Pinot Grigio, dal Friuli la spinta per regole Ue ad hoc sui vini low alcohol ottenuti in vigneto

La DOC Delle Venezie rilancia una distinzione netta rispetto ai prodotti dealcolati: in gioco mercato, identità produttiva e risposta al clima.

A cura di Web Team Web Team
15 giugno 2026 23:35
Pinot Grigio, dal Friuli la spinta per regole Ue ad hoc sui vini low alcohol ottenuti in vigneto -
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Per il Friuli, dove la filiera del Pinot Grigio ha un peso strutturale, la discussione aperta in sede europea non è un tema tecnico per addetti ai lavori. La richiesta avanzata dalla DOC Delle Venezie punta infatti a far riconoscere in modo separato i vini a bassa gradazione naturale, cioè quelli ottenuti attraverso scelte agronomiche in campagna, rispetto ai prodotti che riducono l’alcol con interventi successivi in cantina.

Il tema è stato rilanciato nel convegno “Il vino cambia: sfide ed opportunità. Il Pacchetto Vino e le sue prime applicazioni”, ospitato sabato 13 giugno 2026 alla Cantina di Quistello, nel Mantovano. Al centro del confronto, gli effetti del Regolamento Ue 2026/471 e le ricadute per una delle principali denominazioni del Nordest.

Nella tavola rotonda conclusiva, coordinata dal giornalista Giulio Somma, per il Consorzio sono intervenuti il presidente Luca Rigotti e il direttore Stefano Sequino. La linea espressa è chiara: serve un perimetro normativo che non metta sullo stesso piano prodotti nati in vigneto e vini sottoposti a dealcolazione o parziale dealcolazione.

Una questione che tocca da vicino anche il Friuli

Per le aziende friulane inserite nella DOC Delle Venezie, la distinzione non riguarda soltanto l’etichetta commerciale, ma il modo in cui viene riconosciuto il lavoro produttivo. Secondo il Consorzio, quando il minore contenuto alcolico deriva da tecniche colturali mirate, ci si trova davanti a un risultato diverso da quello ottenuto con procedure tecnologiche applicate dopo la vinificazione.

La denominazione, nata nel 2017, unisce Friuli Venezia Giulia, Veneto e Provincia autonoma di Trento. Dentro questa cornice il Friuli rappresenta una parte importante di una filiera ampia, costruita per dare forza e identità al Pinot Grigio del Nordest sui mercati internazionali.

Ricerca in corso e posizionamento sui mercati

Il Consorzio ha spiegato di aver avviato un ulteriore anno di sperimentazione per arrivare a un Pinot Grigio a bassa gradazione alcolica naturale. Sequino ha indicato questo percorso come strategico sotto il profilo competitivo, proprio perché consente di presidiare una fascia di mercato in crescita mantenendo un legame diretto con il vigneto e con la tipicità del prodotto.

Il segmento No and Low Alcohol viene osservato con attenzione per l’evoluzione dei consumi, la maggiore sensibilità verso la moderazione e l’interesse delle generazioni più giovani. Nel quadro richiamato dal Consorzio, gli Stati Uniti, primo mercato di riferimento della DOC Delle Venezie, mostrano prospettive di crescita stimate tra il 15% e il 18% nel periodo 2024-2028, con un giro d’affari atteso vicino ai 4-5 miliardi di dollari entro il 2028.

In questo scenario, per il sistema del Pinot Grigio del Nordest arrivare con una proposta riconoscibile e distinta potrebbe fare la differenza anche sul piano del valore aggiunto.

Il nodo climatico dietro la richiesta di regole distinte

La spinta a lavorare su vini con gradazione più contenuta non nasce soltanto dalla domanda del mercato. C’è anche un fattore produttivo che riguarda direttamente i territori vitati: l’aumento delle temperature e l’anticipo della maturazione delle uve tendono a far salire il potenziale alcolico.

Per questo, la ricerca su strumenti agronomici capaci di contenere il tenore alcolico senza compromettere equilibrio, qualità e profilo sensoriale viene considerata sempre più rilevante. Nella lettura del Consorzio, la bassa gradazione naturale può diventare una risposta concreta di adattamento ai cambiamenti climatici, salvaguardando identità varietale e caratteristiche territoriali.

I numeri della denominazione

La dimensione del tema si comprende anche dai dati della DOC Delle Venezie. La superficie produttiva arriva a 27.000 ettari, con 230 milioni di bottiglie, 6.141 viticultori, 575 aziende di vinificazione e 371 realtà di imbottigliamento.

Secondo i numeri diffusi dal Consorzio, la denominazione rappresenta l’85% del Pinot Grigio italiano e il 43% di quello mondiale. È per questo che il confronto aperto a Quistello va oltre il dibattito specialistico: per il Friuli e per l’intero Nordest può incidere sulle scelte future di una filiera centrale per economia agricola, export e posizionamento del vino sul mercato internazionale.

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