo Mentil, relatore di minoranza del Pd, che ha richiamato l’attenzione su un dato ritenuto emblematico: in Friuli Venezia Giulia gli alloggi sfitti sarebbero circa 180mila, con percentuali molto elevate in alcuni Comuni. Per il consigliere, un numero di questa portata mostra quanto il problema non possa essere affrontato con misure limitate, ma richieda una strategia straordinaria sotto il profilo economico, normativo e organizzativo.
Secondo Mentil, il testo non offre ancora strumenti adeguati per intercettare quella parte di popolazione che fino a pochi anni fa riusciva a sostenere i costi dell’abitare e che oggi, invece, fatica a trovare soluzioni accessibili. La richiesta è quella di una presenza pubblica più forte nel settore residenziale, accompagnata da stanziamenti considerati all’altezza della situazione.
Per il Pd resta inoltre poco convincente la scelta di affidare alle Ater il coordinamento dei Tavoli territoriali, uno dei punti che più stanno dividendo il confronto politico in Consiglio.
Il nodo della governance e il ruolo del sociale
Sullo stesso terreno si è mossa Giulia Massolino di Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, che ha concentrato il suo intervento soprattutto sull’architettura della riforma. Il dubbio espresso riguarda la capacità effettiva delle Ater di guidare organismi che, per funzionare, avrebbero bisogno di competenze specifiche e di una rete stabile con i servizi presenti sui territori.
Massolino ha indicato una linea diversa: considerare il tema abitativo come parte delle politiche di welfare, dell’inclusione e anche delle strategie contro lo spopolamento. In questa impostazione, dovrebbero avere maggiore peso gli Ambiti territoriali sociali e le realtà del Terzo settore, insieme a formule più flessibili come co-housing e housing sociale.
La consigliera ha poi insistito su un altro aspetto, quello delle persone in condizioni di marginalità più grave, per le quali, a suo giudizio, servono risposte immediate e accessibili, senza alzare ulteriori barriere all’ingresso nei percorsi di sostegno.
La fascia grigia e il timore di nuove marginalità
Serena Pellegrino, per Alleanza Verdi e Sinistra, ha a sua volta criticato il percorso che ha portato il ddl in Aula, sostenendo che sarebbe stato utile un confronto più aperto sulle osservazioni arrivate dalla minoranza. Il suo intervento ha messo al centro la cosiddetta fascia grigia, cioè i nuclei che non rientrano nei parametri della povertà conclamata ma che non hanno comunque accesso né alla casa pubblica né a quella privata a prezzi sostenibili.
Pur riconoscendo alcuni elementi positivi, come i contributi per la stabilizzazione dei lavoratori in regione e il recupero degli appartamenti non assegnati, Pellegrino ha sottolineato che la partita vera riguarda la qualità dell’abitare e gli effetti sociali delle scelte future. In questa lettura, la politica della casa non può ridursi a una somma di contributi o a interventi d’emergenza, ma deve evitare che si consolidino isolamento e fragilità nei quartieri.
Da qui anche il richiamo a scongiurare la formazione di aree urbane segnate dalla concentrazione del disagio, oltre alla proposta di inserire criteri premianti nei bandi per accessibilità, abbattimento delle barriere architettoniche e sostenibilità ambientale.
I prossimi passaggi in Consiglio regionale
Il confronto sul ddl 80 proseguirà ora nell’Assemblea legislativa, dove i gruppi di opposizione annunciano modifiche al testo attraverso una serie di emendamenti. Il tentativo è correggere gli aspetti ritenuti più deboli prima del via libera finale.
La discussione, intanto, conferma che il tema casa resta uno dei dossier più sensibili per il Friuli Venezia Giulia: non solo per chi vive già una condizione di fragilità, ma anche per una quota crescente di cittadini che rischia di restare senza risposte adeguate in un mercato sempre più difficile.
Il passaggio in Aula dirà se la maggioranza sceglierà di accogliere almeno parte delle osservazioni arrivate dalle minoranze o se la riforma andrà avanti nel suo impianto attuale, con un confronto che appare destinato a restare centrale anche nelle prossime settimane.