Protezione civile in Friuli, nuovo quadro sulle responsabilità: ora si punta a riattivare i gruppi fermi

A Udine il confronto con sindaci, coordinatori e associazioni. Dopo la riforma nazionale, al centro ci sono linee guida, formazione e ripartenza del volontariato.

27 ottobre 2026 20:19
Protezione civile in Friuli, nuovo quadro sulle responsabilità: ora si punta a riattivare i gruppi fermi -
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Il nodo, per molti Comuni friulani, non è più soltanto normativo: adesso la questione diventa capire come rimettere in moto in modo stabile i gruppi di Protezione civile che dopo Preone avevano scelto di fermarsi. È da qui che è passato il confronto ospitato all'auditorium Comelli di Udine, con amministratori locali, coordinatori comunali e rappresentanti del volontariato.

Nel corso dell'incontro l'assessore regionale Riccardo Riccardi ha sostenuto che, dopo l'approvazione della nuova disciplina sulla responsabilità penale legata alle attività di Protezione civile, il sistema dispone di strumenti più solidi rispetto al passato. L'obiettivo indicato è trasformare questo passaggio legislativo in indicazioni concrete per chi opera sul territorio.

Alla riunione hanno preso parte i referenti dei gruppi comunali, i sindaci del Friuli Venezia Giulia e i rappresentanti di circa 80 associazioni, convenzionate e non convenzionate con il sistema regionale. Un confronto ampio, nato dalla necessità di dare una cornice più chiara a un'attività che nei territori resta essenziale soprattutto quando l'emergenza arriva senza preavviso.

Protezione civile, dopo la nuova norma il lavoro passa a linee guida e ripresa
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Il punto: far ripartire chi si è fermato

Uno dei passaggi più delicati ha riguardato proprio i gruppi che, dopo la tragedia di Preone, avevano sospeso il servizio. Riccardi ha invitato a valutare il nuovo scenario senza imporre scelte, ma ricordando che oggi il contesto giuridico è cambiato e può offrire maggiori garanzie a volontari e amministratori.

Nel suo intervento ha anche citato un segnale arrivato dal territorio friulano: una comunicazione ricevuta dal sindaco di San Daniele, che dopo l'approvazione della norma ha manifestato la possibilità di sbloccare la situazione nel proprio Comune. Un elemento letto come indicativo di un possibile cambio di clima, pur senza automatismi.

Per la Regione, il tema non riguarda solo i giorni di attività persi. La preoccupazione, emersa chiaramente, è che un prolungato stop di una parte del volontariato possa indebolire nel tempo la tenuta complessiva del sistema di Protezione civile, costruito negli anni anche grazie alla presenza capillare dei gruppi locali.

Cosa cambia con la nuova disciplina

Al centro del confronto c'è il disegno di legge 1779, approvato il 21 ottobre e in attesa di pubblicazione, che interviene nel Codice della Protezione civile sul fronte della responsabilità penale colposa. Il principio richiamato durante l'incontro è che le attività svolte in emergenza hanno caratteristiche particolari e richiedono una valutazione coerente con il contesto operativo.

La norma, è stato ribadito, non cancella le responsabilità né introduce una sorta di scudo generalizzato. Restano rilevanti condotte come negligenza, imprudenza o imperizia. Il nuovo impianto prevede però che la punibilità possa essere esclusa quando vengano seguite le linee guida nazionali oppure, se non ancora disponibili, le buone pratiche del settore, purché adeguate al caso concreto.

Per i volontari la disciplina stabilisce inoltre che la responsabilità sia limitata alla colpa grave. Per autorità e operatori del sistema, lo stesso criterio si applica quando i fatti siano collegati a misure urgenti adottate nella gestione dell'emergenza.

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Dal Friuli il confronto su sicurezza e tutele

Il percorso che ha portato a questo risultato nasce anche dal lavoro sviluppato in Friuli Venezia Giulia dopo quanto accaduto a Preone il 29 luglio 2023, quando un volontario comunale perse la vita durante un intervento su una strada forestale. Da quel momento il tema della sicurezza operativa e delle responsabilità è diventato centrale nel dibattito regionale e nazionale.

Prima ancora della nuova norma nazionale, la Regione aveva già introdotto misure di tutela sul piano legale ed economico: dalla copertura delle spese giudiziarie per volontari, sindaci e altri soggetti coinvolti in procedimenti legati alle attività di Protezione civile, fino a un sostegno integrativo rispetto alle assicurazioni per somme non coperte dalle polizze.

In questo quadro rientrano anche le modifiche intervenute sul decreto legislativo 81/2008, con una ridefinizione degli obblighi applicabili ai volontari in materia di formazione, informazione, addestramento, dispositivi di protezione e sorveglianza sanitaria. Un passaggio che, nelle intenzioni, doveva già rendere più chiari i confini tra attività volontaria e responsabilità operative.

Le prossime mosse: linee guida e formazione

Secondo quanto emerso a Udine, il lavoro non si considera concluso con il voto parlamentare. Il prossimo passaggio riguarda la definizione delle linee guida da parte del Dipartimento nazionale, ritenute indispensabili per tradurre la riforma in criteri applicabili nei diversi scenari di emergenza.

Accanto a questo, la Regione intende proseguire sul terreno delle buone pratiche, dei tavoli tecnici e del rafforzamento della formazione. L'idea è costruire un quadro operativo più leggibile per chi presta servizio, così da accompagnare la ripresa delle attività con strumenti, preparazione e tutele ritenute adeguate.

Nel corso dell'incontro è intervenuto anche il direttore centrale della Protezione civile regionale, Amedeo Aristei, che ha ripercorso le tappe del percorso seguito fin qui. Per il sistema friulano si apre ora una fase diversa: meno concentrata sull'emergenza normativa e più orientata a rimettere in piena efficienza una rete territoriale considerata decisiva per le comunità.

Protezione civile, dopo la nuova norma il lavoro passa a linee guida e ripresa
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Per i Comuni del Friuli, dove la Protezione civile rappresenta spesso il primo presidio nelle criticità locali, la sfida adesso è riportare fiducia tra volontari e amministrazioni. La legge offre un quadro nuovo, ma sarà la sua applicazione concreta a misurare se davvero potrà favorire il ritorno all'attività dei gruppi oggi ancora fermi.

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