Pensione e caro vita, in Friuli cresce l’idea di cambiare città dopo il lavoro

Una ricerca di Sara Assicurazioni fotografa timori diffusi sul futuro previdenziale: il 47% prenderebbe in considerazione un trasferimento.

06 novembre 2026 11:53
Pensione e caro vita, in Friuli cresce l’idea di cambiare città dopo il lavoro -
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Il peso delle spese quotidiane entra sempre di più anche nei ragionamenti sul dopo-lavoro. In Friuli, quasi una persona su due immagina infatti di poter lasciare la propria zona o trasferirsi in un’altra parte d’Italia una volta arrivata alla pensione, soprattutto per trovare condizioni economiche più sostenibili.

Il dato emerge da una rilevazione dell’Osservatorio Sara Assicurazioni e indica un orientamento netto: il 47% dei friulani si dice disponibile a cambiare località nella fase della pensione. Dentro questa quota, il 27% lo farebbe soprattutto per ridurre il costo della vita, mentre il 21% lega l’eventuale scelta alla ricerca di una qualità della vita migliore.

Il nodo resta l’assegno futuro

Alla base di questa disponibilità a spostarsi c’è un’inquietudine molto ampia rispetto alla tenuta economica degli anni successivi al lavoro. Il 77% degli intervistati manifesta preoccupazione per il proprio futuro previdenziale, segno di una sfiducia diffusa sulla capacità della pensione di garantire stabilità.

Nonostante questo quadro, la pianificazione resta debole. Il 30% racconta di aver preso in esame alcune possibili soluzioni, senza però tradurle in scelte concrete. Ancora più alta la quota di chi non si è mai posto davvero il problema: il 40% ammette di non aver affrontato il tema.

Informazione scarsa e decisioni rinviate

Uno degli elementi che pesa maggiormente è la conoscenza limitata delle regole previdenziali. Solo il 15% dei friulani dichiara di seguire gli aggiornamenti sul fronte pensionistico. Il tema entra nelle conversazioni familiari, ma spesso senza gli strumenti necessari per capire come muoversi.

Non a caso il 26% riconosce di non sentirsi preparato a scegliere in modo consapevole. Per aumentare il livello di informazione, gli intervistati assegnano soprattutto alle istituzioni un ruolo centrale: lo pensa il 36% del campione. Più staccati banche e assicurazioni, indicate dal 14%, mentre la famiglia si ferma al 6%.

Come i friulani pensano di proteggere il domani

Tra gli strumenti presi in considerazione per rafforzare la situazione economica futura, i friulani guardano anzitutto ai fondi pensione, scelti dal 29%, e alle soluzioni assicurative dedicate alla previdenza e al risparmio, indicate dal 26%.

Seguono i conti deposito, citati dall’11% degli intervistati, mentre una parte più ridotta punta sugli investimenti nei mercati finanziari, fermi al 5%. Quando si valuta una forma di accantonamento, il criterio più importante resta la sicurezza, segnalata dal 35%, davanti ai benefici fiscali, al 24%, e alla prospettiva di rendimenti di lungo periodo superiori alla rivalutazione del TFR, al 18%.

Nel commentare i risultati, Emiliano De Salazar, Direttore Vita di Sara Vita, sottolinea la distanza ancora marcata tra la preoccupazione per la pensione e la capacità di trasformarla in decisioni effettive, richiamando la necessità di una cultura previdenziale più solida e di strumenti comprensibili per orientare le famiglie.

L’indagine è stata realizzata con metodologia CAWI dall’istituto di ricerca Nextplora su un campione rappresentativo della popolazione italiana per età, genere e area geografica. Per il Friuli, il quadro che ne esce racconta una regione in cui il tema pensione non è più solo un fatto personale, ma una questione che incrocia costo della vita, sicurezza economica e prospettive di permanenza sul territorio.

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