Parigi resta un mercato chiave per il Friuli: export oltre 1,2 miliardi e nuovi contatti tra imprese
Missione istituzionale in Francia per Fedriga: focus su manifattura, costo dell’energia e possibili occasioni di collaborazione economica.
La Francia si conferma uno dei partner commerciali più rilevanti per il Friuli Venezia Giulia, con vendite regionali oltreconfine che nel 2025 hanno raggiunto quota 1,296 miliardi di euro. Un risultato che rafforza il peso del mercato francese per le imprese del territorio e che accompagna la missione istituzionale in corso a Parigi del presidente Massimiliano Fedriga.
Nel capoluogo francese il governatore ha partecipato a un confronto all’ambasciata italiana con Fabrice La Saché, vicepresidente del Medef, l’organizzazione che rappresenta gli industriali francesi. Presente anche Ludovico Serra, ministro plenipotenziario e incaricato d’affari ad interim.
Dal colloquio è emersa la possibilità di costruire un appuntamento bilaterale tra il sistema produttivo del Friuli Venezia Giulia e quello francese, con l’obiettivo di mettere a fuoco nuovi spazi di crescita e relazioni economiche più strette tra i due contesti.
I settori friulani che spingono le vendite in Francia
L’andamento dell’export regionale verso la Francia segna un aumento del 2,2% su base annua. A sostenere il dato è soprattutto la manifattura, che rappresenta quasi per intero il valore delle esportazioni regionali verso Oltralpe e mantiene un ruolo dominante anche sul lato degli acquisti.
Tra i comparti più dinamici compaiono metalli e prodotti in metallo, arrivati a 234,3 milioni di euro, seguiti dagli apparecchi elettrici con 127,1 milioni. Buon passo anche per l’agroalimentare, che tocca i 108 milioni, e per gomma, plastica e minerali, a 104,7 milioni. La voce più consistente in termini assoluti resta quella delle altre attività manifatturiere, che si attesta a 276,9 milioni, mentre i macchinari mantengono un peso importante con 180,7 milioni, pur in lieve arretramento.
Importazioni in crescita e saldo ancora favorevole
Nel 2025 gli acquisti dal mercato francese verso il Friuli Venezia Giulia hanno raggiunto 498,5 milioni di euro, con una crescita del 20,2%. Nonostante questa accelerazione, il saldo commerciale regionale resta positivo.
Fra le categorie in maggiore aumento sul fronte delle importazioni si segnalano i prodotti agricoli, saliti a 38,4 milioni di euro. Incrementi rilevanti anche per legno e carta, apparecchi elettrici e prodotti alimentari, tutti comparti che mostrano un’intensificazione degli scambi tra la regione e la Francia.
Energia e investimenti al centro della missione
Nel confronto parigino è tornato anche il tema dell’energia, considerato strategico per la tenuta competitiva del sistema produttivo. La Regione guarda al rapporto con la Francia anche in questa chiave, valutando il peso che il quadro energetico può avere sui costi sostenuti dalle aziende del Friuli Venezia Giulia.
Accanto a questo dossier, l’attenzione è rivolta alle imprese del territorio già presenti sul mercato francese e alla possibilità di ampliare ulteriormente la loro presenza. La missione di questi giorni a Parigi si inserisce infatti in un percorso più ampio dedicato agli investimenti e alla promozione del sistema economico regionale.
Il confronto con il mondo economico e il ruolo delle Bcc
Secondo l’impostazione illustrata durante gli incontri, l’obiettivo è consolidare gli investimenti francesi già attivi in regione e creare condizioni più favorevoli per lo sviluppo delle aziende locali. Una linea che si collega anche alle iniziative internazionali avviate dal Friuli Venezia Giulia sul versante della ricerca, dell’innovazione e della cooperazione.
Dopo l’appuntamento con il Medef, Fedriga ha incontrato anche una delegazione delle Banche di credito cooperativo del Friuli Venezia Giulia, guidata dal presidente Luca Occhialini, presente a Parigi per una serie di appuntamenti con interlocutori del mondo economico e finanziario. Un passaggio che conferma come, per il sistema regionale, il rapporto con la Francia non riguardi solo l’export ma anche i canali del credito, degli investimenti e delle future alleanze industriali.