Ricerca a Udine, nuova pista contro la resistenza ai farmaci nei tumori con mutazione Kras

Il gruppo del Dipartimento di Medicina dell’Università di Udine ha individuato il ruolo di due enzimi nei tumori del pancreas e del colon. Depositata una domanda di brevetto.

22 ottobre 2026 10:45
Ricerca a Udine, nuova pista contro la resistenza ai farmaci nei tumori con mutazione Kras -
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Dal laboratorio dell’Università di Udine arriva un risultato che potrebbe rafforzare, in prospettiva, le cure contro alcune forme tumorali particolarmente difficili da trattare. Un team del Dipartimento di Medicina ha infatti messo a fuoco un meccanismo che aiuta le cellule malate a sfuggire all’azione delle terapie dirette contro Kras, bersaglio centrale nei tumori avanzati del pancreas e del colon.

Il punto individuato dai ricercatori friulani riguarda due enzimi, Padi1 e Padi3. Secondo quanto osservato nello studio, questi fattori biologici contribuiscono a sostenere la sopravvivenza delle cellule tumorali anche quando vengono colpite dai farmaci mirati, riducendo quindi l’effetto del trattamento.

La strada indicata dal gruppo udinese è quella di un doppio intervento: agire sull’oncogene Kras e, nello stesso tempo, bloccare il circuito cellulare collegato ai due enzimi. L’obiettivo, ancora in ambito sperimentale, è limitare la capacità del tumore di adattarsi alla terapia.

Il lavoro del team udinese

La ricerca è stata sviluppata nell’arco di cinque anni dal gruppo di Biochimica coordinato dal professor Eros Di Giorgio. I risultati sono stati ottenuti attraverso diversi sistemi sperimentali e sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Cell Reports.

Accanto al valore scientifico, il progetto ha già prodotto un passaggio concreto sul fronte della tutela dell’innovazione: è stata infatti presentata una domanda di brevetto con il supporto dell’Ateneo e del Dipartimento di Medicina.

Perché Kras resta un nodo decisivo

Kras è uno dei geni più studiati in oncologia perché, quando è alterato, può favorire crescita e proliferazione incontrollata delle cellule tumorali. Le sue mutazioni sono frequenti soprattutto in neoplasie aggressive come quelle pancreatiche e in diversi casi di tumore del colon in fase avanzata.

Negli ultimi anni la ricerca ha portato allo sviluppo di farmaci capaci di inibirne l’attività. Si tratta di una frontiera importante della medicina di precisione, ma i benefici osservati possono attenuarsi con il tempo proprio per la comparsa di fenomeni di resistenza. È da questo problema clinico che ha preso le mosse il lavoro portato avanti a Udine.

Che cosa fanno Padi1 e Padi3

Secondo quanto ricostruito dagli studiosi, Padi1 e Padi3 mettono in moto segnali che aiutano il tumore a restare vitale e a mantenere il proprio metabolismo anche sotto pressione farmacologica. In sostanza, offrono alle cellule cancerose una via per difendersi e continuare a sopravvivere.

Questa osservazione apre quindi a una possibile strategia combinata: non solo colpire il bersaglio principale, ma disattivare anche il supporto biologico che consente al tumore di adattarsi. Per i pazienti non si tratta ancora di una cura disponibile, ma di una direzione di studio ritenuta promettente nel contesto dei nuovi trattamenti anti Kras.

Finanziamenti, prospettive e prossimi passaggi

Lo studio è stato sostenuto dalla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e da Worldwide Cancer Research, organizzazione benefica scozzese impegnata nel finanziamento di progetti oncologici a livello internazionale. Un supporto che ha permesso di consolidare un’attività di ricerca lunga e complessa, maturata nel contesto universitario friulano.

La prospettiva applicativa richiederà però ancora tempo. Prima di arrivare a un eventuale utilizzo nei pazienti saranno necessari ulteriori passaggi preclinici, l’ottimizzazione dei composti e, solo in seguito, una possibile sperimentazione clinica. Il gruppo sta cercando investitori e partner industriali per accompagnare questa fase di sviluppo.

Oltre a Eros Di Giorgio, hanno preso parte al lavoro Francesca Agostini, Enrico Carlassara, Ylenia Cortolezzis, Francesca D’Este, Lavinia De Pino, Mariachiara Gani, Zahraa Othman, Raffaella Picco, Erna Tintor, Vanessa Tolotto, Luca Triboli, Valentina Rapozzi e Luigi Xodo. Proprio Xodo è indicato tra i pionieri delle terapie anti Kras in Friuli Venezia Giulia, a conferma del peso che questa ricerca può avere anche per il territorio.

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