Processo Natisone, in aula il tempo dell’emergenza: ascoltate le chiamate dei tre ragazzi
Udienza delicata a Udine per la tragedia del 31 maggio 2024: al centro del confronto la gestione dei soccorsi e i minuti trascorsi prima dell’arrivo dei mezzi
Nel procedimento sulla morte di Patrizia Cormos, Bianca Doros e Cristian Molnar, il nodo che emerge con più forza è quello dei minuti trascorsi tra le prime richieste di aiuto e l’organizzazione dell’intervento. In tribunale a Udine l’udienza si è concentrata proprio su questo passaggio, con l’ascolto delle registrazioni e la ricostruzione dettagliata della sequenza dell’emergenza avvenuta sul Natisone il 31 maggio 2024.
Il materiale portato in aula ha riportato al centro dell’attenzione 41 minuti considerati decisivi. Le telefonate, le comunicazioni interne e i passaggi operativi sono stati esaminati uno dopo l’altro per chiarire come si sia mossa la macchina dei soccorsi in una fase in cui la situazione lungo il fiume stava precipitando.
Le registrazioni al centro dell’udienza
Tra i momenti più difficili c’è stato l’ascolto delle chiamate effettuate da Patrizia Cormos. Con il peggiorare delle condizioni, la sua voce sarebbe diventata via via più agitata. In una delle conversazioni ascoltate in aula, particolarmente lunga, la giovane sarebbe rimasta in attesa mentre in sottofondo continuavano a sentirsi le invocazioni d’aiuto del gruppo.
Non sono state esaminate soltanto le telefonate partite dai tre ragazzi. Nel dibattimento sono entrate anche le segnalazioni arrivate da altri cittadini e le comunicazioni di servizio riferite al personale impegnato nell’intervento già nell’area del Natisone. Un insieme di elementi che serve a ricostruire, minuto dopo minuto, il quadro di quel pomeriggio.
Il punto sui soccorsi e sull’elisoccorso
Uno dei fronti più discussi riguarda l’attivazione del supporto aereo. Nel processo, che vede imputati tre vigili del fuoco e un infermiere della Sores per omicidio colposo, l’attenzione si è soffermata anche sulle modalità con cui sarebbero avvenuti alcuni contatti per far partire l’elisoccorso.
Secondo quanto emerso in aula, è stato contestato il ricorso a una linea telefonica ordinaria invece del canale dedicato all’emergenza, quello che avrebbe permesso l’attivazione immediata del sistema alla base. Un dettaglio tecnico solo in apparenza secondario, perché da questo passaggio dipende una parte importante della valutazione sui tempi complessivi dell’intervento.
Nell’udienza si è parlato inoltre della partenza degli elicotteri dei vigili del fuoco e della Sores. Il confronto processuale ruota anche attorno a questo aspetto: capire se ci siano stati ritardi, come si siano concatenati i vari passaggi e quale incidenza possano aver avuto sull’esito finale della tragedia.
Una ricostruzione che pesa anche sul territorio
Per il Friuli, e in particolare per l’area segnata da quella vicenda, la fase dibattimentale rappresenta un passaggio molto sentito. La tragedia del Natisone ha lasciato un segno profondo e la ricostruzione emersa in aula continua a interrogare non solo la giustizia, ma anche l’organizzazione delle risposte in caso di emergenza in contesti ambientali complessi.
In tribunale erano presenti anche parenti e amici delle vittime, in un clima inevitabilmente carico di tensione. Il processo andrà avanti con il controesame delle difese, mentre le registrazioni ascoltate nell’ultima udienza restano uno dei punti più delicati dell’intero dibattimento, chiamato a chiarire che cosa accadde davvero in quei minuti lungo il fiume.