Pordenone ragiona già oltre il 2027: al Verdi il nodo è trasformare l’anno da Capitale in un progetto stabile
A Palazzo Montereale Mantica presentato uno studio sul rapporto tra città e Teatro Verdi. Al centro anche il dialogo tra cultura, imprese e nuove generazioni.
Il 2027, per Pordenone, non viene letto soltanto come un traguardo simbolico. Il confronto avviato dal Teatro Verdi punta piuttosto a capire che cosa potrà restare alla città dopo l’appuntamento con Capitale italiana della Cultura e quali strumenti servano per rendere duratura quella spinta.
A Palazzo Montereale Mantica si è tenuto l’incontro pubblico “Oltre Pordenone 2027”, costruito attorno a due direttrici: la presentazione di una ricerca dedicata al ruolo del Verdi nella comunità e una discussione più ampia sul rapporto tra produzione culturale, sistema economico e territorio.
Un passaggio che guarda al futuro della città
L’iniziativa si è svolta venerdì 6 novembre e ha messo insieme amministrazione, mondo culturale e rappresentanti dell’impresa. Ad aprire i lavori sono stati il presidente del Teatro Verdi Giovanni Lessio e il sindaco di Pordenone Alessandro Basso, entrambi intervenuti sul tema della continuità oltre l’anno da Capitale.
Nel loro ragionamento è emersa l’idea che il 2027 debba diventare una base su cui costruire relazioni più solide tra chi organizza cultura, chi governa la città e chi opera nel tessuto produttivo. In questo quadro, il coinvolgimento delle scuole e dei più giovani viene indicato come una delle condizioni decisive perché l’investimento abbia effetti reali nel tempo.
I dati della ricerca sul Teatro Verdi
Una parte centrale dell’appuntamento è stata riservata allo studio “Il Teatro Verdi: oltre il palcoscenico”, illustrato dai ricercatori di Community Research&Analysis Irene Lovato Menin ed Edoardo Cian. L’indagine è stata promossa per misurare la presenza del teatro nella vita cittadina e per raccogliere indicazioni utili sulle scelte dei prossimi anni.
I questionari compilati da 721 tra abbonati e spettatori restituiscono un rapporto molto stretto con il pubblico: il 99 per cento degli intervistati consiglierebbe l’esperienza del teatro, mentre oltre sei persone su dieci dichiarano di seguirlo da più di dieci anni. Un dato che segnala una fedeltà consolidata e un radicamento ormai riconoscibile nel panorama pordenonese.
Tra le indicazioni emerse dallo studio ci sono alcune priorità precise: mantenere una programmazione estiva e all’aperto, rafforzare il lavoro condiviso con le altre realtà culturali del territorio e aprire con maggiore decisione ai giovani. Sono linee che il Verdi considera utili per definire il proprio contributo nella fase successiva al 2027.
Il confronto con impresa e grandi esperienze culturali
Alla ricerca è seguita una tavola rotonda moderata da Paolo Possamai, direttore editoriale del Gruppo Nem-Nord Est Multimedial. Il panel ha messo a tema la possibilità di dare forma a un vero ecosistema culturale, capace di tenere insieme iniziativa pubblica, partecipazione civile e mondo produttivo.
Al dibattito hanno partecipato Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico, Rosanna Purchia, assessora alla Cultura del Comune di Torino, ed Evelina Christillin, presidente del Museo Egizio di Torino. Dal confronto è arrivato un invito a valorizzare ciò che sul territorio è già attivo, senza disperdere reti associative, competenze e progettualità costruite negli anni.
In particolare, l’esperienza torinese è stata richiamata come esempio di come un grande evento possa lasciare collaborazioni durature. Anche dal lavoro di ricerca, inoltre, emerge una disponibilità del sistema imprenditoriale a partecipare in modo più diretto alla progettazione culturale, non soltanto come sostegno esterno ma come interlocutore nella costruzione delle iniziative.
Per Pordenone il passaggio appare quindi già aperto: il tema non è solo organizzare bene l’anno della Capitale, ma decidere quale modello di città culturale si vuole consolidare dopo. Il confronto promosso dal Verdi va in questa direzione e prova a spostare la discussione dal singolo evento a una visione più lunga, con ricadute concrete per il territorio friulano.