Salute in Italia: progressi nella prevenzione ma persistono disuguaglianze territoriali e di genere

Il bilancio dello studio Lancet evidenzia miglioramenti complessivi, ma segnala forti differenze tra Nord e Sud e tra uomini e donne

23 aprile 2026 10:31
Salute in Italia: progressi nella prevenzione ma persistono disuguaglianze territoriali e di genere -
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TRIESTE - Un’analisi esaustiva pubblicata su Lancet Public Health ha esaminato l’impatto dei fattori di rischio sulla salute in Italia dal 1990 al 2023, sfruttando i dati del Global Burden of Disease Study 2023. Il lavoro rappresenta la prima valutazione completa del carico di malattia imputabile a tali fattori nel Paese.

Nel complesso, lo studio documenta una diminuzione dei problemi di salute associati a rischi noti, riflettendo una maggiore attenzione verso la prevenzione e l’adozione di stili di vita più salutari. Tuttavia, permangono marcate disuguaglianze tra regioni e tra i sessi, indicando che i progressi non hanno interessato uniformemente tutta la popolazione italiana.

I dati e i metodi della ricerca

Guidata dalla dottoressa Giulia Zamagni e dal dottor Lorenzo Monasta dell’Epidemiologia clinica e ricerca sui servizi sanitari dell’IRCCS Burlo Garofolo, la ricerca fa parte di una lunga collaborazione con il Global Burden of Disease (GBD), progetto internazionale che mappa le principali sfide sanitarie per migliorare i sistemi di cura e ridurre le disuguaglianze. Monasta coordina dal 2016 la rete italiana composta da oltre 180 ricercatori distribuiti in circa venti centri.

Le stime del GBD hanno permesso di ricostruire i trend dal 1990 al 2023 su scala nazionale e nelle cinque macroregioni italiane (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole). Il carico di malattia è stato misurato tramite gli anni di vita aggiustati per disabilità (DALYs), che combinano i decessi prematuri e gli anni vissuti con una salute compromessa.

La ricerca ha adottato due approcci complementari: i DALYs calcolati su tutta la popolazione mostrano il peso complessivo dei fattori di rischio nell’attuale struttura demografica, mentre quelli standardizzati per età escludono l’effetto dell’invecchiamento, facilitando il confronto tra territori e periodi diversi.

Disparità tra uomini e donne

Negli uomini, il fumo continua a rappresentare il principale rischio per la salute, anche se si registra una significativa riduzione negli ultimi decenni, meno evidente però nelle regioni meridionali e nelle isole. Questo riflette sia l’efficacia delle politiche antitabacco sia l’urgenza di potenziare interventi mirati a colmare le differenze regionali.

Per le donne, invece, emergono soprattutto i fattori metabolici: l’ipertensione è il principale rischio complessivo, mentre l’obesità, misurata attraverso l’indice di massa corporea elevato, emerge come primo rischio considerando i dati standardizzati per età. Questi risultati confermano la necessità di strategie di prevenzione calibrate per genere, viste le differenze nei comportamenti e nelle esposizioni ai fattori di rischio.

Ruolo delle condizioni socioeconomiche

Accanto alle disparità di genere, lo studio evidenzia l’effetto delle condizioni socioeconomiche sulla salute. In particolare, i fattori metabolici risultano più presenti nelle aree con maggiori svantaggi sociali, suggerendo che accesso a una dieta equilibrata, opportunità di attività fisica e qualità ambientale sono determinanti cruciali. Pertanto, la prevenzione non può limitarsi a scelte individuali, ma necessita di politiche strutturali che migliorino le condizioni di vita.

Per quanto riguarda i fattori comportamentali, la correlazione con il contesto socioeconomico è significativa per gli uomini, con una maggiore riduzione del fumo e di altri comportamenti a rischio nelle aree più sviluppate. Nelle donne, invece, questa relazione risulta meno evidente, probabilmente a causa di modelli storici di diffusione del fumo e del consumo di alcol diversi nelle classi sociali più agiate.

Impatto dei fattori ambientali

L’inquinamento da particolato rimane uno dei principali rischi ambientali, seppur in progressivo calo. Nel 1990 le regioni del Nord registravano valori molto più elevati, generando forti disparità territoriali che negli anni si sono ridotte fino a livelli comparabili tra macroaree. A differenza dei fattori comportamentali e metabolici, l’esposizione all’inquinamento non mostra legami con lo status socioeconomico, rappresentando un problema diffuso su tutto il territorio nazionale, la cui riduzione richiede interventi ambientali e energetici a grande scala.

Considerazioni finali

Gli autori sottolineano che, nonostante i progressi incoraggianti, persistono molte sfide. Il dato più rilevante resta l’ampio carico di malattia attribuibile a rischi in gran parte evitabili, specie quelli comportamentali e metabolici. Di conseguenza, esiste un significativo margine d’azione, sia potenziando la promozione di stili di vita sani, sia implementando politiche strutturali capaci di rendere più accessibili le scelte salutari per tutta la popolazione.

Questa analisi apre la strada a interventi mirati e differenziati per genere e territorio, fondamentali per ridurre le disuguaglianze e migliorare la salute complessiva degli italiani.

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