Rifiuti in Friuli Venezia Giulia, differenziata oltre il 73%: restano divari tra Comuni e il nodo impianti
Il monitoraggio regionale sui dati Arpa 2024 conferma risultati sopra gli obiettivi, ma pesa la qualità dei conferimenti e in alcuni territori le percentuali restano basse.
La media regionale cresce e supera il traguardo fissato dal Piano, ma il quadro dei rifiuti in Friuli Venezia Giulia resta tutt'altro che uniforme. Dal monitoraggio ambientale 2025, costruito sui dati Arpa consolidati del 2024, emerge infatti una raccolta differenziata al 73,4%, accompagnata però da differenze marcate tra territori e da alcune questioni ancora aperte, a partire dalla qualità dei materiali raccolti e dalla disponibilità di impianti.
Il punto è stato affrontato in IV Commissione consiliare, dove l'assessore Fabio Scoccimarro ha presentato i risultati del primo monitoraggio del Piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani. La lettura fornita dalla Regione è quella di un sistema che nel complesso tiene, con il conferimento in discarica che rimane contenuto, ma che richiede interventi mirati nelle aree più in difficoltà.
Tra i dati che più colpiscono c'è la presenza di una ventina di Comuni ancora sotto la soglia del 65%. A incidere sulla media è anche il caso di Trieste, che per dimensioni e caratteristiche urbane resta il più delicato e si ferma al 48%.
Qualità della differenziata, il vero fronte aperto
Accanto alle percentuali, la Regione richiama un altro elemento decisivo: non basta raccogliere di più, bisogna raccogliere meglio. Nella relazione illustrata in Commissione è stato evidenziato come gli errori nei conferimenti continuino a compromettere il lavoro delle filiere di recupero e riciclo, riducendo l'efficacia complessiva del sistema.
Su questo versante Scoccimarro ha indicato come priorità sia la prevenzione dei rifiuti sia una separazione più corretta da parte delle utenze. Nella discussione è tornato più volte il tema dell'educazione ambientale, con un'attenzione particolare al ruolo della scuola e alla necessità di coinvolgere anche gli adulti con iniziative più capillari.
Laura Fasiolo e Furio Honsell hanno insistito proprio su questo aspetto, chiedendo percorsi informativi diffusi e adatti alle diverse realtà abitative del territorio. Honsell ha inoltre richiamato il diritto alla riparazione come strumento utile a ridurre la produzione di scarti e ha invitato a mantenere alta l'attenzione anche sulle condizioni di lavoro nel settore.
Trieste osservata speciale: in arrivo i cassonetti intelligenti
Una parte importante del confronto si è concentrata sul capoluogo giuliano. L'assessore ha ricordato che rispetto al 2020 ci sono stati passi avanti, ma ha anche illustrato le misure che dovrebbero sostenere un ulteriore miglioramento.
Tra queste c'è l'introduzione dei cassonetti intelligenti per il secco residuo, finanziati con risorse Pnrr. Il sistema prevede l'accesso tramite app e un limite di conferimento di 30 litri. Secondo le stime illustrate in Commissione, il nuovo modello potrebbe produrre un aumento della differenziata compreso tra il 3 e il 5% nella fase iniziale.
Un altro contributo atteso riguarda il centro di raccolta previsto nell'area dell'ex inceneritore di Giarrizzole, al quale viene associato un possibile incremento ulteriore del 5,5%. A queste misure si aggiungeranno campagne informative rivolte ai cittadini.
Le obiezioni politiche e i temi sollevati in Commissione
Serena Pellegrino ha espresso perplessità sull'effetto che il limite al secco residuo potrebbe avere sui comportamenti degli utenti, osservando il rischio di uno spostamento improprio di materiali nelle frazioni riciclabili. Ha inoltre collegato il tema della crescita della differenziata alla presenza dell'inceneritore. Una lettura che Scoccimarro ha respinto, escludendo la convenienza di simili pratiche anche sotto il profilo economico.
Dal Partito democratico sono arrivate richieste di approfondimento su più fronti. Nicola Conficoni ha chiesto di chiarire quanto l'aumento della percentuale regionale sia legato anche alla revisione dei criteri di calcolo e ha richiamato l'attenzione su riutilizzo, tessili, rifiuti domestici pericolosi, oli esausti, tariffa puntuale e recupero di pannolini, pannoloni e materiali da spazzamento.
Massimiliano Pozzo ha sottolineato come il monitoraggio abbia il merito di mostrare con trasparenza anche gli obiettivi non ancora raggiunti, indicando nei tessili, negli oli e nei rifiuti pericolosi alcuni dei settori sui quali serve un coinvolgimento più forte della popolazione.
Centri di raccolta, riuso e responsabilità delle utenze
Nel dibattito è entrato anche il tema dell'organizzazione locale dei servizi. Andrea Carli ha collegato la buona riuscita della raccolta alla responsabilizzazione diretta delle utenze, osservando che i contenitori individuali possono favorire comportamenti più corretti, purché i modelli siano compatibili con le specificità dei territori e con costi sostenibili per le famiglie.
Sui centri di riuso è stata chiesta una regia regionale più forte, così da distribuire meglio queste strutture sul territorio. Conficoni ha richiamato anche le difficoltà incontrate a Pordenone.
Scoccimarro ha riferito che negli ultimi cinque anni sono stati concessi 102 contributi per i centri di raccolta, per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro. La Regione sta inoltre lavorando a un adeguamento del regolamento per favorire la presenza dei centri di riuso all'interno dei centri di raccolta già esistenti. Per i tessili, ha aggiunto, tutti i Comuni dispongono ormai di almeno un punto di conferimento, mentre sugli oli alimentari esausti resta il problema di una parte delle raccolte che non viene contabilizzata perché gestita da soggetti terzi.
Impianti e autosufficienza, il dossier resta aperto
L'altro passaggio centrale riguarda la dotazione impiantistica del Friuli Venezia Giulia. Il monitoraggio segnala che per alcune frazioni provenienti dal trattamento dei rifiuti urbani la regione dipende ancora da strutture collocate fuori dai propri confini.
Carli ha chiesto quali esigenze concrete possano giustificare un nuovo termovalorizzatore, mentre Diego Moretti ha sollecitato maggiore chiarezza sull'ipotesi privata emersa in territorio udinese e sulla sua compatibilità con il fabbisogno indicato dalla pianificazione regionale.
La risposta dell'assessore è stata prudente: la pianificazione contempla la possibilità di un impianto da circa 100-120 mila tonnellate annue, ma al momento non esiste un progetto ufficiale sul quale la Regione possa esprimersi. Qualunque proposta futura, ha precisato, dovrà essere esaminata sulla base di costi e benefici. Intanto il monitoraggio sarà reso pubblico e sottoposto a un confronto con il territorio in vista dell'aggiornamento del Piano previsto nel 2027.